Bongiovanni e il ricordo Champions: "Chiesi di lasciare il palco in piazza"
“Avevamo montato un palco per una recita scolastica davanti al comune, in piazza Garibaldi. Avremmo dovuto smontarlo e poi rimontarlo per le celebrazioni del 25 aprile. Ho detto: lasciamolo lì, non si sa mai”
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Al bando la scaramanzia. Per Filippo Bongiovanni, quella Champions League 2016 non è soltanto un successo sportivo: è un momento identitario per un’intera comunità. E una intuizione. “Lasciate lì il palco, non smontatelo, che non si sa mai”.
Il sindaco riavvolge il nastro e torna a quei giorni di aprile. “Li ricordo benissimo, come se fosse ieri. Ero a Montichiari a tifare per la Pomì”. Due partite che, nel risultato, furono nette, ma che alla vigilia non offrivano certezze: “Non era così scontato, arrivavano le migliori squadre del mondo. Pensavi che ci fosse qualcuno più attrezzato”.
E invece no. “È stato un trionfo su tutta la linea”, dice, con ancora nelle parole l’eco di quell’incredulità. Una squadra capace di ribaltare ogni pronostico e di portare Casalmaggiore al centro del mondo. “Se ne parlava ovunque, anche a livello nazionale. Era una soddisfazione incredibile vedere il nome della città dappertutto”.
Ma il racconto del sindaco si intreccia soprattutto con ciò che accadde fuori dal campo. Con un’intuizione, si diceva, per nulla scaramantica, nei giorni precedenti alla finale. “Avevamo montato un palco per una recita scolastica davanti al comune, in piazza Garibaldi. Avremmo dovuto smontarlo e poi rimontarlo per le celebrazioni del 25 aprile. Ho detto: lasciamolo lì, non si sa mai”. Una scelta che si rivelerà azzeccata. “Ci piaceva invertire rispetto all’anno prima, quando si vinse lo Scudetto: grande festa subito a Casalmaggiore e poi eventualmente a Cremona in seconda battuta. E così fu”.
Quando arriva la vittoria, la macchina organizzativa era già pronta. “Non è un problema, riusciamo a chiudere la piazza”, aveva assicurato Bongiovanni, dopo un colloquio rapido coi dirigenti. L’annuncio partì direttamente da Montichiari: si festeggia a casa. “Qualcuno pensava a Cremona, un bis dell’anno prima, ma poi si è deciso di venire a Casalmaggiore”.
E la risposta del pubblico andò oltre ogni aspettativa. “La gente non ha avuto problemi a spostarsi, ricordo amici arrivati anche da Fidenza. Quando c’è da festeggiare, le distanze non contano”. Dentro quel risultato c’è anche il lato più umano di quella squadra. “Erano campionesse, ma vivevano la città”, sottolinea Bongiovanni. “Le incontravi nei locali, per esempio da Serafino alla pasticceria Svizzera, dove c’erano vere e proprie riunioni di squadra, o alla Tana del Luppolo, c’era uno spirito di unione incredibile. Ricordo che quella sera fecero tardi, due giorni dopo c’erano i playoff, ma Barbolini spiegò anche al sottoscritto e ad altri che non sarebbe servito mandarle a casa, perché con tutta quell’adrenalina non avrebbero dormito. Tanto valeva godersi quella notte magica”. E poi il riferimento al capitano, Valentina Tirozzi: “Una persona intelligente, una leader vera, ma sempre alla portata di tutti”.
Tornando al campo, il sindaco ricorda anche la notte tra semifinale e finale. Dopo il netto 3-0 contro la Dinamo Kazan, qualcosa era cambiato. “La sensazione c’era: non dovevamo più avere paura di nessuno. Anche perché l’altra semifinale, il derby turco, era stata più equilibrata, lasciando intravedere una finale alla pari”.
E poi c’è un aneddoto che racconta meglio di tanti altri l’impatto di quella vittoria. “Qualche giorno dopo mi chiamò un nonno dalla Sicilia”, ricorda sorridendo. “Aveva visto la finale in tv e voleva portare la nipote a Casalmaggiore, per vedere la città e conoscere le giocatrici”. Un sogno che però si scontrò con la realtà: “La squadra si era già sciolta, non c’era più nessuno”.
Ma proprio quell’episodio dice tutto. “In quei giorni arrivavano complimenti da tutta Italia, addirittura telefonate per venire qui”. Un’ondata di entusiasmo che ha travolto una comunità intera.