Cronaca

La memoria come impegno: il 25 Aprile a Piadena Drizzona

Celebrazioni partecipate a Piadena Drizzona per l’81° anniversario della Liberazione. Momento centrale la lettura della lettera del partigiano Giovanni Battista Vighenzi da parte del sindaco Federica Ferrari

Autorità civili e militari, associazioni e cittadini per la messa del 25 aprile a Santa Maria

La lettura di una lettera scritta dal partigiano Giovanni Battista Vighenzi tra i momenti di maggior coinvolgimento delle celebrazioni del 25 Aprile a Piadena Drizzona. Una giornata partecipata, quella per ricordare l’81esimo anniversario della Liberazione, che si sono svolte con la consueta visita ai cimiteri del paese, dopo aver deposto i fiori alla lapide commemorativa dei caduti posta all’interno del palazzo comunale.

Il primo cimitero visitato è stato quello di Piadena, seguito dal cimitero del Vho, dove il corteo si è fermato per un momento di ricordo anche dei volontari della Protezione Civile prematuramente scomparsi e lì sepolti. Si è proseguito con la visita alla croce che ricorda a Sant’Antonio il luogo in cui il piadenese Aristodemo Orlandi, il 26 Aprile 1945 venne fucilato dai soldati tedeschi in fuga.

A seguire è stata celebrata la Santa Messa in Santa Maria, al termine della quale il corteo, preceduto dal Complesso Bandistico Cannetese, si è recato ai giardini pubblici di Via Cavallotti, presso il monumento ai Caduti di tutte le guerre. Durante il discorso il Sindaco Federica Ferrari ha dato lettura della lettera del partigiano Giovanni Battista Vighenzi, fucilato il 27 Aprile 1945 nell’eccidio di Rodengo Saiano, ed ha tratto spunto dalla lettera per ricordare il valore della memoria, intesa non come atto passivo, ma come dovere morale e concreto.

Il corteo a Piadena

“La parola chiave del 25 aprile deve essere custodire, non essere spettatori della storia ma diventarne attori, promotori di quei valori per i quali Vighenzi ha dato la vita. Come lui appunto Aristodemo Orlandi, ma anche Gaetano Guercé, ucciso a Piadena dalle brigate nere l’11 luglio 1944, Andrea Lazzari, ucciso da militari tedeschi a Castelfranco il 24 aprile 1945. Il suo corpo venne gettato in un pozzo e fatto esplodere con bombe a mano, Adriano Capelli, fucilato a Cefalonia, Ettore Favagrossa, artigliere ed internato militare, morto nel dicembre 1943, a 32 anni, nel lager nazista di Lamsdorf, in Polonia, le cui spoglie, dopo lunga ricerca, sono rientrate a Piadena Drizzona lo scorso ottobre.

Con loro vanno ricordati tutti i figli di Piadena Drizzona che hanno perso la vita per poter garantire a noi di festeggiare 81 anni di libertà. A loro dobbiamo l’impegno continuo a difendere la memoria di cosa abbia significato il 25 aprile 1945 per la storia dell’Italia. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella, “la memoria è un vaccino contro l’indifferenza ma un vaccino funziona solo se agisce, se circola nel corpo”. Per questo non dobbiamo pensare che certi episodi siano parte del passato, sarebbe profondamente sbagliato”.

La cerimonia si è conclusa con la deposizione delle corone di alloro presso i monumenti ai Caduti a Drizzona e a Castelfranco.

L’intervento del sindaco Federica Ferrari

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