Cultura e spettacoli

Acquanegra, mentre il ponte resta chiuso c’è chi scommette sul territorio: riapre l’osteria

Dopo aver scoperto di essere allergico ad alcuni medicinali, Lotti ha scelto di avvicinarsi sempre di più al mondo delle erbe e dei prodotti naturali, un approccio che oggi si riflette anche nei piatti che propone

L'osteria al ponte riapre con chef Roberto Lotti (foto Alessandro Osti)

Mentre la chiusura del ponte tra Calvatone e Acquanegra sul Chiese continua a pesare sul territorio e sulle attività economiche, c’è chi ha deciso di andare controcorrente. Dopo cinque attività costrette ad abbassare la serranda e con una sesta chiusura ormai annunciata, arriva infatti un segnale di fiducia: la riapertura di un’osteria sulla sponda mantovana.

A raccogliere la sfida è lo chef Roberto Lotti, originario di Desenzano del Garda e già conosciuto per il successo dell’Osteria De Milsanel di Leno, locale dove propone la tradizione gastronomica bresciana. Questa volta, però, la scelta è caduta su Acquanegra sul Chiese, un territorio che lo ha conquistato per la sua posizione tra le province di Mantova, Cremona e Brescia e per il forte legame con il fiume Oglio.

«Il posto è meraviglioso perché è vicino al fiume – racconta Lotti – e c’è un grande potenziale. Anche domenica sera ho avuto a cena quattro francesi e due tedeschi. Il territorio offre tantissimo: c’è il parco, ci sono le aziende agricole, produttori di grande qualità e tante eccellenze che voglio valorizzare nel mio menù, che guarda anche molto al biologico».

Lo chef guarda infatti alle materie prime locali come elemento distintivo della sua proposta culinaria. Dalle produzioni orticole ai prodotti tipici del territorio, l’obiettivo è costruire una cucina che racconti l’identità della zona e che trasformi il ristorante in un punto di riferimento non solo gastronomico, ma anche umano. «Il locale deve essere una famiglia, una famiglia della tradizione. È questo lo spirito che voglio portare ad Acquanegra».

Dietro alla sua filosofia di cucina c’è anche una storia personale. Dopo aver scoperto di essere allergico ad alcuni medicinali, Lotti ha scelto di avvicinarsi sempre di più al mondo delle erbe e dei prodotti naturali, un approccio che oggi si riflette anche nei piatti che propone.

La chiusura del ponte, assicura lo chef, non rappresenta un ostacolo insormontabile. «Il ponte non è un problema. La gente viene per la mia cucina, viene per Roberto Lotti. Deve sapere che qui trova qualità e tradizione».

In un territorio che da mesi fa i conti con le conseguenze dell’interruzione del collegamento tra le due sponde del Chiese, l’apertura dell’osteria rappresenta così un piccolo ma significativo segnale di rinascita. Un investimento coraggioso, fondato sulla convinzione che la qualità, la valorizzazione del territorio e l’accoglienza possano attirare clienti anche in un momento tutt’altro che semplice, in attesa che il ponte torni finalmente percorribile.

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