Cronaca

Crisi idrica, Provincia e Comuni chiedono lo stato di emergenza regionale

Il presidente Roberto Mariani illustra la richiesta alla Regione, condivisa da amministratori e agricoltori, alla luce della situazione delle riserve idriche e delle possibili ricadute sul territorio

Il fiume Po a Casalmaggiore

“Come Amministrazione provinciale e Comuni del territorio chiediamo alla Giunta regionale lo stato di emergenza di rilievo regionale per la crisi idrica che sta interessando il territorio lombardo”. Lo afferma il presidente della Provincia di Cremona Roberto Mariani. Al centro della richiesta c’è la situazione di criticità della risorsa idrica, che sta interessando il territorio lombardo e preoccupa amministrazioni locali e mondo agricolo.

Il documento è stato inviato al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e agli assessori regionali Massimo Sertori, con delega agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche e Utilizzo della risorsa idrica, e Alessandro Beduschi, assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste.

Le preoccupazioni espresse da Mariani sulla situazione di siccità sono condivise dal presidente della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi Cesare Soldi e da numerosi amministratori del territorio: Filippo Bongiovanni (Casalmaggiore), Andrea Virgilio (Cremona), Sebastiano Baroni (Crotta d’Adda), Michel Marchi (Gerre de’ Caprioli), Stefano Belli Franzini (Gussola), Alessandro Gozzi (Martignana Po), Antonietta Premoli (Motta Baluffi), Stefano Guastalla (Pieve d’Olmi), Simone Cadenazzi (San Daniele Po), Roberto Lazzari (Spinadesco), Roberto Mariani (Stagno Lombardo) e Alessandro Farina (Torricella del Pizzo).

Particolare attenzione è rivolta alle possibili conseguenze della crisi idrica sui Comuni e sui territori affacciati sul Po e sui suoi affluenti, con ricadute non solo sull’agricoltura, ma anche sulle attività ricettive e turistiche e sul patrimonio ambientale. “Per i Comuni ed i territori che affacciano direttamente sul fiume Po o sugli affluenti – evidenzia Mariani – il rischio di una prolungata siccità potrebbe causare danni alle strutture ricettive e turistiche, come ad esempio attracchi, pontili o imbarcazioni, ora appoggiate sui fondali in posizioni talvolta non tipiche ed ideali. Le aree boscate a maturazione in assenza di apporti idrici garantiti dalle fluttuazioni idrometriche patiscono le alte temperature, per non parlare delle nuove piantumazioni garantite dai vari progetti, anche legati al PNRR, il cui attecchimento è strettamente legato al bisogno di acqua”.

Mariani richiama quindi anche le ragioni alla base della richiesta dello stato di emergenza regionale, fattore che “costituisce il presupposto amministrativo necessario per l’adozione delle ordinanze del presidente della Regione, per l’attivazione delle misure straordinarie di Protezione civile e per l’avvio delle procedure finalizzate all’utilizzo delle risorse disponibili per la gestione dell’emergenza e il sostegno ai territori colpiti”.

“Secondo Arpa Lombardia, su scala regionale il deficit delle riserve idriche sarebbe più del 40% rispetto alla media del periodo”. Un contesto di criticità in cui il Po è “osservato speciale”.

Legambiente Lombardia ha giudicato tardivo l’intervento delle istituzioni. Il riferimento è al tavolo regionale per l’utilizzo della risorsa idrica svoltosi giovedì 16 luglio a Palazzo Lombardia. “I problemi per la stagione irrigua – hanno spiegato i tecnici – erano chiari già a inizio marzo. Mentre negli ultimi vent’anni il dato dell’equivalente idrico della neve al 1° marzo è stato in media di 2,3 miliardi di metri cubi di acqua, nel 2026 il volume in questione risultava inferiore a 1,3 miliardi di metri cubi. A peggiorare la situazione ci si è messo anche l’aumento delle temperature primaverili, che ha fatto sì che le nevi risultassero quasi esaurite a fine maggio, contro un dato, basato sulla media ventennale, che colloca la data di fine disgelo alla prima settimana di luglio. In pratica è come se, dal punto di vista della disponibilità di risorsa idrica, l’estate fosse iniziata un mese e mezzo prima”.

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