Cultura e spettacoli

Sagra di Fossa, l’ennesima lezione sul valore del gioco (e qualche dettaglio su chi ha vinto)

È stato questo uno dei significati più forti della 26esima edizione della Sagra di Fossa, che ha avuto nei giochi tradizionali i suoi momenti più attesi, trasformando la competizione in un’occasione di incontro e condivisione

Non solo Sburla la Roda: in foto i vincitori dei tornei di Invido e di Battichiodo (video Alessandro Osti)
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Il gioco come filo conduttore, capace di unire generazioni, territori e persone diverse. È stato questo uno dei significati più forti della 26esima edizione della Sagra di Fossa, che ha avuto nei giochi tradizionali i suoi momenti più attesi, trasformando la competizione in un’occasione di incontro e condivisione.

A prendersi il titolo di campione d’Italia di Sburla la Roda è stata Bellaguarda, capace di fermare il cronometro sul tempo di 32 secondi. Secondo posto per Cappella, in 34 secondi, mentre sul terzo gradino del podio è salita Casalmaggiore, rappresentata dalla macelleria Pagliarini, con 40 secondi. Tra i protagonisti anche una squadra tutta al femminile di Casalmaggiore, riuscita a conquistare un posto in finale. Non ha invece potuto partecipare l’attesa formazione siciliana, fermata da problemi di lavoro, ma la sua presenza nelle fasi precedenti ha comunque confermato quanto ormai la manifestazione abbia superato i confini locali.

E se lo Sburla ha dato alla Sagra una dimensione ormai nazionale, il palio di Fossacaprara ha riportato la sfida alle sue origini, con una riedizione in chiave goliardica del gioco dal quale tutto è partito. A vincere è stata proprio Caprara.

Sin qui il già noto, ma possiamo analizzare anche altre gare. Non è mancato il Battichiodo, altra sfida immancabile della manifestazione, dove vince chi infila più chiodi con tre martellate ravvicinate. Per la terza volta a imporsi è stato Zeno Ferrari di Piadena, che in finale ha superato un altro pluricampione, Alberto Savazzi di Viadana, battuto per pochi millimetri.

Spazio anche all’Invido, gioco di carte della tradizione del territorio compreso tra Casalmaggiore e Sabbioneta, entrato ormai a pieno titolo nel programma della Sagra. Al torneo, disputato tra 16 coppie, hanno vinto Stefano Gelati e Massimiliano Bottoli, davanti a Vincenzo De Salvo e Roberto Rizzi.

Dietro le gare, però, c’è un significato che va ben oltre il risultato. Lo sottolinea Damiano Chiarini dell’associazione Oltrefossa, spiegando perché il gioco sia diventato uno degli elementi centrali della manifestazione: «Il gioco crea relazione tra le persone ed è intergenerazionale, non ha età e quindi aiuta la partecipazione. Insegna il rispetto delle regole e non fa distinzione di classi sociali: si gioca tutti. Il gioco ricrea l’idea di comunità e permette di stare assieme».

È proprio questa la filosofia che accompagna una Sagra capace di mettere insieme tradizione e nuove proposte: giochi antichi, buon cibo, cortometraggi animati per bambini, concerti e momenti di confronto. Una vera comunità di pratica e di gioco, dove ogni nuova tradizione può trovare spazio senza cancellare quelle esistenti, tanto che pure l’Invido potrebbe presto iscriversi al club.

A chiudere la 26esima edizione è stato infine un omaggio a Francesco Guccini, sulle note di Dio è morto. Un ultimo momento collettivo per una festa che, ancora una volta, ha dimostrato come dietro un gioco possano esserci molto più di una gara e di un vincitore: ci sono relazioni, memoria e soprattutto un’idea di comunità.

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