Cultura e spettacoli

Recorfano rinnova il voto a San Rocco: il Vescovo presiede Vespro e processione

La celebrazione ha chiuso una tre giorni iniziata venerdì 14 agosto nella piccola chiesa di Recorfano con un concerto per organo e soprano, accompagnato da racconti agiografici dedicati a San Rocco

Un momento della tre giorni a Voltido
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Una serata di fede e partecipazione ha concluso domenica scorsa la tre giorni dedicata a San Rocco a Recorfano. Alle 21 il Vescovo ha presieduto per la prima volta il canto solenne del Vespro, al quale è seguita la tradizionale processione con la statua del Santo per le vie della frazione.

Numerosi i fedeli che hanno partecipato alla celebrazione, stringendosi attorno al Vescovo nel rinnovare il voto di protezione a San Rocco. Un momento particolarmente significativo per la comunità, che ha voluto ringraziare il Vescovo per l’attenzione riservata a una realtà piccola, come sottolineato dallo stesso presule nel saluto rivolto ai presenti.

Al termine del Vespro, la processione ha attraversato le vie di Recorfano accompagnata dalla banda musicale di Canneto sull’Oglio, che ha eseguito brani sacri intervallati dalle riflessioni spirituali di don Luca, moderatore dell’Unità Pastorale monsignor Barosi. Presenti anche don Gianpaolo Mauri, coadiutore dell’Unità pastorale, e il segretario del Vescovo.

Al rientro nella piazzetta antistante l’Oratorio, la comunità ha consegnato al Vescovo un’opera stilizzata raffigurante il simbolo della croce, realizzata da un artista locale di Recorfano. La serata si è conclusa con un momento conviviale, con panini e torte offerti ai partecipanti.

La celebrazione ha chiuso una tre giorni iniziata venerdì 14 agosto nella piccola chiesa di Recorfano con un concerto per organo e soprano, accompagnato da racconti agiografici dedicati a San Rocco. In apertura, il sindaco aveva illustrato le motivazioni storiche alla base della festa e del voto della comunità.

Sabato sera, invece, la piazzetta si è riempita in occasione dell’apericena gratuito, con risotto e la tradizionale spalla cotta preparati dall’Antica Trattoria Gianna. Una festa che ha richiamato numerosi ospiti anche dai paesi vicini e che ha rappresentato soprattutto un momento di condivisione per la comunità.

Il voto a San Rocco

La devozione a San Rocco affonda le proprie radici nella storia di Recorfano. L’Oratorio dell’Annunciazione risale alla metà del Quattrocento, periodo al quale appartiene anche la chiesa di Caruberto. Gli affreschi che decoravano l’area dell’abside furono purtroppo rimossi nel 1926, come documentato dalla visita pastorale del 1929. Restano tuttavia due affreschi raffiguranti la Madonna con il Bambino, realizzati con colori naturali.

La storia del voto a San Rocco è legata a un’epidemia di colera che colpì il territorio nel 1855. All’epoca erano presenti quattro Comuni: Recorfano, con Cascina de’ Grossi, Voltido, Colombarolo e Breda Guazzona con Gattarolo e Cappellino.

Tra la fine di luglio e l’inizio di settembre l’epidemia provocò numerose vittime: 15 a Voltido, 19 a Recorfano e 7 a Colombarolo. Di fronte al flagello, la comunità di Recorfano fece voto a San Rocco e, d’accordo con il parroco don Giacomo Cavana, lo elesse proprio Santo protettore.

Da allora il voto è stato mantenuto e la tradizione non si è mai interrotta. San Rocco, considerato il santo della carità e tradizionalmente invocato contro le epidemie e i flagelli che colpiscono l’umanità, continua così a rappresentare un punto di riferimento per la comunità.

La memoria dell’epidemia è rimasta anche negli archivi: fino al 1867, anno della fusione di Recorfano con Voltido, il sindaco doveva rilasciare certificazioni che attestassero l’assenza di colera per gli abitanti che dovevano spostarsi, ad esempio per raggiungere Cremona e vendere stracci.

Proprio alle vittime dell’epidemia del 1855 e, più in generale, a tutte le persone morte nel corso dei secoli a causa di incuria o violenza, è stato dedicato il concerto del 14 agosto.

La figura di San Rocco, infine, è strettamente legata alla cura dei malati e alla solidarietà verso gli ultimi. Nato a Montpellier intorno al 1345, secondo la tradizione si ammalò di peste durante il viaggio verso Roma, riuscendo a guarire dopo essersi ritirato in una grotta. La leggenda racconta che un cane gli portasse ogni giorno del pane. Al ritorno da Roma, dove aveva trascorso alcuni anni, venne scambiato per un brigante e incarcerato a Piacenza, dove morì intorno al 1376, poco più che trentenne. La sua dedizione ai malati e ai più bisognosi, unita all’esperienza personale della malattia, contribuì alla sua venerazione come protettore contro le epidemie.

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