Partire, tornare e scegliere di restare: la storia di Marcello Volpi
Sindaco più giovane della provincia di Cremona, ha rinunciato ad una potenziale carriera diplomatica per dedicarsi anima e cuore alla "sua" Torre de' Picenardi
È il sindaco più giovane della provincia di Cremona, con alle spalle una storia ricca di esperienze, partenze e – soprattutto – ritorni.
Marcello Volpi, 31 anni compiuti da poco, è alla guida dal giugno 2024 del Comune di Torre de’ Picenardi, dove è stato eletto per la prima volta quando di anni ne aveva solo 28.
In pochi sanno però che, seppur giovanissimo, ha già compiuto una scelta di vita radicale: rinunciare a una potenziale carriera diplomatica per dedicarsi anima e cuore al suo territorio.
Dopo la laurea triennale in Filosofia a Venezia, Volpi si iscrive al corso magistrale in Diplomazia e cooperazione internazionale all’Università di Trieste, sede di Gorizia.
Da lì, nel 2018, approda a Roma per uno stage al Ministero degli Esteri.
“Ho avuto la fortuna di poter viaggiare e conoscere il mondo, sostenuto dai sacrifici della mia famiglia – racconta Volpi -. Grazie a un tirocinio universitario ho vissuto e lavorato a Roma, al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale: un’esperienza incredibile. Avevo vinto una borsa di studio importante che mi permetteva di pagare l’affitto e vivere in città autonomamente. Per una fortunata coincidenza ho trovato sistemazione a casa di due pensionati che avevano appena visto il figlio uscire di casa: era la prima volta che affittavano la sua camera. Io sono diventato il loro nipotino torrigiano e loro per me dei veri e propri ‘nonni romani‘ che ricordo tuttora con profondo affetto”.
A questa esperienza ne seguono molte altre all’estero, in Europa e non solo.
“Ho proseguito in Inghilterra, a Londra e dintorni, ospite di una famiglia, per poi fare un Erasmus di dieci mesi a Lisbona, usata anche come base per muovermi altrove. Per perfezionare il francese mi sono trasferito a Lione, lavorando come cameriere in un bar per stare a contatto con le persone e sciogliere la lingua. Successivamente sono partito per un altro tirocinio curricolare presso il Consolato Italiano di Mar del Plata, in Argentina, dove ho affinato lo spagnolo. Sono state tutte esperienze straordinarie”.

Un episodio del “periodo romano” merita però un racconto a parte. Nel 2018, per uno strano incastro del destino, Volpi si ritrova a cena con Giuseppe Conte, da pochissime ore nominato Presidente del Consiglio.
“Lavoravo al primo piano del Ministero degli Affari Esteri, al Cerimoniale Diplomatico – spiega il Sindaco -: un ambiente raffinato e stimolante. Oltre al lavoro d’ufficio, partecipavo alle uscite per accogliere a Ciampino capi missione e ambasciatori. Avevo 23 anni o poco meno e svolgevo un incarico dinamico, molto diverso dalle mie abitudini. Erano i mesi delle complesse consultazioni post-elettorali al Quirinale, con il primo incarico a Conte, il tentativo con Cottarelli e infine la nascita del Governo Giallo-Verde. Oltre ad aver vissuto tre mesi e mezzo intensi al Cerimoniale, negli ultimi giorni mi sono ritrovato a cenare con il Presidente del Consiglio, io, lui e altre due persone, ai Giardini del Quirinale. Una storia a sé, un po’ fuori dal normale, ma che custodisco con tanto affetto”.

Arriva poi il 2020. Volpi torna a casa per riabbracciare genitori e amici, ma la situazione sanitaria cambia le carte in tavola. Scoppia il Covid: fermarsi diventa obbligatorio. Uno stop che però lascia segni importanti di vita, e non solo in negativo.
“Dopo 43 voli in un solo anno ero saturo. Sentivo la necessità di rientrare e tornare a Torre, un paese a cui sono legato da sempre e che ho continuamente cercato nonostante il mio girovagare. Con lo scoppio del Covid mi sono fermato in paese, un po’ gioco forza, un po’ perché avevo piacere di stare tranquillo; ho trovato impiego poco distante, al Gal Oglio Po — un’esperienza preziosa che mi ha avvicinato alla Pubblica Amministrazione — svolgendo molto volontariato per il Comune. Da lì la decisione di restare, vivere qui e restituire alla comunità un po’ di quello che mi aveva donato”.
Una scelta di vita seria e meditata, forse a tratti anche sofferta. Una scelta che nasconde al suo interno ragioni altrettanto profonde.
“Perché fermarsi a Torre de me quando si potrebbe fare esperienze all’estero incredibili tra ministeri, consolati e ambasciate? Credo serva essere portati. Tra il 2014 e il 2020 ho corso moltissimo, mi sentivo una trottola: solo allora ho capito che, in realtà la calma, la tranquillità che ti può dare un piccolo paese di provincia nella campagna cremonese è qualcosa di impagabile, che si fa fatica a trovare in tutti quei viaggi che uno fa pensando di cercare sempre il paradiso”.
“È difficile da spiegare. Ho capito che, per il mio carattere, ho bisogno di rimanere vicino agli affetti e costruire relazioni umane durature. Quando si sceglie la carriera diplomatica si rischia di veder deteriorare i propri rapporti personali. Me lo raccontò lo stesso Console a Mar del Plata: il continuo cambio di sede ogni due o quattro anni rende difficile mantenere legami stabili se le persone care non possono o non vogliono seguirti. Lì ho compreso quali fossero le mie priorità. A Torre de’ Picenardi trovo una dimensione di pace che non ho riscontrato in Argentina, Portogallo, Inghilterra o Francia. Qui sto bene”.
Comunque la si voglia pensare, in un tempo in cui si discute di cervelli in fuga, quello di Volpi può essere un esempio per un fine oggi più che mai necessario: rilanciare il futuro partendo dalle nuove generazioni.

