Cer, si può dare di più: a Casalmaggiore solo 36 soci. “Spingere ora su adesioni”
I soci complessivi sono 149: 96 a Viadana e 36 a Casalmaggiore, mentre gli altri appartengono alle ulteriori realtà coinvolte. La Cer si articola in quattro configurazioni
La Comunità energetica rinnovabile Casalasco-Viadanese prova ad allargare la propria base di adesioni e guarda soprattutto a Casalmaggiore, dove i soci sono ancora soltanto 36. A fare il punto in Consiglio comunale è stato il presidente Damiano Chiarini, invitato a presentare attività, prospettive e benefici della Cer, costituita circa due anni fa ma diventata operativa più recentemente a causa dei tempi necessari per completare le procedure con il Gestore dei servizi energetici (Gse).
Presentato dal sindaco Filippo Bongiovanni, Chiarini ha ricordato che alla comunità partecipano Comuni, parrocchie e fondazioni, insieme a imprese e privati. I soci complessivi sono 149: 96 a Viadana e 36 a Casalmaggiore, mentre gli altri appartengono alle ulteriori realtà coinvolte. La Cer si articola in quattro configurazioni legate alle cabine primarie e ha in Arnaldo Zaffanella il rappresentante del Comune di Casalmaggiore.
«Si può essere soci sia come produttori, se si possiede un impianto, sia come semplici consumatori», ha spiegato Chiarini. Non è necessario installare pannelli fotovoltaici né cambiare gestore elettrico: il meccanismo permette di ottenere benefici economici dall’energia rinnovabile condivisa all’interno della configurazione.
Al momento, l’unica configurazione riconosciuta dal Gse è quella di Viadana e Pomponesco. La comunicazione è stata inviata nel luglio 2025, ma il riconoscimento è arrivato soltanto nell’aprile 2026, nonostante i tempi previsti fossero di 90 giorni. I primi risultati, tuttavia, sono già arrivati: nel 2025 la configurazione viadanese ha generato 22mila euro e ottenuto un acconto di 38mila euro. A regime, secondo le stime illustrate, il potenziale comprende circa 500mila euro di tariffa incentivante e un fondo di solidarietà da 125mila euro annui, utilizzabile per vent’anni.
Anche Casalmaggiore potrebbe raggiungere risultati significativi. Le stime presentate da Chiarini indicano potenzialmente 310mila euro di tariffa incentivante e 93mila euro per il fondo di solidarietà, sulla base della configurazione attuale, dunque con i 36 soci, ma con possibile crescita ancora più significativa. La domanda per il Comune di Casalmaggiore è stata inoltrata al Gse nell’aprile 2026 e si attendono ora risposte. Il presidente ha però richiamato l’attenzione sulla scadenza del 31 dicembre 2027, per la quale è stata chiesta una proroga: «Bisogna spingere sulle adesioni, perché il tempo non è infinito».
Il modello di ripartizione illustrato prevede che, su cento euro, il 20% venga destinato ai costi e il 30% al fondo di solidarietà. Della quota rimanente, il 60% va ai produttori e il 40% ai consumatori. Il fondo, ha precisato Chiarini, non vuole essere uno strumento assistenziale, ma sostenere progetti di rigenerazione urbana e interventi mirati a favore delle fasce sociali più fragili. È allo studio anche una campagna per coinvolgere cittadini con Isee basso. «Altre Cer destinano al fondo di solidarietà soltanto il 4%: noi abbiamo scelto una strada diversa», ha sottolineato.
Per aderire servono carta d’identità, codice fiscale e una bolletta che documenti i consumi degli ultimi dodici mesi. La comunità sta lavorando anche sulla comunicazione, con materiali distinti per consumatori e produttori e canali social dedicati. A Viadana le parrocchie hanno già promosso incontri informativi; l’obiettivo è replicare l’esperienza anche a Casalmaggiore, coinvolgendo maggiormente cittadini, commercianti e imprese.
Proprio sulla partecipazione si è concentrato l’intervento del consigliere di Casalmaggiore la tua Città Luciano Toscani, che ha riconosciuto come l’impegno della comunità locale non sia stato finora adeguato. «Non è soddisfacente l’andamento delle adesioni. Questa è un’occasione per costruire una comunità, ma è anche la testimonianza di quanto oggi sia disgregata. Il vostro impegno è lodevole, però adesso serve qualcosa di più. Il fatto che abbiano aderito le parrocchie e non gli amministratori pubblici non è un buon esempio da parte nostra», ha affermato, invitando a una maggiore sensibilizzazione.
Chiarini ha ricordato i tentativi già compiuti, compreso il coinvolgimento della cooperativa Il Solco, senza i risultati sperati. La Cer ha inoltre lanciato un bando per la creazione del proprio logo, inviato alle scuole in aprile ma finora senza riscontri: sarà concessa una proroga per favorire la partecipazione degli studenti, ma occorre spingere di più.
Rispondendo anche ad Annamaria Piccinelli, consigliere di Vivace e Sostenibile, il presidente ha ribadito la necessità di migliorare la divulgazione e sottolineato che «prendiamo energia soltanto dal fotovoltaico, quindi da fonti rinnovabili». La sfida, ora, è trasformare le potenzialità economiche e ambientali della comunità energetica in una partecipazione più ampia, prima che la scadenza del 2027 renda più difficile centrare gli obiettivi.