Martignana Po, avvistato un falco pecchiaiolo in golena. Aumentano i rapaci in prossimità del fiume
L'immensa ricchezza della golena, con i suoi tratti più interni ed impervi difficilmente raggiungibili, fanno sì che numerose specie trovino l'ambiente adatto per la nidificazione. In Italia si contano un centinaio di coppie
MARTIGNANA PO – Probabilmente un falco pecchiaiolo, anche se inizialmente i nostri esperti parlavano di falco di palude. Specie di non facile osservazione se non con appostamenti. E’ un rapace solitario, che predilige le zone umide. Quello in foto è stato osservato e fotografato ieri, in lontananza e con un teleobiettivo, a duecento metri di distanza dall’argine maestro, nei pressi del terreno attiguo a Cascina Sbernadori. Un esemplare maestoso che probabilmente stava curando qualche preda prima di essere involontariamente disturbato dal passaggio di alcune persone.
La fauna golenale di Martignana, negli ultimi anni e grazie anche alla cura degli agricoltori che gestiscono l’area si è incrementata. Non è difficile osservare varie specie di uccelli, anche rapaci. E poco più avanti anche volpi e caprioli, oltre all’istrice presente nelle aree interne e sabbiose.
L’immensa ricchezza della golena, con i suoi tratti più interni ed impervi difficilmente raggiungibili, fanno sì che numerose specie trovino l’ambiente adatto per la nidificazione.
“Il falco pecchiaiolo – info tratte dal web – è chiamato in tedesco Wespenbussard, vale a dire «poiana delle vespe», e questo sarebbe un nome più adeguato, specie per quanto riguarda il suo cibo fondamentale che è rappresentato da larve di vespe. Occasionalmente, mangia anche miele e cera. È stato spesso visto tirar fuori i favi dai grandi nidi di vespe e di api, così come dai nidi più piccoli dei calabroni. Comunque l’interesse maggiore dei falchi pecchiaioli nei favi è rappresentato dalle larve e dalle pupe. Agendo così, tuttavia, rischiano di essere punti dalle api e dalle vespe operaie. Il piumaggio costituisce senza dubbio una sufficiente protezione e questi uccelli sono provvisti anche di speciali penne, simili a scaglie, attorno agli occhi e alla base del becco.
Non c’è poi da meravigliarsi se il falco pecchiaiolo non viene visto ascendere a grandi altezze tanto spesso quanto la poiana eurasiatica: infatti il suo cibo è al suolo o in prossimità di esso. Al contrario, i falchi pecchiaioli possono essere visti mentre corrono sul terreno, qua e là, assai agilmente. Scoperto un nido di vespe, vi scavano attorno, grattando poi la terra sul retro con ambedue le zampe e tirando quindi fuori pezzi di favo. Talvolta è necessario un buco assai profondo e sono stati visti falchi pecchiaioli sparire persino entro buche profonde 48 cm
Si è anche detto che i falchi pecchiaioli a malapena meritano il nome di uccelli da preda, a causa della loro preferenza per le vespe e le api. Essi, tuttavia, si nutrono anche di formiche, farfalle, maggiolini e locuste e, occasionalmente, catturano anche piccoli mammiferi, lumache, serpenti, vermi, rane e uova e piccoli di altri uccelli”.
Secondo l’European Commission: “In Europa, benché le popolazioni di Finlandia e Svezia abbiano conosciuto un certo declino nel decennio 1990-2000, le popolazioni di Russia, Bielorussia e Francia vengono considerate stabili. BirdLife International e la IUCN includono questa specie nella categoria LC (Least Concern, «rischio minimo»), poiché l’areale che occupa è molto vasto (stimato a 10 milioni di km²) e la sua popolazione totale è numerosa (tra 100.000 e 1 milione di esemplari)[1][17]. Nel dettaglio, tuttavia, la specie viene ancora considerata vulnerabile in Italia, Svizzera e Portogallo, e prossima alla minaccia in Svezia e Norvegia[18].
Il falco pecchiaiolo subisce la pressione venatoria, in particolare durante le migrazioni. È inoltre minacciato dal degrado dell’habitat e dalla diminuzione del numero delle sue prede, a causa dell’utilizzo dei pesticidi e dei cambiamenti climatici”
Nazzareno Condina