Si è spento Franco Beranti
il salumiere di via Porzio
Franco cuoceva lui la spalla, la coppa e i cotechini e sceglieva con scrupolo il parmigiano-reggiano tanto che in molti optavano, e optano tutt’ora, per un kg di grana comprato da Beranti per omaggiare qualcuno a cui si deve affetto o riconoscenza

E’ passato oltre Franco Beranti lasciando nella comunità tutta commozione, ricordi e una eredità di valori. Era il primo marzo del ’59 quando Franco e la sua Cesira, sposi novelli, aprivano la bottega alimentare in via Azzo Porzio dove ancora si trova, ma sull’angolo opposto, ormai dal ’73 e oggi gestita dalla figlia Cosetta. Una bottega destinata a divenire storica, a rimanere nei ricordi e a durare nel tempo. Ci lascia un uomo ben voluto da tutti, un salumiere, un bottegaio che a Casalmaggiore ha fatto storia. Sempre attento alla qualità dei prodotti, Franco accoglieva i clienti col sorriso, con disponibilità e cura. Famoso per avere uno dei crudi migliori del paese, se non il migliore, la mortadella bolognese DOC, la pancetta dolce, il salame nostrano e il cotto più buono, senza conservanti “c’al va ben par i pütén”. Franco cuoceva lui la spalla, la coppa e i cotechini e sceglieva con scrupolo il parmigiano-reggiano tanto che in molti optavano, e optano tutt’ora, per un kg di grana comprato da Beranti per omaggiare qualcuno a cui si deve affetto o riconoscenza. Questa è una delle tante eredità che Franco lascia e che Cosetta porta avanti, da quando il papà andò in pensione, come se nulla fosse cambiato. Erano anni in cui la bottega era rionale, ogni quartiere aveva la sua, quella comoda “che par tö an po’ ad parsöt e an tuclen ad furmai as pudeva andag anca in sebri” e la salumeria Beranti è ancora così. Era un uomo buono Franco, credente di una fede sincera e sentita, tanto da trasferire la filosofia del vangelo nel suo quotidiano: legatissimo alla famiglia, alla moglie sempre al suo fianco, ai figli per i quali fu sempre porto sicuro per consigli, comprensione e affetto, innamorato dei nipoti si comportò da padre anche con la nuora e il genero che a loro volta come a un padre gli volevano bene. Ha amato esageratamente anche il suo lavoro in cui oltre alla professionalità metteva gentilezza, disponibilità ed empatia, come dimenticare i libretti azzurri che molti clienti avevano e su cui veniva segnata la spesa, dando modo di pagare un po’ alla volta sulla base delle proprie possibilità, perché il cibo è diritto sacrosanto di tutti. La vita e la morte si alternano da sempre in uno strano girotondo, la vita ci dona persone care e la morte ce le strappa lasciandoci vuoti incolmabili ma anche ricordi indelebili ed eredità preziose. Franco rimane vivo nella sua bottega portata avanti dalla figlia Cosetta secondo i valori e la professionalità dei genitori, rimane nel cuore della moglie Cesira che ha avuto la fortuna di vivere un grande amore, nel figlio Angelo orgoglioso del proprio padre e oggi strappato dentro, nei nipoti che giovani affrontano il dolore di una perdita che era coperta calda e coccole, nel genero e nella nuora grati dell’amore ricevuto. Franco rimane vivo nella gente di Casalmaggiore quando Casalmaggiore era più vera e genuina, quando in bottega trovavi un sorriso, due chiacchiere, un momento di pausa dai problemi. E’ anche grazie a persone come lui, all’esempio e al ricordo che lasciano se nell’era degli iper stores, in paese abbiamo giovani generazioni che hanno scelto di essere bottegai di professione.
Giovanna Anversa