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Premio Viadana: Ruffilli tra Pessoa
e Lisbona, città di luci e colori

Da sinistra Sogliani, Ruffilli e Bacchi
Il pubblico presente all'incontro con l'autore
Paolo Ruffilli al MuVi per presentare "Fuochi di Lisbona"
Da sinistra Lodi Rizzini, Sogliani, Bacchi e Ruffilli
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In copertina un quadro di Jack Vettriano (Bad Boy, Good Girl); tra le pagine del suo ultimo romanzo, il ricordo di Fernando Pessoa. È Fuochi di Lisbona, libro pubblicato da Passigli Editori e presentato al Premio Viadana 2025.

L’autore Paolo Ruffilli ha dialogato con il direttore del MuVi, Daniela Sogliani, e con l’assessore alla Cultura del Comune di Viadana, Rossella Bacchi. Ne è scaturita una conversazione ricca di spunti d’interesse, un percorso lungo gli spazi dell’anima di due coppie vissute in tempi differenti.

Un racconto che si è sviluppato attraversando i luoghi più cari allo scrittore nella capitale portoghese, epicentro della quotidianità del prolifico autore de Il libro dell’inquietudine. Al centro della conversazione con il quarto finalista del Premio Viadana, il rapporto del poeta con Ofélia — l’amore più intenso e misterioso della sua vita — e la vicenda di un protagonista senza nome e della sua compagna. Un legame che si alterna, dando ritmo e trasversalità, tra le pagine del romanzo.

In apertura, l’intervento dell’assessore Bacchi: “Ringrazio tutte le associazioni che hanno reso possibile questa rassegna — Gruppo Saviola, Arti Grafiche Castello, Pennellificio Cervus, Studio Badini, sponsor della rassegna. Ringrazio la Provincia di Mantova per il patrocinio e la Fondazione Ponchiroli che, come ogni anno, finanzia l’acquisto dei libri per la commissione giovani.”

A seguire, Daniela Sogliani ha conversato con l’autore in un botta e risposta di grande interesse, scandito dagli interventi sempre pronti e preparati dei giurati della rassegna.

“Questo romanzo, a differenza degli altri, ha una narrazione che avviene su un doppio binario, con due storie d’amore portate avanti in parallelo che sembrano fondersi. Il protagonista che compie questo viaggio — osserva il direttore del MuVi — è senza nome. La narrazione del suo amore si interseca nelle citazioni continue del sentimento che univa Pessoa e Ofélia Queiroz .”

Ruffilli ha proseguito spiegando com’è stato immergersi in quelle atmosfere e rivivere, in differita, la Lisbona del prolifico autore lusitano: “Un fotografo portoghese che avevo conosciuto a Roma, con cui entrai subito in sintonia parlando del poeta iberico, mi ha portato in luoghi dove non sarei mai arrivato da solo. In un contesto come quello di Lisbona, città di luci e colori, l’occhio di un fotografo è fondamentale. Conosceva quello che, dopo la morte di Pessoa, veniva considerato il più grande poeta portoghese, Herberto Hélder, che viveva a Cascais”.

Una serie di connessioni che ha permesso a Ruffilli di vivere appieno e autenticamente i luoghi di Pessoa: “Frequentava un’osteria dove incontrava le persone, parlava. Sono stato nei caffè, nelle osterie e nei luoghi di incontro pubblico dove scriveva. Soffriva d’insonnia e lavorava anche di notte. L’idea della struttura del romanzo si è sempre più precisata rispetto a ciò che Pessoa racconta: una predilezione che aveva nei confronti del tema del doppio, dello specchio. È quindi attraverso lo specchio — simbolicamente e metaforicamente qualcosa che ti riflette — che ho costruito la storia di due amori: quello che nasce tra due persone che si incontrano e il legame fortissimo di Fernando e Ofélia, un amore non generico o platonico, ma fortemente passionale”.

Lorenzo Costa

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