L'addio a Emanuele Gualerzi: "Privato
della luce, l'ha donata agli altri"
“Se mai un giorno ti incontrerò di nuovo, ti chiederò dove hai trovato tutta quella forza”. E’ uno dei tanti messaggi via social per salutare Emanuele Gualerzi, il ragazzo che non mollava mai, che nello sport ha trovato la forza di rialzarsi – prima cintura nera non vedente in Italia di karate – nonostante la sua condizione di grave disabilità, dettata dalla cecità dovuta all’operazione a un tumore cerebrale all’età di appena 5 anni.
Se n’è andato a 43 anni, Emanuele, anima anche del volontariato, punto di riferimento a Sabbioneta per chiunque volesse guardare oltre l’apparenza di una persona non vedente. Supereroe a suo modo, vedente nell’oggi sempre un dono, sublimato da una fortissima fede come “straordinaria testimonianza di vita”, come ha spiegato il parroco di Sabbioneta don Roberto Rota.
“Emanuele ha indicato la via a tutti – ha detto don Roberto -. Proprio lui che era stato privato della luce, è riuscito a illuminare il cammino degli altri. Ha lottato al fianco della sua famiglia e ha dimostrato che la fede è un porto sicuro. Quando era andato a Lourdes, durante l’inizio della sua malattia, aveva chiesto senza pretendere: me lo ha raccontato la sua mamma. Ha chiesto sì alla Madonna di poter essere guarito, ma prima ancora di guarire nel senso più pieno, ossia di saper accettare e vivere la sua malattia e la sua condizione di disabilità”.
Un saluto intenso e commosso, prima di tutto alla famiglia, al papà Massimo (volontario della Padana Soccorso), alla mamma Marisa, alla sorella Valentina. E ai tanti amici lasciati. Tra i quali anche i frati del Santuario della Fontana di Casalmaggiore e suor Maria Buongiorno di Casa Giardino.
Giovanni Gardani (video Alessandro Osti)