Cronaca

Ristrutturata la cappella cimiteriale
della parrocchia di Motta Baluffi

Una ristrutturazione che abbraccia la storia, e parla di storia. E’ quella che è terminata a Motta Baluffi ed ha riguardato la cappella cimiteriale della Parrocchia. Cappella che da alcuni anni versava in condizioni precarie e di pericolo; una situazione che ha reso necessaria la sistemazione, portata a termine grazie ad uno sforzo economico di 24mila euro. Un impegno economico importante, per una piccola parrocchia e, proprio per questo tutti sono invitati a contribuire alla spesa attraverso una donazione alla parrocchia stessa. La cappella, come si legge anche in una lapide marmorea posta al suo interno, fu donata dal professor Vittorio Giovanni Generali in nomine Casa Persico, il 4 maggio 1998 alla Parrocchia di Motta Baluffi, da usarsi per le cerimonie funebri al cimitero e per la sepoltura dei religiosi e religiose del paese.

Al suo interno riposano infatti diversi sacerdoti, religiosi e religiose; tra questi don Guido Galimberti, storico parroco di Motta Baluffi, classe 1919, del quale ricorrono i trent’anni della morte, avvenuta il 10 dicembre 1996 a causa di un incidente stradale. A don Guido Galimberti, da tempo è tra l’altro dedicata una via del paese grazie all’iniziativa del compianto Pierino Cernuzzi, mancato a luglio del 2025 (all’età di 87 anni), indimenticato manager di una importante azienda vetraria che si è ampiamente prodigato per la sua comunità (ed aveva accolto don Guido nella sua famiglia). Un luogo, la cappella ristrutturata, che è quindi tornata alla propria funzione liturgica, come luogo di preghiera, celebrazione e benedizione dei riti funebri, nel camposanto del paese.

I cimiteri, tutti, indistintamente, non sono soltanto luoghi di silenzio, di memoria e di preghiera. Sono anche scrigni di arte (per la bellezza di statue, lapidi e monumenti funebri), di cultura e di storia. Storia che è quella che, spesso, è custodita, scritta e scolpita nelle lapidi. Anche per questo quando si entra in un cimitero occorre, insieme al silenzio, tempo e capacità di osservazione, andando a leggere ( e a studiare) quelle memorie che sono conservate nel marmo piuttosto che nel cemento. Ovunque, anche nei cimiteri più piccoli e ameni, si uscirebbe con un bagaglio importante di informazioni in più, tenendo anche viva la memoria ed il ricordo di coloro che ci hanno preceduti, e le loro opere. Così capita che, in terra di fiume, nel camposanto di Motta Baluffi si possa anche incontrare e “conoscere” un garibaldino. Si tratta del dottor Cesare Martelli, la cui lapide già dice molto della sua storia. A chiare lettere è definito “Volontario di Garibaldi”, “notaio valente” e “segretario integerrimo” del Comune rivierasco per oltre dieci lustri.

Se ne ricorda quindi il “fervido ingegno” e il “gran cuore”; morì all’età di 87 anni ed ora riposa nella tomba “fatta cattedra” da dove, come si legge ancora, “istruisce, ammonisce, al bene sprona”. E c’è davvero bisogno, oggi, di persone che sappiano spronare al bene. Del dottor Martelli non si conoscono, con esattezza, la data di nascita e di morte ma, come ricorda un suo discendente, Alessandro Balestrieri “morì a Motta Baluffi all’età di 87 anni. Fu segretario comunale per più di 50 anni – aggiunge – oltre che valentissimo notaio. Volontario garibaldino nella campagna del 1866 fu fatto prigioniero dagli austriaci durante uno scontro avvenuto il 21 luglio 1866”. Ancora oggi Balestrieri conserva, gelosamente, l’attestato con la medaglia commemorativa e la fascetta che furono conferite al dottor Martelli, a Como, il 4 luglio 1867 e la dichiarazione di servizio durante la Campagna di guerra dell’anno 1866 (dichiarazione del Corpo dei volontari italiani, terza compagnia).

Il figlio di Cesare Martelli fu capitano medico durante la prima guerra mondiale e, quindi, medico condotto a Motta Baluffi fino alla sua prematura morte e sua cognata, Rosina Albazzini  (nonna materna di Alessandro Balesrtieri), durante la seconda guerra mondiale riuscì a salvare un aviatore alleato dalla cattura da parte dei tedeschi. A lei venne concesso un piccolo premio in denaro mentre con il materiale del paracadute dell’aviatore salvato sono state realizzate magnifiche camice. A Rosina Albazzini venne anche conferito un attestato di gratitudine  da parte del generale in capo delle forze alleate Alexander.

Tra l’altro Rosina Albazzini era moglie di Pietro Pagani, sergente di fanteria nella prima guerra mondiale e quindi cavaliere di Vittorio Veneto. Una serie di personaggi che hanno scritto pagine importanti di storia di Motta Baluffi, con le loro storie che sono “tornate alla luce” grazie alla lapide che ricorda il garibaldino Cesare Martelli e grazie ad Alessandro Balestieri che, con grande disponibilità, ha accettato di ripercorrere queste vicende dei suoi familiari che si riflettono direttamente nella storia del paese.

Eremita del Po, Paolo Panni

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...