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Tedofora 20 anni fa:
il ricordo di Stella Varotti

Lunedì 19 gennaio la fiaccola olimpica è tornata a percorrere le strade del territorio arrivando anche a Viadana, all’interno della tappa che porterà la staffetta da Verona a Mantova. Un ritorno che inevitabilmente riapre i cassetti della memoria di chi quella magia l’ha vissuta sulla propria pelle. Tra loro c’è Stella Varotti, oggi 38 anni, atleta di mountain bike orienteering, che nel 2006 — appena maggiorenne — fu scelta come tedofora per i Giochi Olimpici Invernali di Torino.

Mantova ha celebrato il passaggio di consegne tra i tedofori del 2006 e quelli del 2026

Stella, sono passati vent’anni: cosa ti rimane di quei giorni?
«È stato emozionante ritrovare la tuta ufficiale, i gadget degli sponsor, le foto. All’epoca non esistevano ancora i social, quindi tutto era su carta: biglietti, ritagli, stampe. Rivedere quel materiale mi ha riportata immediatamente indietro nel tempo».

Che sensazione si prova a portare la fiamma olimpica?
«La sensazione più forte era quella di far parte della squadra olimpica. Anche se non ho mai partecipato ai Giochi — e per di più il mio sport non è olimpico — in quel momento ti sembra davvero di essere dentro l’evento. È un’emozione che resta impressa per sempre».

Tra pochi giorni ormai l’Italia ospiterà di nuovo le Olimpiadi. Come vivi l’attesa di Milano-Cortina?
«C’è molta curiosità. Un’Olimpiade estiva e una invernale sono due mondi diversi, però questa volta giochiamo davvero in casa: non solo in Italia, ma addirittura in Lombardia. È ancora più vicino rispetto a Torino. In famiglia, essendo tutti sportivi, abbiamo sempre seguito i Giochi con entusiasmo, indipendentemente che fossero estivi o invernali».

Stella Varotti assieme ai due figli e alla torcia di Torino 2006

Pensi che oggi l’evento sia percepito con meno entusiasmo rispetto al passato?
«Forse sì, ma non per una questione di tempo. Credo pesino soprattutto le polemiche sui costi e il rischio di impianti inutilizzati dopo i Giochi. Successe anche dopo Torino 2006: alcune piste da bob non sono state più sfruttate. Questo influisce molto sull’immaginario collettivo. Però speriamo che ora le cose vadano diversamente».

In questi vent’anni sei rimasta ai vertici del tuo sport. Te lo immaginavi?
«Per nulla. Non sono stati vent’anni filati: ci sono state pause lunghe, anche per le maternità. Ma lo sport ti resta dentro. Gli sportivi, secondo me, non smettono mai davvero: cambiano intensità, si prendono momenti di pausa, però non abbandonano del tutto».

Ti sarebbe piaciuto rivivere l’esperienza da tedofora?
«Onestamente no, e va benissimo così. È stato un privilegio farlo a 18 anni e ora è giusto che tocchi ai giovani. Per me quella rimane un’esperienza unica e preziosa».

E oggi, dove ti trovi nel tuo percorso sportivo?
«Sorprendentemente, sono ancora in pista. L’estate scorsa ho vinto un campionato italiano assoluto e a 37 anni non me lo sarei mai aspettato. Lo sport è il mio modo di vivere: che sia agonistico o meno, conta poco. L’importante è continuare, perché è lì che mi sento davvero me stessa».

Giovanni Gardani 

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