Cronaca

Già cinque attività chiuse dopo
lo stop al ponte di Calvatone

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Mentre la politica discute e si rimpalla le colpe sulle cosiddette linee guida che mancherebbero per poter dare il via ai lavori del nuovo ponte Bailey di Calvatone-Acquanegra sul Chiese, un piccolo paese, anzi due, sulle sponde dell’Oglio, piano piano muoiono o comunque vivono la loro agonia.

Un’agonia che dura da quasi tre anni, dal giugno 2023 quando il ponte venne chiuso: per rendere l’idea, il ponte di Casalmaggiore restò interdetto al traffico per 21 mesi, e già quella – pur in una situazione e su una infrastruttura diversa – sembrava una eternità.

Il dato che preoccupa perché in costante aggiornamento è quello delle chiusure: in tre anni, soltanto a Calvatone, hanno già chiuso quattro attività. Due tabaccherie, un bar, una pizza al taglio, e non va dimenticata – sulla sponda di Acquanegra sul Chiese – anche la trattoria la cui riapertura al momento è rimandata, per usare un eufemismo, a data da destinarsi.

Chi va avanti lo fa o perché le commesse non sono strettamente legate alla clientela di passaggio, o perché stringe i denti, sperando nel futuro. Ma cinque chiusure non sono poche, tenendo conto del già cronico e consolidato calo dei cosiddetti negozi di vicinato nei piccoli paesi.

D’accordo i tempi incomprimibili della burocrazia, ma gennaio doveva essere il mese della svolta, quello in cui si doveva iniziare ad allestire il cantiere, per arrivare all’inaugurazione del ponte Bailey entro Ferragosto. Ad oggi nulla si muove. Non solo: quelle linee guida mancanti, di fatto un documento – un pezzo di carta – senza il quale però l’iter si blocca, sembrano una beffa destinata ad allungare l’attesa. E speriamo non l’agonia.

Giovanni Gardani (video Alessandro Osti)

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