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Punto Nascite, la strada deve portare a Roma: "Presto mozione condivisa"

A illustrare il documento è stato il consigliere di Casalmaggiore la Tua Città Luigi Borghesi, che ha ricordato come, dopo il Punto Nascite, anche la struttura complessa di Ginecologia sia stata chiusa, lasciando attivo soltanto un ambulatorio settimanale

Nella foto, il Punto Nascite Oglio Po, chiuso ormai dal 2018 (video Alessandro Osti)
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Il tema della sanità territoriale e, in particolare, del futuro della Ginecologia e del Punto Nascite dell’Oglio Po è tornato al centro del dibattito in Consiglio comunale. Una discussione lunga e articolata, nata dalla presentazione di una mozione che chiedeva un impegno politico forte per rimettere mano al POAS dell’ASST di Cremona, oggi ancora in vigore in regime di proroga.

A illustrare il documento è stato il consigliere di Casalmaggiore la Tua Città Luigi Borghesi, che ha ricordato come, dopo il Punto Nascite, anche la struttura complessa di Ginecologia sia stata chiusa, lasciando attivo soltanto un ambulatorio settimanale. Una situazione che, secondo il consigliere, penalizza fortemente il territorio e che richiede una presa di posizione chiara da parte dell’amministrazione comunale. In particolare, Borghesi ha sollecitato una mobilitazione del sindaco, anche in virtù del suo ruolo di presidente della Consulta dei sindaci, affinché venga chiesta la revisione del piano organizzativo aziendale, partendo proprio dal ripristino della struttura complessa di Ginecologia e, in prospettiva, dal rilancio del Punto Nascite.

Nel suo intervento, Borghesi ha ricordato come l’Oglio Po rispondesse ai criteri richiesti dal DM 70, che però prevedeva un numero preciso di parti annui (500) non raggiunti dal nosocomio. Una scelta che, nel tempo, ha avuto effetti a catena: alla chiusura del Punto Nascite di Casalmaggiore sono seguite quelle di Asola e Guastalla, lasciando un’area vasta completamente sguarnita del servizio di Ostetricia. Oggi, salvo rari interventi ambulatoriali, per partorire o accedere a prestazioni ginecologiche è necessario percorrere molti chilometri.

Il sindaco Filippo Bongiovanni ha ricostruito il contesto politico e giuridico della vicenda, ricordando come già dal 2015 fosse stata richiesta e ottenuta più volte una deroga, fino al 2018. La svolta negativa, secondo il primo cittadino, è arrivata dopo la morte di tre neonati in un Punto Nascite con oltre 3.000 parti, evento che ha innescato una campagna nazionale di riduzione delle strutture, portando alla chiusura realtà come Angera, Sondrio, Piario e appunto anche Oglio Po. Sul piano legale, ha spiegato Bongiovanni, il territorio ha tentato tutte le strade, ma ha perso i ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato. A ciò si aggiunge la posizione della comunità dei ginecologi, che continua a ritenere rischiosi i Punti Nascite sotto le mille nascite annue.

Per quanto riguarda il nuovo POAS, il sindaco ha riferito che è in fase di elaborazione e che i sindaci stanno cercando di essere coinvolti nel confronto con il direttore generale Belleri. Resta complessa la partita sulla Ginecologia, dove i numeri restano critici, seppur in lieve crescita. Sul Punto Nascite, ha concluso, un vero cambio di rotta può arrivare solo a livello ministeriale, perché Regione Lombardia non sembra intenzionata a discostarsi dal DM 70.

Nel dibattito sono intervenuti anche altri consiglieri. Giuseppe Scaglioni ha collegato il tema alla denatalità, sottolineando come il calo demografico sia frutto di profondi cambiamenti sociali e dell’assenza di una politica statale capace di incentivare le nascite. «Dobbiamo partire dai massimi sistemi – ha affermato – altrimenti per chi riapriamo i Punti Nascite e per chi sistemiamo le scuole?».

Annamaria Piccinelli ha annunciato il voto favorevole alla mozione, condividendone le finalità e definendo positiva ogni forma di pressione istituzionale. Ha però espresso perplessità sull’idea di rivolgersi ancora alla Regione, ritenendo più efficace spostare il livello della mobilitazione verso lo Stato, come avvenuto per altre grandi infrastrutture. «È una fase culturale – ha osservato – oggi comandano i grandi numeri, ma non è detto che sia sempre così. Dunque la porta va tenuta socchiusa, perché non si sa mai. Arrendersi non serve a nulla».

Toscani ha citato un recente intervento del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che intende avanzare a Roma la proposta di ridurre la soglia minima dei parti da 500 a 400, proprio in considerazione della denatalità diffusa. Un segnale politico che, secondo il consigliere, dimostra come la pressione dal basso sia necessaria per spingere la politica nazionale a intervenire.

Più scettico Bongiovanni, che ha ricordato come tentativi simili non abbiano avuto successo in Emilia-Romagna, dove nemmeno le promesse di Bonaccini sono riuscite a riaprire il Punto Nascite di Borgotaro. Unica eccezione, il Trentino, grazie allo status di regione autonoma.

In replica finale, Borghesi ha difeso il termine “mobilitazione”, chiarendo che non si tratta di una forzatura, ma della volontà di non arrendersi e di non considerare definitivamente chiusa la partita del Punto Nascite. Ha ribadito inoltre la necessità di rilanciare seriamente il reparto di Ginecologia, andando oltre gli interventi ambulatoriali e affrontando anche i casi più complessi, ricordando come in passato sul reparto fossero state fornite garanzie politiche (dall’allora assessore Gallera) poi disattese.

Al termine della discussione, il gruppo Toscani ha deciso di ritirare la mozione, con l’impegno però a rielaborarla e a riportarla in aula in forma condivisa. Un passo indietro formale che non chiude il confronto, ma anzi conferma la volontà del Consiglio comunale di continuare a discutere sul futuro dei servizi sanitari dell’Oglio Po.

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