Dopo 10 anni arriva un nuovo Piano Cave, Provincia: priorità all'ambiente
Si torna a parlare di Attività estrattive. In Consiglio Provinciale c'è stato il primo step per arrivare all'approvazione entro l'anno
A 10 anni dall’ultimo Piano Cave, la Provincia di Cremona avvia il percorso per la redazione del nuovo Piano delle Attività Estrattive, per fare il punto sulla reale consistenza dei siti attualmente previsti e sulla necessità di prevederne di nuovi. Il Documento Programmatico è stato presentato martedi in Consiglio Provinciale dal dirigente Mattia Guastaldi e contiene i riferimenti normativi, in prevalenza di derivazione regionale e i crititeri di individuazione di eventuali nuovi siti o della cancellazione di quelli mai attivati anche se autorizzati, oltre ad illustrare lo stato d’avanzamento dei recuperi ambientali che devono essere eseguiti al termine dell’attività estrattiva.
I documenti del nuovo Piano saranno caricati a breve sul sito dell’amministrazione provinciale per le osservazioni da parte del pubblico.
“Indubbiamente è una grande riflessione che deve essere fatta”, afferma il presidente della Provincia Roberto Mariani. “L’atto che abbiamo approvato oggi parte dall’obbligo dell’aggiornamento del piano, in quanto è un piano decennale ed entro fine anno dobbiamo provvedere all’approvazione. Occorrre riflettere su quali sono le necessità e i bisogni del territorio, mi riferisco soprattutto alle grandi infrastrutture e opere pubbliche”.
Occorre in primo luogo guardare “agli ambiti estrattivi già previsti nel piano cave ed attualmente mai utilizzati, valutando i quantitativi di metri cubi necessari e trovando un equilibrio tra rispetto dell’ambiente, che è una priorità, e il diritto d’impresa di poter eseguire le escavazioni consentite”.
Durante la presentazione del documento sono emerse le preoccupazioni del consigliere di centrodestra Gianni Rossoni, riguardo nuovi vincoli che potrebbero intralciare l’attività dei cavatori, mentre sempre dal centrodestra con Filippo Raglio è stata sollevata l’opportunità che le cave dismesse possano essere riutilizzate come bacini idrici per l’accumulo d’acqua.
Il sistema estrattivo provinciale risulta articolato in un insieme di ambiti territoriali estrattivi distribuiti prevalentemente nelle aree di pianura e in prossimità dei principali corridoi fluviali. Le attività riguardano in larga parte l’estrazione di materiali inerti destinati al settore dell’edilizia e dell’industria. Si tratta di un sistema estrattivo storicamente consolidato, che ha garantito nel tempo l’approvvigionamento di materiali necessari al soddisfacimento dei fabbisogni, ma che presenta oggi una pluralità di situazioni differenti sotto il profilo dell’attuazione delle previsioni di piano e della gestione delle fasi post-estrattive.
Si registra la compresenza di ambiti effettivamente attivi, ambiti in fase di esaurimento e ambiti nei quali l’attività estrattiva risulta sospesa o non avviata, a fronte di autorizzazioni ancora vigenti. La fase conoscitiva ha inoltre consentito di valutare lo stato dei recuperi ambientali associati alle attività. Non sempre sono stati avviati i recuperi una volta esaurite le escavazioni.
Dall’analisi dello stato attuale delle cave in provincia – si legge nel documento programmatorio – “sono inoltre emerse alcune situazioni di attenzione riconducibili alla gestione delle fasi di recupero e post-gestione di taluni ambiti estrattivi, nonché alla presenza di situazioni di discontinuità tra pianificazione, autorizzazioni e stato effettivo delle attività, che rendono opportuno un rafforzamento dei criteri di programmazione e di coordinamento del Piano.
“Sotto il profilo economico-produttivo, le analisi hanno restituito un quadro di domanda di materiali inerti sostanzialmente stabile, con una crescente rilevanza del contributo potenziale dei materiali riciclati, in coerenza con gli obiettivi di economia circolare e con gli indirizzi regionali.
Nel complesso, il quadro restituito dalla fase conoscitiva evidenzia l’esigenza di una pianificazione estrattiva orientata alla razionalizzazione delle attività, alla riduzione delle pressioni ambientali e al miglioramento della qualità degli interventi di recupero”.
Tra le criticità emerse: “la necessità di valutare attentamente l’interazione tra attività estrattive e ambiti agricoli di elevato valore produttivo e paesaggistico, al fine di contenere il consumo di suolo e tutelare le funzioni agricole; la necessità di rafforzare il coordinamento tra pianificazione estrattiva, pianificazione territoriale e altri strumenti di settore; la presenza di pressioni infrastrutturali e di traffico legate alla movimentazione dei materiali, con possibili ricadute sulla funzionalità della rete stradale, sulla qualità della vita e sulla sicurezza nei contesti più sensibili”.