Rugby, vittoria storica azzurra. Fava: "Non è casuale, dopo la semina viene il raccolto"
"La vittoria vera arriva alla fine di un ciclo e di un percorso molto articolato, nel quale la federazione negli ultimi anni ha portato avanti un progetto ben definito sul rugby di alto livello. Era qualcosa che prima o poi sarebbe successo"
L’eco della vittoria storica — la prima in assoluto — dell’Italia contro l’Inghilterra nel Sei Nazioni di rugby non si è ancora spenta. È giusto però provare a sfruttare quell’onda lunga di entusiasmo, magari vincendo anche in Galles e chiudendo così, per la prima volta, il torneo con tre vittorie in cinque incontri. Poi sarà il momento di capire quanto un successo del genere possa fare bene all’intero movimento.
Ne parliamo con Gianni Fava, oggi presidente delle Zebre Parma, la più importante franchigia italiana, ma da sempre legatissimo a Viadana, che per il comprensorio Oglio Po rappresenta il cuore pulsante della palla ovale.
«La vittoria vera arriva alla fine di un ciclo e di un percorso molto articolato, nel quale la federazione negli ultimi anni ha portato avanti un progetto ben definito sul rugby di alto livello. Era qualcosa che prima o poi sarebbe successo. Ed era chiaro a tutti, perfino a chi come me aspettava questo momento da 45 anni. Il mondo è cambiato: la Nazionale Italiana è una squadra molto competitiva, mediamente giovane, e potrà regalare ancora molte soddisfazioni agli appassionati».
Impossibile però fare paragoni con il tennis e con il cosiddetto “effetto Sinner”. «Non c’è dubbio che la notorietà e la popolarità — come era avvenuto 25 anni fa con l’ingresso nel Sei Nazioni — avvicineranno, immagino e spero, qualche ragazzino in più. In questi anni, soprattutto nel post-Covid, abbiamo vissuto un problema reale: il calo delle iscrizioni in uno sport di contatto come il rugby. Questa vittoria potrà darci una grande mano, ma non avrà effetti nel breve periodo. Non è paragonabile a ciò che sta succedendo nel tennis, perché sono mondi diversi: là si parla di un singolo, qui di gruppi molto folti».
«Non dimentichiamo che domenica in campo c’erano 50 ragazzi: devi mantenere 50 atleti a questo livello che competono tra loro in due formazioni. I nostri club ormai hanno rose da 45, 50, anche 60 giocatori. Questo rende il rugby speciale, ma anche più difficile e impegnativo rispetto ad altri sport. È forse lo sport che più di tutti raccoglie ciò che semina, ma con tempi molto più lunghi. Proviamo allora a immaginare che questo possa essere davvero il punto di inversione della tendenza, perché il difficile sarà ora mantenersi a livelli altissimi. Ora però, possiamo dire di essere arrivati al punto più alto. Per ora».