Cultura e spettacoli

“Lettrici d’Italia”: al MuVi la storia dell’educazione femminile ottocentesca

Viadana celebra la storia dell’educazione femminile con “Lettrici d’Italia”: dal romanzo al galateo, libri e abiti raccontano il ruolo sociale delle donne

Uno dei volumi dell'esposizione allestita al MuVi
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In occasione degli eventi che celebrano la Giornata Internazionale della donna e la ricorrenza del primo voto delle donne, avvenuto nel nostro paese 80 anni fa nel 1946, sarà inaugurata venerdì 13 marzo alle ore 18.00 nella Galleria d’arte Moderna e Contemporanea del MuVi di Viadana la mostra dal titolo “Lettrici d’Italia. Istruzione e identità femminile nella Biblioteca circolante di Viadana dell’Ottocento” (13 marzo-31 maggio 2026), curata da Daniela Sogliani, Direttore del MuVi.

La mostra, patrocinata dalla Provincia di Mantova e sostenuta da Gruppo Mauro Saviola e Arti Grafiche Castello, vede la partecipazione delle associazioni femminili viadanesi: Soroptimist Terre dell’Oglio Po, Lions Viadana, Rete rosa, CreAmore, Commissione Pari Opportunità di Viadana con i volontari di Apeiron.

L’esposizione è una riflessione sul tema dell’educazione femminile nell’Ottocento che assume un ruolo centrale nel dibattito pedagogico, religioso e politico italiano, configurandosi come uno degli strumenti privilegiati attraverso cui costruire l’ordine morale e sociale della nuova Nazione. In una società ancora profondamente segnata da strutture patriarcali, l’istruzione delle donne alla fine del secolo non viene concepita come percorso di emancipazione individuale, ma come mezzo funzionale al progresso collettivo: educare la donna significava, in questa prospettiva, formare la famiglia e, attraverso di essa, la società intera. Per questo vengono pubblicati diversi manuali di educazione, galatei, testi di economia domestica, opere di igiene e di comportamento sociale, che contribuiscono a delineare un modello femminile fondato sull’equilibrio tra istruzione e modestia, sapere e dovere.

Per contrastare il profondo analfabetismo del paese appena costituito, accanto alla nuova scuola pubblica, si svilupparono numerose iniziative di istruzione popolare extra-scolastica, promosse da élite borghesi, intellettuali e ambienti religiosi, che vedevano nella diffusione controllata della lettura uno strumento essenziale di elevazione morale e civile della società. Nascono così le Biblioteche popolari circolanti in concomitanza con la riforma scolastica della Legge Casati del 1859 (che prevedeva, quanto all’istruzione primaria, due bienni, il primo dei quali era obbligatorio per entrambi i sessi) e della successiva Legge Coppino del 1877 (che prevedeva il passaggio di mano per l’insegnamento dai parroci ai maestri e alle maestre).

La Biblioteca circolante di educazione femminile di Viadana è fondata nel 1863 da Monsignor Luigi Parazzi (1834-1914), direttore della biblioteca civica dal 1862. L’istituzione è richiesta da un gruppo di donne borghesi della città ed è rivolta a donne associate previo il versamento di una quota mensile di 50 centesimi per tre anni. Sebbene destinata prevalentemente alle classi più agiate della città, essa prevedeva il prestito a domicilio dei volumi per un mese, consentendo una più ampia circolazione dei testi e una diffusione indiretta del sapere.

Poiché la biblioteca femminile era promossa da un sacerdote, si potrebbe pensare che i libri religiosi costituissero una parte importante del catalogo. Invece questi non sono che una componente parziale. I temi affrontati riflettono soprattutto il modello educativo proposto: l’educazione femminile nella società e all’interno del matrimonio, l’educazione dei figli, la lingua e la grammatica italiana, l’abbigliamento femminile e la moda, l’igiene personale e la cosmesi, il linguaggio dei fiori, le letture amene di viaggio, i romanzi e le commedie come le opere di Jules Verne, Carlo Collodi (di cui ricorre quest’anno il bicentenario dalla nascita) e William Shakespeare. Compare in questo elenco, che comprendeva 961 volumi di cui oggi si conservano nel Fondo antico della biblioteca viadanese 379 esemplari, il romanzo più celebre dell’Ottocento, I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.

Nei libri è riportata questa epigrafe scelta dallo stesso Parazzi e riferita a Caterina Franceschi Ferrucci, figura chiave dell’educazione femminile dell’Ottocento di cui sono esposti nella mostra alcuni volumi: «Gli uomini saranno acconci a ricevere i benefici della civiltà vera, quando da madri sinceramente buone e veramente civili siano educati; e tengo per fermo avere in questi tempi le donne della nostra Nazione maravigliosa opportunità da mostrare con qual fede ciascuna di esse ami il bene, e con quale efficacia aspiri a restaurare, per quanto è in lei, la gloria e la grandezza d’Italia ». Il pensiero sintetizza efficacemente il senso profondo dell’intero progetto della biblioteca femminile viadanese, riaffermando la centralità della donna come mediatrice della civiltà e custode dei valori morali, nazionali e religiosi.

Nei circa 40 volumi scelti per la mostra, schedati in catalogo, compaiono argomenti come il Sapere, l’educazione morale e la religione, le Lezioni di Galateo, le Riviste, la Salute, l’igiene, la bellezza e la moda, il linguaggio dei fiori, le Letture patriottiche e le Letture amene, insieme al tema del suffragio universale e dell’emancipazione femminile.

La biblioteca di educazione femminile di Viadana cessa la propria attività nel 1912, in concomitanza con la fine dell’impegno di Luigi Parazzi e lo scioglimento della società di donne che l’avevano costituita, e i volumi sono depositati nel Fondo antico della biblioteca comunale dove ancora oggi sono conservati.

Accanto ai testi della biblioteca circolante viene presentata in mostra l’immagine della donna dell’Ottocento attraverso tre abiti originali dell’Ottocento, concessi dalla Collezione Mara Bertoli, che mettono in evidenza le variazioni della linea della moda femminile in questo periodo. Gli esemplari mostrano il radicale cambiamento della silhouette femminile: dal verticalismo dei primi anni del secolo, alla grande gonna sostenuta dalla crinolina a cerchi della metà del secolo e i complessi drappeggi con i volumi della tournure degli anni Ottanta, cambiamenti non certo nel segno della liberazione dalle costrizioni del busto e delle semplificazioni dei volumi, una trasformazione dell’abito che avverrà piuttosto nel decennio successivo.

La borghesia viadanese indossava abiti simili a quelli esposti ed era informata, attraverso riviste e stampe di moda, se non dell’ultima moda di Parigi, ma certamente di quanto era necessario indossare per il proprio prestigio famigliare. L’esposizione presenta un abito da casa intero di cotone stampato a piccoli motivi in due toni di arancio con un prezioso fazzoletto da collo (1825-1828 circa), un abito da giorno con gonna e corpetto di taffetas di seta di colore “gorge de pigeon” (“gola di piccione”, una sfumatura di colore tra il grigio, il viola, il verde e il rosa) (1861-1863 circa) e un abito da pomeriggio o ricevimento in raso di seta color prugna (1885 circa) con damasco a fiori e tournure, la sottostruttura che serve a conferire la caratteristica linea della seconda metà degli anni Ottanta del secolo.

Gli abiti che saranno esposti al MuVi

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