Bosnia-Italia per Edvin è questione di cuore: "Battaglia ma poi amici come prima"
Tifo e pronostico, però, non coincidono: “Il cuore sarà dalla parte della Bosnia, perché in questo momento la considero la squadra più debole. Ma dico 2-1 per l’Italia”
È stato tra i primi a credere nel progetto portato avanti da Umberto e Damiano Chiarini, un’iniziativa nata sulle rive del Po, a Casalascoglio, e arrivata fino a costruire un ponte solidale con i Balcani. Un impegno sostenuto con tale convinzione da farlo entrare stabilmente nel progetto Un Bambino per Amico. Proprio grazie a questo percorso ha adottato un bambino dall’orfanotrofio di Tuzla, estendendo poi l’esperienza anche al Senegal.
“Siamo dove c’è bisogno”, racconta Edvin Husovic, bosniaco legato al Comprensorio. Oggi, con il cuore, sarà a Zenica, anche se per un motivo decisamente meno importante: la sfida tra Bosnia e Italia, valida per il passaggio ai Mondiali.
“La vivo come un’amichevole — spiega — perché si parla di amici. L’Italia è un Paese amico: è stato il primo a venire a giocare in Bosnia dopo la guerra degli anni ’90. In qualche modo, quindi, resta una partita amichevole, anche se un po’ più agonistica del solito, visto ciò che è in palio”.
Alla vigilia di una gara definita “bollente”, Edvin invita alla calma: “Secondo me si è esagerato. È normale che, soprattutto tra professionisti, si possa preferire una squadra o un Paese rispetto a un altro: parliamo di sport e di risultati. Non credo ci siano stati aspetti negativi legati alle esultanze”.
E lo stadio di Zenica? “Può fare impressione. Ci sono stato diverse volte, più per lavoro che per lo sport: è uno stadio piccolo e, quando è pieno, sembra davvero una tana di leoni. L’atmosfera sarà incandescente, ma solo per quei 90 minuti. Dopo, si torna amici come prima”.
Tifo e pronostico, però, non coincidono: “Il cuore sarà dalla parte della Bosnia, perché in questo momento la considero la squadra più debole. Ma dico 2-1 per l’Italia”.