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Barbolini, Bacchi, Kozuch: "Dieci anni fa l'impresa più incredibile"

Tra chi quella maglia l’ha sentita come una seconda pelle c’è Lucia Bacchi, casalese doc. Le sue parole sono intrise di orgoglio e appartenenza

Casalmaggiore festeggia la Champions 2016 (foto Alessandro Osti)
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Dieci anni dopo, il tempo non ha sbiadito nulla. Anzi, “ha reso ancora più nitidi i contorni” di un’impresa che resta tra le più straordinarie della pallavolo europea: la vittoria della Champions League 2016 della Vbc Pomì Casalmaggiore. Un trionfo costruito contro ogni pronostico, “quasi impossibile alla vigilia”, scolpito nella memoria di chi c’era e celebrato oggi attraverso le parole di alcuni dei suoi protagonisti.

A guidare quella squadra c’era Massimo Barbolini, che ancora oggi parla di “impresa incredibile, qualcosa che difficilmente si potrà ripetere: non solo per il prestigio della competizione, ma per il valore dell’avversario, il Vakifbank Istanbul, una corazzata del volley mondiale”. Eppure, quella Vbc Pomì seppe andare oltre ogni limite, costruendo il successo passo dopo passo: “Dai preliminari vinti proprio a Istanbul ma in casa Eczacibasi, all’esordio assoluto contro le campionesse in carica, e poi anche in Polonia, in casa del Chemik Police, fino alla finale giocata davanti a un pubblico eccezionale e determinante nei momenti chiave”.

È proprio il ricordo della gente, del calore dei tifosi, a emergere con più forza: “Durante la partita, nei festeggiamenti, al ritorno in piazza a Casalmaggiore, ma anche negli sguardi e nell’energia che arrivava dagli spalti”. Un legame profondo tra squadra e territorio, suggellato da una vittoria che appartiene a tutti: atlete, staff, società e comunità. “Avere memoria delle cose grandi è importante – sottolinea il coach – perché ti ricorda da dove vieni”, invitando a non vivere di nostalgia ma a custodire ciò che è stato.

Tra chi quella maglia l’ha sentita come una seconda pelle c’è Lucia Bacchi, casalese doc. Le sue parole sono intrise di orgoglio e appartenenza: “È stata un’esperienza unica che porterò sempre con me, qualcosa che va oltre lo sport”. Dieci anni dopo, il sentimento è lo stesso, così come l’invito ai tifosi: “Continuate a sostenere la squadra e tenete sempre alti i colori di Casalmaggiore, perché questa storia lo merita”. Un richiamo identitario forte, che va oltre il risultato sportivo.

E poi c’è il racconto più intimo, quello di Maggie Kozuch, opposto titolare di quella squadra. Il suo ricordo si cristallizza in un attimo preciso: la prima battuta della finale. “In quel momento sentivo che avremmo vinto – racconta – era una sensazione fortissima, difficile da spiegare”. Un brivido che le ha attraversato il corpo e che ancora oggi resta vivido: “Mi sembrava di averla già vinta, come se tutto fosse già scritto, anche se in realtà era soltanto il primo punto del primo set”.

Eppure, quella stagione non era stata semplice. Dopo un primato a lungo mantenuto in campionato, una flessione e la forza delle avversarie: “Non eravamo le favorite”, Kozuch lo ricorda con lucidità. “Il segreto fu il lavoro quotidiano, la concentrazione allenamento dopo allenamento, la capacità di arrivare pronti proprio nel momento più importante. Siamo cresciute partita dopo partita, fino a costruire un picco di forma decisivo. Se avessimo fatto troppo bene prima, forse a Montichiari si sarebbe scritta una storia diversa”.

Dopo la gloria, però, arrivò anche la fatica. Il ritorno immediato al campionato, i playoff contro Bergamo, la stanchezza fisica e mentale. “Eravamo svuotate ma felici ancora dentro a quel sogno: chiedemmo lo spostamento del playoff ma non venne concesso perché il calendario era serrato. E Bergamo arrivava in super forma a quei quarti playoff”. “Non eravamo pronte a salutarci – confessa – perché quello non era solo un gruppo: e il dispiacere non fu sportivo nel perdere le due gare con Bergamo, ma nel fatto che quel gruppo doveva salutarsi in modo improvviso”.

In chiosa la festa. I ricordi si fanno più sfumati, quasi travolti dall’intensità di quei giorni: “Abbiamo festeggiato tanto, eravamo felici ma anche stanche, era un’emozione continua”. E soprattutto, quell’immagine finale: “La piazza piena, la gente, l’abbraccio collettivo. Un momento magico, uno di quelli che non si dimenticano mai”.

 

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