Demolita l'ex casa-atelier del pittore Tino Aroldi: nel 2023 il "no" di Italia Nostra
Dal punto di vista urbanistico, come già era stato sottolineato all’epoca, i proprietari non hanno apposto alcun vincolo, dunque il piano, passato per due volte in Commissione Urbanistica e votato all’unanimità dal consiglio comunale, ha avuto via libera dopo l’approvazione
La Casa Atelier del pittore Tino Aroldi a Casalmaggiore non c’è più. E’ stata demolita nelle scorse ore, all’interno di un piano di riqualificazione dell’area che sorge vicino a via Petofi, a pochi passi dalla rotonda Conad. Uno squarcio legato a logiche commerciali, che hanno rispettato in pieno le regole, naturalmente, ma che al contempo lasciano un piccolo senso di vuoto storico, per così dire.
Nel 2023 anche Italia Nostra si era opposta alla demolizione, pur riconoscendo come i margini di intervento pubblico fossero di fatto limitati. “La nuova proprietà non ha richiesto l’apposizione di un vincolo storico sull’immobile, optando invece per una demolizione completa e la successiva realizzazione di nuove unità abitative”.
Una scelta formalmente legittima, ma accolta con forte rammarico. “La casa di Aroldi rappresentava anche un importante atelier, sede di mostre dedicate ad artisti locali. Inoltre, va ricordato il valore storico dell’edificio, risalente all’Ottocento e restaurato negli anni Venti dall’architetto Tommaso Aroldi, zio di Tino, secondo i canoni dello stile Liberty”, sottolineavano in passato dall’associazione.
Anche Domenica Primerano, già direttrice del Museo di Trento e casalese doc, ha voluto salutare la casa del pittore Aroldi. “Con la demolizione della casa-atelier del pittore Tino Aroldi – scrive su Facebook Primerano – se ne va un pezzo di storia di Casalmaggiore. Si chiude anche un pezzo della mia vita: Tino il burbero e la sognante sorella Carla erano amici di famiglia. In quella casa, un luogo unico, dannunziano, pieno di rimandi simbolici e di arte, ho trascorso momenti indimenticabili. Si poteva evitare?”.
Si era pure pensato a una raccolta di firme che però non andò mai a buon fine. Dal punto di vista urbanistico, come già era stato sottolineato all’epoca, i proprietari non hanno apposto alcun vincolo, dunque il piano, passato per due volte in Commissione Urbanistica e votato all’unanimità dal consiglio comunale, ha avuto via libera dopo l’approvazione. Anche la riqualificazione dell’area con nuove palazzine è considerata di pregio. Certo però, come sempre accade con un vecchio amico, la mancanza oggi si sente un po’ di più.