Cronaca

Calvatone, tre anni senza ponte: “Qui è l’UCAS, Ufficio Complicazioni Affari Semplici”

«I fondi sono stati stanziati, bisogna procedere con la progettazione e con l’esecuzione dell’opera. Non si può, nel sud della Lombardia, trovarsi ancora in questa condizione dopo tre anni».

In foto la protesta per il terzo anno senza ponte (video Alessandro Osti)

Torna d’attualità il problema del ponte sul fiume Oglio tra Calvatone e Acquanegra sul Chiese. Non che la questione fosse mai passata nel dimenticatoio, ma martedì mattina – nel terzo anniversario di chiusura (avvenuta appunto il 9 giugno 2023) un nutrito gruppo di cittadini, amministratori e imprenditori si è ritrovato all’ingresso della struttura, per ribadire pubblicamente il proprio malcontento e le forti perplessità sui ritardi accumulati nella ricerca di una soluzione definitiva.

A pesare sono soprattutto i disagi quotidiani subiti dalle popolazioni dei due centri e dalle attività economiche del territorio, oltre alle numerose promesse che, secondo i manifestanti, non hanno ancora trovato concreta attuazione. Nelle ultime assemblee pubbliche si era parlato della possibilità di realizzare un ponte provvisorio di tipo militare, ipotesi poi complicata da recenti modifiche normative che affidano esclusivamente all’Esercito la realizzazione di tali strutture.

Successivamente era circolata la notizia di un’intesa ormai vicina per ripristinare il collegamento tra le due province, ma a distanza di mesi nulla è cambiato. Da qui la decisione di tornare a protestare accanto al vecchio manufatto, ormai arrugginito e interdetto persino al passaggio di pedoni e ciclisti. L’ultimo incontro pubblico peraltro risale allo scorso febbraio.

A prendere per prima la parola è stata il sindaco di Calvatone, Valeria Patelli, che ha definito la ricorrenza come «il terzo anniversario, chiamiamolo compleanno o disdetta, della chiusura del ponte tra Calvatone e Acquanegra». Pur rivendicando lo spirito collaborativo mantenuto in questi anni nei confronti delle istituzioni, il primo cittadino ha spiegato che «dopo tre anni si debba alzare un po’ la guardia e alzare la voce».

«Noi dobbiamo cominciare a vedere un progetto definitivo ed esecutivo e poi l’avvio dei lavori – ha affermato –. Le attività economiche stanno soffrendo e continueranno a soffrire sia nel centro del paese sia nell’area industriale. Non è possibile che dopo tre anni ci ritroviamo ancora in questa situazione».

Patelli ha sottolineato come la vicenda non sia mai stata affrontata in chiave politica, ma ha aggiunto che «adesso tutte le forze politiche devono mettersi di buona lena e cercare di superare le difficoltà». Quindi l’appello finale: «I fondi sono stati stanziati, bisogna procedere con la progettazione e con l’esecuzione dell’opera. Non si può, nel sud della Lombardia, trovarsi ancora in questa condizione dopo tre anni».

Al suo fianco anche il sindaco di Bozzolo, Giuseppe Torchio, che non ha nascosto la propria amarezza. «Partendo da Bozzolo per venire qua, una persona mi ha detto che questa situazione è senza vergogna. Dopo tre anni penso che anche noi istituzioni locali non possiamo che condividere». Torchio ha denunciato quello che considera un eccesso di burocrazia: «Ho l’impressione che gli enti locali stiano combattendo contro i loro superiori. È il classico UCAS, Ufficio Complicazioni Affari Semplici». Il sindaco ha poi ricordato come in altre realtà, colpite da emergenze, le infrastrutture siano state ricostruite in tempi rapidissimi: «In Sardegna, dopo un’alluvione, il giorno dopo avevano già ricostruito il ponte. Noi siamo nel profondo Nord e dopo tre anni siamo ancora nella stessa situazione».

Secondo Torchio, le risorse economiche non rappresentano il problema: «Le Province hanno dato i soldi, la Regione ha fatto la sua parte. Tutti raccontano che è tutto a posto e poi alla fine non funziona niente». Da qui il duro sfogo: «La gente non ne può più. E anche io, che sono molto istituzionale, penso di diventare un rivoluzionario perché situazioni del genere non si risolvono».

QUI SOTTO I VIDEO DEGLI INTERVENTI SUL PONTE 

Tra gli interventi più accorati quello di Maurizio Bardella, titolare della pasticceria Dolce Follia, che ha scelto l’ironia per denunciare l’impasse: «Perché non partecipano al Guinness World Record? Ormai ne parlano tutti: è il ponte totalmente chiuso da tre anni e probabilmente è al primo posto in Lombardia». Bardella ha ricordato le numerose promesse ricevute nel tempo: «Ci hanno dato tanti tempi e tante scadenze, ma non si è ancora visto niente. Quello che si vede è soltanto la grande erbaccia lungo la strada». E ha aggiunto: «Perché promettere a persone che lavorano e agli anziani se poi non ci sono risultati? È tempo di smetterla con le fandonie e lavorare seriamente».

Le conseguenze della chiusura si riflettono pesantemente anche sulle imprese locali. Lo ha raccontato Roberto Malcisi, titolare della Malcisi Srl. «Parlo con la testa bassa. Prima l’avevo un po’ più alta, ma ormai non ho più speranze». L’imprenditore ha spiegato di aver perso due dipendenti negli ultimi mesi proprio a causa dei disagi legati alla viabilità: «Hanno trovato un posto di lavoro più vicino. Già facciamo fatica a trovare personale, in più io li ho persi». Malcisi lamenta anche la perdita di clientela proveniente da Acquanegra e dai comuni limitrofi: «Noi vivevamo del passaggio. Non essendoci più il passaggio, non c’è più movimento per il paese. La mia attività è in crisi».

Anche Simone Visini, titolare della Visini Srl, azienda che produce macchine agricole e occupa 42 dipendenti, ha evidenziato le difficoltà operative causate dalla chiusura del ponte. «Molti dei nostri dipendenti provengono dal nord e avrebbero bisogno di utilizzare questo collegamento. Con il caro gasolio e la perdita di tempo stiamo subendo da tre anni un profondo disagio». L’imprenditore ha inoltre segnalato problemi nell’approvvigionamento e nel reperimento di nuove maestranze: «Con percorsi più lunghi e strade meno agevoli, nessuno si fa avanti».

A chiudere la serie degli interventi è stato Alvaro Busi del Gruppo Ponte, che ha ricordato come alcune attività economiche abbiano già chiuso i battenti in questi tre anni. «Ormai i cittadini non chiedono più quando verrà realizzato il nuovo ponte. La domanda che ci fanno è se il ponte si farà davvero». Busi ha ribadito il ruolo di vigilanza svolto dal comitato: «Noi siamo sentinelle del territorio. La nostra funzione è controllare che le cose vengano fatte e che le promesse vengano mantenute. Continueremo a essere vigili e, se necessario, organizzeremo altre iniziative come questa».

La protesta si è conclusa senza annunci concreti, ma con un messaggio unanime rivolto agli enti competenti: dopo tre anni di attesa, cittadini, amministratori e imprese chiedono finalmente tempi certi e l’avvio dei lavori per restituire al territorio un collegamento considerato fondamentale per la vita sociale ed economica dell’intera area.

Ros. Pis.

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