Cronaca

Villa Pasquali, suore missionarie celebrano 150 anni di fondazione: «Scatenate il Vangelo»

«Dio non ci lascia in pace – ha spiegato – perché la pace sia contagiosa e sempre attiva». Da qui l'invito finale rivolto ai fedeli e alle religiose: «Dobbiamo scatenare il Vangelo»

La celebrazione si è tenuta nella chiesa del Bibbiena (video Alessandro Osti)

Centocinquant’anni dopo la loro partenza da Villa Pasquali, le Suore Missionarie del Venerabile Padre Giacinto Bianchi sono tornate idealmente alle proprie radici per celebrare l’importante anniversario della congregazione. La ricorrenza è stata festeggiata domenica con una solenne celebrazione nella chiesa di Sant’Antonio Abate, capolavoro del Bibbiena, presieduta dal vescovo di Cremona, monsignor Antonio Napolioni, affiancato dal parroco di Sabbioneta, don Roberto Rota.

L’anniversario rappresenta una tappa significativa nella storia della congregazione, fondata dal Venerabile Padre Giacinto Bianchi con il desiderio di portare il Vangelo in ogni parte del mondo. Un carisma che continua ancora oggi attraverso l’opera delle religiose, impegnate in diversi continenti accanto alle popolazioni più fragili e bisognose.

Nell’omelia, monsignor Napolioni ha intrecciato il ricordo del fondatore con figure che hanno segnato la storia della missione della Chiesa. Ha richiamato il recente incontro con Papa Leone XIV, ha citato Santa Francesca Saverio Cabrini e Sant’Agostino, fino ad arrivare a Padre Giacinto Bianchi, senza dimenticare un’altra figura profondamente legata a questo territorio, don Primo Mazzolari, «missionario a suo modo».

Il vescovo ha delineato il profilo spirituale del fondatore sottolineando come «Padre Giacinto Bianchi non trova la pace sbagliata perché cerca la pace giusta». La sua grandezza, ha spiegato, non risiede tanto nei luoghi in cui ha vissuto quanto in quelli verso cui è corso per annunciare il Vangelo e in qualche modo nella sua inquietudine. «È una figura che ci scuote – ha affermato – perché ci aiuta a comprendere il senso autentico del Vangelo».

Napolioni ha poi ricordato come i profeti siano spesso riconosciuti soltanto dopo il loro tempo, richiamando le parole del Vangelo proclamato durante la liturgia. «Anche Gesù lo dice nelle letture: la sua forza è la mitezza. Non spazza via i nemici, ma li vince con la mitezza ed è un messaggio che non passa subito, con immediatezza».

Il cuore della riflessione è stato l’invito a una Chiesa capace di uscire, senza lasciarsi paralizzare dalla paura. «Non dobbiamo essere la Chiesa della paura – ha detto il presule –. Siamo cresciuti con una Chiesa raccolta attorno alla cascina perché nessuno uscisse. Ma non dobbiamo avere paura: la Chiesa missionaria si apre al mondo». Un messaggio che Napolioni ha collegato all’esortazione di San Giovanni Paolo II, «Non abbiate paura», e alle parole di Papa Francesco: «Lasciate uscire Gesù, non chiudetelo a chiave nel tabernacolo, perché non siamo assediati».

Riprendendo l’esempio del fondatore, il vescovo ha concluso ricordando come Padre Giacinto Bianchi non abbia cercato di «tranquillizzare il cuore di Gesù», ma lo abbia rimesso continuamente in cammino. «Dio non ci lascia in pace – ha spiegato – perché la pace sia contagiosa e sempre attiva». Da qui l’invito finale rivolto ai fedeli e alle religiose: «Dobbiamo scatenare il Vangelo», facendo della Buona Notizia una forza viva, capace ancora oggi di raggiungere il mondo.

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