Il filo di Arianna lungo 25 anni: un quarto di secolo senza verità per la Zardi
Oggi la famiglia si è opposta a una nuova richiesta di archiviazione. A 25 anni da quella notte, dunque, il caso resta al centro delle richieste di verità dei familiari
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Sono trascorsi 25 anni dalla scomparsa di Arianna Zardi, la giovane di Casalmaggiore della quale si persero le tracce nella notte tra il 29 e il 30 settembre 2001. Aveva 25 anni e uscì di casa intorno all’una, senza dire dove fosse diretta. Due giorni più tardi, il 2 ottobre, il suo corpo venne ritrovato sotto un ponticello lungo l’argine del Po, tra Torricella del Pizzo e Motta Baluffi.
Da allora la sua morte è rimasta senza una risposta definitiva. La prima ricostruzione aveva ipotizzato una caduta accidentale o il suicidio, ma la famiglia non ha mai accettato questa versione e ha continuato a chiedere che fossero approfonditi gli elementi rimasti senza spiegazione.
Anche “Chi l’ha visto?”, mediante i propri canali social, ha ricordato la ricorrenza del quarto di secolo di mistero, ancora senza una risposta certa.
Nel 2015, a 14 anni dalla morte, la salma di Arianna venne riesumata nell’ambito della riapertura delle indagini. Gli accertamenti medico-legali, compresa la Tac, avrebbero dovuto contribuire a chiarire la natura e l’origine delle fratture e quindi la dinamica della morte.
Tra gli elementi emersi negli anni c’è anche la presenza sugli indumenti intimi della giovane di un profilo genetico maschile non riconducibile, secondo quanto emerso dalle indagini, ai soggetti allora sottoposti a verifica. Un elemento che ha contribuito a mantenere aperti interrogativi sulla vicenda.
Oggi la famiglia si è opposta a una nuova richiesta di archiviazione. A 25 anni da quella notte, dunque, il caso resta al centro delle richieste di verità dei familiari.