Politica

Dibattito, secondo punto:
Sanità e focus
sull’ospedale Oglio-Po

Seconda domanda sulla Sanità, con un occhio di particolare riguardo per la situazione dell’ospedale Oglio Po di Vicomoscano.

Giacinto Boldrini: Tanti hanno sgomitato in questi giorni, io rimango cauto sulla situazione Oglio Po. Le ultime novità mi sembrano promesse elettorali, troppo a ridosso della scadenza del prossimo weekend in cui si vota. Io non festeggio, anzi cerco di essere vigile. I tagli alla Sanità non sono solo regionali, comunque, anzi molti sono arrivati da Monti: un governo che taglia sulla Sanità e sul Welfare non ha senso. E la Fornero ha fatto una pagliacciata, tagliando 20 euro al mese dalla pensione dei disabili.

Pierluigi Pasotto: Tutti criticano il governo Monti ma molti l’hanno sostenuto. Guardiamo anche alla situazione regionale: abbiamo un governatore uscente inquisito per associazione a delinquere, conosciamo la situazione del Santa Rita e del San Raffaele. Dobbiamo cambiare il sistema lombardo: il 79% del bilancio nel comparto sanitario va per il 43% a cliniche private. E’ sbagliatissimo, per il semplice fatto che la sanità pubblica ha interesse affinché il paziente non si ammali, perché ha dei costi; la sanità privata ragiona al contrario. L’attesa per una visita nella sanità pubblica è di due mesi, nella sanità privata di due giorni: un assioma da invertire, secondo il criterio della sussidiarietà.

Filippo Bongiovanni: Non c’è paragone con le altre Regioni: la Lombardia ha ottenuto 29 milioni di euro in più sulla Sanità ed è un modello riconosciuto a livello europeo e sicuramente italiano. Molti infatti arrivano da fuori regione per farsi curare da noi. Noi avevamo proposto il federalismo fiscale, bloccato da Monti e sostituito in campo sanitario dal decreto Balduzzi, che ha tagliato in Lombardia. Non va demonizzato il privato, perché può permettersi investimenti che il pubblico non può sostenere. Solo così possiamo rilanciare il settore.

Massimo Mazzoli: Il nostro ragionamento esula da eventuali colpe. Ricordo che nella nostra zona tra gli anni ’80 e ’90 si ragionò, con grande intuizioni, per creare un’unica struttura ospedaliera, l’Oglio Po. Noi ora non vogliamo fare promesse, ma vogliamo far convergere gli sforzi per fare qualsiasi cosa per mantenere qui la nostra struttura. In particolare le specialità che ci sono attualmente non possono essere dismesse.

Giuseppina Mussetola: La crisi della Sanità si combatte con le risorse esistenti, ossia con una buona organizzazione, che garantisce poi disponibilità. Noi siamo per una verifica dei bilanci puntuale, ogni anno, e per evitare doppioni sul territorio proprio per evitare sprechi. Va inoltre concretizzato il discorso infrastrutture e ricerca.

Michela Scaramuzza: Sono in parte d’accordo con Pasotto, ma noi diciamo che prima di togliere la Sanità dalle mani delle Regioni, vogliamo abolire le Regioni. Troppi sprechi, la Regione Lombardia s’è macchiata di furto di denaro pubblico. Partendo da questo punto, per noi imprescindibile, vogliamo che i soldi vengano tolti ai privati e investiti nel pubblico, rendendo questa Sanità efficiente e snella. La Sanità, insomma, deve essere pubblica e centrale, in mano cioè allo Stato e non alla Regione, specie se quest’ultima premia gli amici di amici.

Paola Bandini: La corruzione è la madre di tutte le inefficienze e il problema fondamentale è che la Sanità è stata vista come una macchina per fare soldi: ma la salute non è un business, bensì un servizio fondamentale. Sui servizi pubblici e privati, noi di Ambrosoli siamo per l’integrazione, mentre siamo convinti che alla base vi sia il criterio di selezione della classe dirigente, da scegliere in base al merito e all’onestà, non ad altro. Il finanziamento di 1,7 milioni di euro per Oglio Po è un risultato ridicolo, se confrontato con quando distribuito dalla Regione in totale: un contentino da campagna elettorale. Ambrosoli vuole dare peso alla Sanità del territorio, togliendo dal centro dove c’è troppo per dare alla periferia dove c’è poco: una redistribuzione di forze.

G. G.

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