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Dimissioni di Ratzinger,
i don Franzini e Danini
ne esaltano il coraggio

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La notizia del giorno, e forse anche dell’anno, ha portato alle reazioni di tutto il mondo cattolico. Le dimissioni di Papa Benedetto XVI sono un fatto storico e una sorta di prima volta, se è vero che solo nel Medio Evo un pontificato terminò per cause diverse dalla morte naturale del successore di Pietro. Nella zona Oglio Po, i due vicari zonali don Floriano Danini (parroco di Santa Maria in Castello a Viadana) e don Alberto Franzini (parroco di Santo Stefano a Casalmaggiore), pur presentendo un pensiero diverso, convergono su un unico concetto: l’esaltazione del coraggio e della forza di Papa Ratzinger.

Don Floriano parla di una decisione “dettata senza dubbio da motivi di salute. Il Papa non riusciva più a camminare, mentre a livello di testa Joseph Ratzinger è tra i migliori teologi del mondo, ancora lucido nonostante l’età. Io credo che, trattandosi di un tedesco, Papa Benedetto abbia dimostrato la precisione scientifica del suo popolo e la grande capacità di portare innovazioni. Che potesse dimettersi è sempre stato vero e comunque questa decisione mostra l’immagine di un Papa a contatto con la modernità, ridefinendo la missione del papato: non più una missione a vita, ma una missione che contempli il coraggio della rinuncia. Una scelta importante, anche positiva a mio avviso, che lo separa dalla scelta di Giovanni Paolo II”.

Wojtyla, infatti, non cedette fino alla morte sopraggiunta. “Due personalità diverse” spiega don Floriano “. Giovanni Paolo II prevedeva il sacrificio fisico all’interno della sua missione. Papa Benedetto XVI invece ha capito che la Chiesa universale ha bisogno anche di forze fisiche, non solo spirituali. Una decisione spiazzante e nuova, che modernizza la Chiesa stessa. Una decisione impopolare: proprio per queste serviva grande forza d’anima per prenderla”.

Anche don Alberto parte dal paragone con Papa Giovanni Paolo II. “Da un lato” spiega “credo che il Papa abbiamo voluto evitare di esporsi mediaticamente al declino come il predecessore Wojtyla. Dall’altro, invece, ha voluto evitare che altri collaboratori, sfruttando la sua vecchiaia e la sua debolezza, potessero prendere decisioni al suo posto. Con Giovanni Paolo II, a volte, la debolezza venne strumentalizzata e alcuni collaboratori scelsero di testa loro”.

Una decisione “umile e coraggiosa” spiega don Alberto. “Umile perché Ratzinger ha capito che le forze declinano; coraggiosa perché in contrasto con la prassi che vorrebbe il Papa in trincea fino alla fine. Questa è una decisione storica, favorita senza dubbio dalle innovazioni introdotte da Papa Paolo VI, che invitò i vescovi a dare le dimissioni a 75 anni e i cardinali a 80 anni per raggiunti limiti d’età. E’ una norma introdotta definitivamente nel codice canonico nel 1983. Ha creato il terreno per arrivare a questo punto: l’epoca contemporanea è in rapida evoluzione, prevede un grado di responsabilità più ampio e forte del passato. Se i vescovi possono dimettersi, prima o poi doveva capitare anche al vescovo di Roma. E’ il segno di tempi che cambiano: Ratzinger lo ha capito, dimostrando grande forza”.

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