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Pacchi di pasta
buttati via: lo
spreco tra i rifiuti

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Il problema rifiuti continua, anzi si accentua. In zone sparse della città, per la verità, che però non possono lasciare piena soddisfazione per il bel dato, rivelato da Giampietro Todeschini, dell’83% di raccolta differenziata ormai raggiunto dalla Casalasca Servizi sul territorio.

Tra probabili grigliate che hanno portato a sparecchiare la tavola mettendo in un unico sacco avanzi di cibo, plastica, carta e bottiglie di vetro, senza distinzione alcuna, sono altri due i casi più clamorosi, perché a loro modo davvero singolari.

Nei giardini davanti al Polo Scolastico Romani, per cominciare, si è creata una mini discarica a cielo aperto: 2-3 sacchetti di spazzatura lasciati all’aria e alle mosche dove prima sorgeva un cestino della spazzatura (del quale oggi rimane solo il sostegno in ferro). La particolarità sta nel fatto che, appiccicato sopra uno dei sacchetti abbandonanti, si trova il nome del proprietario degli stessi. Facile a quel punto per gli addetti ai lavori individuare il responsabile o comunque il soggetto al quale chiedere qualche spiegazione in più.

Più grave, perché sicuramente susciterà indignazione, il rinvenimento in altri cassonetti della zona. Una scoperta effettuata sia nella discarica di via al Porto, sia in zone del centro cittadino, senza distinzione. Da qualche tempo gli addetti alla nettezza urbana, infatti, scovano pacchi di pasta ancora sigillati e integri, recanti come anno di scadenza il 2014. Pasta, insomma, a tutti gli effetti ancora buona e commestibile. Grave, in questo caso, il fatto che le stesse confezioni abbiano stampato un timbro che recita più o meno così: “Alimento non vendibile”. Un dato chiaro, che rivela la provenienza di quel prodotto: gli enti di beneficenza e volontariato, infatti, spesso assegnano a famiglie disagiate o in grave difficoltà economica, un certo quantitativo di cibo che, essendo donato dalle grandi aziende, si distingue dal normale prodotto da supermercato proprio per questa dicitura. In sostanza gli enti di beneficenza del territorio hanno, chiaramente senza colpa e anzi con magnanimità, assegnato questa dote alimentare a chi, evidentemente, non sa che farsene. Un fatto che, in tempo di crisi, fa ancora più male.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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