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Sparatoria di Sorbolo:
un casalese testimone
oculare dell’evento

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C’era anche un cittadino di Casalmaggiore martedì nel tardo pomeriggio nel bar di Sorbolo dove è stato ucciso un uomo a sangue freddo. L’uomo, conosciutissimo per la sua attività commerciale, non ha voglia di rilasciare dichiarazioni anche perché parlare per lui equivale a rivivere quei momenti di autentico panico.

“Guarda, preferisco rimuovere il ricordo anche se sarà difficile riuscirci”. Tuttavia comprende le esigenze giornalistiche ed educatamente risponde a qualche domanda, senza interrompere il lavoro in cui è impegnato durante la breve intervista. “Ma non fare nomi, mi raccomando, non voglio questo tipo di pubblicità” ripete prima di ammettere che quel pomeriggio ha visto la scena da far west non in un film ma direttamente con i suoi occhi.

“Sì, ero in quel bar ma non è vero che l’omicida ha puntato la pistola contro di me come qualcuno mormora in giro. Però è vero che a quel tavolo potevo esserci seduto io, perché pochi minuti prima mi avevano invitato a fare la partita a carte. Ma io dovevo andare a Casalmaggiore, avevo poco tempo, per questo ho rifiutato”. Il commerciante conosceva bene tutti e due i protagonisti dell’evento di cronaca nero, del quale hanno parlato anche tg nazionali. Sia l’omicida Antonio Muto, 40enne, sia la vittima Antonio La Penna di dieci anni più vecchio.

“Non penso ci fossero screzi tra i due; secondo me quello ha deciso di uccidere l’altro per un improvviso raptus. Abbiamo visto che è uscito dal bagno e di colpo ha puntato la pistola a quello seduto al tavolo uccidendolo. Poi, mentre usciva dal locale, ha sparato alla barista cinese. Io ero con gli altri in fondo al bar e siamo rimasti tutti impietriti. Dopo l’arrivo delle ambulanze, si è creata la ressa di giornalisti e cameraman. Alcuni carabinieri in borghese ci hanno fatto uscire da una porta sul retro, caricandoci tutti in macchina e portandoci in caserma per l’interrogatorio e le testimonianze”.

Davvero un’esperienza agghiacciante quella del casalese ancor più spaventosa ripensando che a quel tavolo con le carte in mano ci poteva essere lui. Anche perché se è vero che  tra vittima e uccisore non c’erano screzi o questioni in sospeso allora è assodato che  Antonio Muto ha sparato senza pensarci troppo, per una tutta una serie di situazioni da valutare. Come ad esempio i farmaci che da tempo assumeva, anche per la depressione causata dalla perdita del lavoro avvenuta due mesi fa.

Rosario Pisani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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