Commenta

Nuova economia locale
Gasalasco lancia la sfida
ai sindaci Oglio Po

gasalasco_ev

Università del Saper Fare, per recuperare le capacità manuali; istituzionalizzazione di una moneta di dimensione locale complementare all’euro; creazione di un marchio “made in Oglio Po”, che sia sinonimo di qualità e filiera corta. Sono solo alcune delle proposte lanciate dal Gasalasco Oglio Po, gruppo acquisto solidale con sede a Casalmaggiore.

Un monito, consultabile per intero sul blog dell’associazione casalese, rivolto alle amministrazioni locali, accusate di non partecipare abbastanza agli incontri del Gas, se è vero che il post si intitola proprio “Un patto tra i sindaci dell’Oglio Po”: lo scopo è di pensare a una fase di transizione verso una nuova economia, più incentrata sul locale e meno ricca (a causa della crisi economica, definitiva strutturale e non soltanto congiunturale).

L’incapacità delle banche, dei governi, dell’Europa di fare fronte al rilancio della crescita e i problemi che colpiscono ecologia e ambiente sono infatti alla base di questa nuova visione del mondo, anche nel piccolo orizzonte del territorio Oglio Po. “Se queste sono le premesse” si legge nel blog “è difficile pensare a un nuovo boom economico alle porta, anzi è molto probabile che vivremo nei prossimi anni in uno stato di perenne emergenza sociale ed occupazionale, assistendo impotenti ad un lento impoverimento della popolazione”.

Da qui l’idea di parlare di fase di transizione verso questa nuova forma di economia per ripensare abitudini, consumi e stili di vita. “Chiediamo che quanto prima nell’Oglio Po si crei un patto tra i sindaci, le aziende, gli artigiani, i commercianti al dettaglio dei centri storico e i cittadini per creare una comunità “resiliente”, che possa attutire le sfide della crisi, senza aspettare la politica nazionale”.

Un pensiero teorico articolato però poi su più punti pratici: autosufficienza alimentare (creare sul territorio comunale orti condivisi con nuove tecniche di coltivazione a basso consumo); nuova mobilità (incentivazione di biciclette e ciclabili); rifiuti zero (incentivare la differenziata con tariffe puntuali e la diffusione di rivendite di prodotti sfusi con creazione del mercatino del riuso vicino alle discariche); fondi d’investimento locali attraverso le casse rurali del territorio; piano di riqualificazione energetica degli edifici, con riduzione dei costi per metro quadrato; stop al consumo di suolo attraverso il recupero dei centri storici; aiuto concreto ai movimenti dal basso.

E poi, appunto, le tre idee originali già descritte in apertura: la creazione di una Università del Saper Fare dell’Oglio Po, con corsi di cucina e panificazione, giardinaggio e orto, meccanica di base, autoproduzione di saponi, per recuperare le capacità manuali; istituzionalizzazione di una moneta complementare all’euro di dimensione locale, che trattenga le risorse economiche all’interno del territorio; creazione di un marchio “Made in Oglio Po”, per certificare la qualità del prodotto territoriale.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Riproduzione riservata
Commenti