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Ale Faggian, un casalese
a Miami Beach per
insegnare il soccer

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Un casalese a Miami Beach. Ma, fermi tutti, non a prendere il sole o a spassarsela, bensì a coltivare il suo interesse per il calcio, in una nuova frontiera. Alessandro Faggian, classe 1986, ex portiere delle giovanili della Casalese e di altre formazioni parmensi, dopo qualche giorno di vacanza sulla spiaggia più famosa del mondo, a gennaio 2012 ha svolto un provino con il Fort Lauderdale Strikers, squadra professionista in seconda divisione a 30 km da Miami e poi, dopo altri tentativi con i Puerto Rico Islanders, gli Antigua Barracuda e gli Orlando (tutti club di seconda divisione) ha incontrato per caso a una festa Roberto Sacca, presidente italiano (di Messina) del Miami United Soccer.

“Il suo progetto” spiega Alessandro “era portare il club in Mls (la nostra serie A, ndr) nel giro di tre anni. Io, reduce da un infortunio grave, non potevo più giocare e così ho accettato nell’ottobre 2012 di diventare allenatore dei portieri, eventualmente giocando come terzo portiere. A maggio 2013 inizieremo il campionato Npsl (National Premier Soccer League, terza divisione) nel girone Sunshine”.

Gli States, un altro mondo. “La prima differenza che ho notato è stata il clima: tutto l’anno 25-35°C. La seconda il prezzo della benzina: 0,65 euro al litro. Terza, la gente che ha una mentalità chiusa e pensa solo al lavoro: non l’avreste mai detto vero? Tutti pensano a Miami Beach come luogo di villeggiatura, ma i residenti la spiaggia non la vedono mai. Io da ottobre non metto piede al mare, eppure abito a un chilometro da lì. E anche i miei genitori si sono stupiti del fatto che ho visitato pochissimo della città. L’influenza, essendo a sud, è molto sudamericana”.

Cambia anche il modo di intendere il calcio. “Beh, se un ragazzino di 14-16 anni va in un settore giovanile italiano, lo fa per divertirsi ma anche perché ambisce a giocare in un grande club, guadagnare tanto, avere belle ragazze. Qui, se chiedi a un ragazzino perché gioca a calcio, ti risponde: per studiare gratis in un college rinomato. L’istruzione qui costa fino a 60mila dollari l’anno e puoi abbattere le spese facendo sport: se nel basket, nel baseball e nel football la competizione è altissima, nel calcio c’è ancora spazio. Del resto il soccer non decolla: pensate che le società invogliano gli spettatori con piscine attorno al campo, giri di birra e hamburger no limits, possibilità di conoscere gli atleti a fine gara. E’ il contorno che conta”.

Del Miami United che dire? “Affronteremo l’Npsl, terza divisione, partiamo sabato prossimo e vogliamo vincere il campionato. E’ una serie in forte espansione, con 19 squadre iscritte in più. Purtroppo il meccanismo è “malato”: se vinci il campionato e non ha il bugdet per il campionato superiore, beh, devi rinunciare. Può succedere pure che un team che finisce a zero punti, ma con un presidente facoltoso, possa comprarsi la categoria. Questo, ovviamente, toglie interesse al dato sportivo. Come livello, siamo alla pari di una Promozione italiana”.

E l’Italia come viene inquadrata a Miami? “Ci rispettano, amano il nostro Paese, il nostro cibo, impazziscono per gli antichi palazzi e monumenti. E quasi tutti sono stati almeno una volta nelle grandi città italiane. Poi, beh, per la politica ci prendono in giro: io dico che fanno più satira gli americani su di noi che Crozza in tv. Hanno fiducia nel nostro popolo, non nella nostra politica o economia e infatti non investono. Poi, beh, un giorno al campo di calcio, un americano mi fa: “Sei italiano? Conosce tre parole: mafia, Berlusconi e… Capitan Schettino”. E’ tutto dire”.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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