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Lanterna Duomo,
progetto bocciato perché
troppo lungimirante…

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Quasi un anno dopo il sisma di maggio, che ha scosso l’Emilia Romagna e il comprensorio Oglio-Po, la lanterna del Duomo, messa in sicurezza nel giugno scorso, attende ancora una sistemazione definitiva. Sin qui nulla di strano, perché i soldi sono pochi e di pazienza, invece, ne occorre tanta. Se non che anche la burocrazia sembra essersi messa di mezzo.

Casalmaggiore ha presentato alla Sovrintendenza dei Beni Culturali un progetto di sistemazione definitiva, redatto dall’architetto Barbara Concari, dall’ingegner Aldo Gerevini e dal geometra Stefano Busi. Progetto respinto dall’architetto Anna Maria Basso Bert, funzionaria addetta a valutare le proposte giunte dopo il terremoto per sistemare chiese e monumenti.

Pare però che il progetto sia stato rifiutato perché, per così dire, troppo lungimirante. In sostanza la Sovrintendenza chiede un intervento di puntellamento, dunque provvisorio, delle finestre e delle arcate della lanterna, in parte staccatasi dalla cupola del Duomo. Qualcosa del genere è accaduto alla chiesa di Sant’Andrea a Mantova. A Casalmaggiore però hanno pensato che allestire un ponteggio da 35mila euro per una semplice opera provvisionale è un modo per buttare via soldi, nel momento in cui è invece pronto un progetto definitivo, che non richiederebbe altri “aggiustamenti” negli anni e, nel complesso, consentirebbe di fare economia di fondi pubblici.

Così i tre progettisti hanno presentato sia un progetto provvisionale, che sistemerebbe le lesioni alla base e alla testa dei maschi murari che sorreggono il cupolino e necessario per partecipare al bando della Protezione Civile, sia un progetto definitivo, che sistemerebbe la lesione cardine su tutta la corona circolare di appoggio dei maschi murari. La Sovrintendenza ha risposto picche e allora Gerevini, Concari e Bussi hanno chiesto alla Basso Bert un incontro per ragionare della rivalutazione del progetto, tenendo conto dei principi di economia che lo animano. La polemica deriva dal fatto che l’architetto genovese non è mai stato a Casalmaggiore per un sopralluogo a Santo Stefano, il che fa pensare che la decisione sia stata presa a scatola chiusa.

Non solo: il progetto, spedito per tempo dai progettisti di Casalmaggiore agli uffici della Regione Lombardia, spostati a Mantova per quanto riguarda il distaccamento relativo al terremoto, è stato inviato in ritardo, da Mantova, alla Sovrintendenza di Brescia, finendo in coda. Anche qui qualcuno maligna: e se Mantova volesse tenersi in casa tutti i fondi?

Nel mentre una buona notizia: tra un mese sarà presentato il progetto per sistemare il tetto della casa parrocchiale e della stessa chiesa di San Leonardo. Sarà la Curia, che dovrebbe ricevere fondi Cei ad hoc (anche tramite l’8 per mille), a valutare poi se le opere di ristrutturazione potranno partire. Sperando che, in questo caso, la risposta sia positiva.

Giovanni Gardani

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