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La Polizia stradale
all’Oglio Po e al Romani
per la prevenzione

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Mattinata piena per il comandante provinciale della Polizia stradale Federica Deledda, che attende un bambino in grembo e nonostante tutto (o forse proprio per questo), ha voluto dedicare la giornata di oggi a Casalmaggiore ad un paio di incontri dal diverso contenuto ma dalla medesima importanza.

In primis, seppure con ritardo, alle ore 10.30 la Deledda, assieme ad alcuni uomini della stradale di Cremona, tra i quali il casalese Matteo Mennella, ha incontrato presso il reparto Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Oglio Po, diretto dal dottor Mauro Melpignano, alcune neo-mamme o future mamme: accolta dalla dott. Daniela Ferrari della direzione medica, dalla dott. Giuseppina Sartori della direzione amministrativa e dalla dott. Antonietta Santelli, responsabile della Pediatria Oglio Po, il comandante ha consegnate una brochure del progetto di sicurezza stradale “Io viaggio sicuro”, iniziativa pilota curata proprio dalla polizia stradale di Cremona, che presto però sarà estesa al resto d’Italia.

Dopo l’incontro presso l’ospedale Maggiore di Cremona, anche all’Oglio Po Federica Deledda ha evidenziato l’importanza della sicurezza in particolare per i più piccoli, sia per i genitori che trasportano i figli in automobile, sia per chi li trasporta in bicicletta. “Questa brochure” ha spiegato Deledda “è molto intuitiva, accattivante, aiuta a comprendere il significato delle istruzioni anche con disegni chiari, per facilitare chi non conosce la nostra lingua. Quando scegliamo il seggiolino per un bambino dobbiamo sapere che non è importante l’età, ma il peso e l’altezza. Sin dal primo viaggio, quello che dall’ospedale a giorni vi porterà a casa, dovrete avere cura del corretto trasporto del bambino. La brochure si può tenere nel contenitore del libretto di circolazione o nei documenti sanitari, essendo molto maneggevole. Inoltre, d’ora in poi, se mai la polizia dovesse fermarvi per strada e a bordo avrete un bambino, potrete essere premiati con un simbolico attestato: se lo trasporterete correttamente, infatti, vi verrà consegnato un documento che vi ringrazia per la vostra attenzione. E’ un modo per avvicinarci amichevolmente alla cittadinanza”.

Deledda, assieme al primario Melpignano, ha poi sottolineato l’importanza dell’utilizzo di seggiolini modello isofix, che sono incorporato nell’automobile e non inseriti tramite semplici cinture. “Meglio una tutina in meno per il bambino, ma un seggiolino più sicuro anche se un po’ più costoso” hanno suggerito Deledda e Melpignano “. E soprattutto si sfati la leggenda metropolitana dell’esenzione dalla cintura di sicurezza per le donne incinta. Non è vero: anzi la cintura di sicurezza, se portata correttamente, ossia passandola sotto la pancia, può salvare anche il bambino che portate in grembo. Tredici bambini non sono mai nati perché le madri non indossavano cinture di sicurezza. E i dati preoccupanti parlano di 60 morti in incidenti dai zero ai 13 anni, di cui 38 (il 64%, ndr) trasportati in modo non corretto, e di 900 feriti nella stessa fascia di età”.

La lezione di prevenzione e sensibilizzazione si è poi spostata al polo scolastico Romani, dove in aula magna, dinnanzi a una platea di 84 studenti, Federica Deledda ha ricordato il tragico destino di Martina Sarzi, ragazza di 17 anni scomparsa in un incidente stradale la notte di Pasqua. Era infatti presente anche la classe di Martina. “Quello che uccide per strada possono essere le scelte azzardate o le difficili condizioni di guida: sia per fattori esterni, come quelli atmosferici, che interni al nostro organismo, come quando si beve troppo. Il fattore umano è la principale causa di incidenti mortali: è importante imparare anche ad avere paura e soprattutto a non pensare di essere off-limits, perché limiti ne abbiamo eccome. La strada” ha spiegato Deledda “non riavvolge mai il nastro, anzi porta a conseguenze irrevocabili e ineluttabili. L’incidente, però, non è inevitabile: si può evitare imparando a conoscere il mezzo che si guida e i nostri limiti, appunto. E sviluppando, ovviamente, un forte senso di responsabilità. Questi incontri sono importanti per voi che siete giovani, ma anche per gli adulti: anzi, potreste andare a casa, oggi pomeriggio, e parlarne con i vostri genitori. Sareste di aiuto anche per loro”.

La discussione si è poi spostata sulla responsabilità dei giornali, accusati di spettacolarizzare troppo gli eventi. Un’accusa che ha spinto gli stessi giornalisti presenti in aula a rispondere, anche se il dialogo si è poi smorzato e anzi ha trovato una proficua soluzione nella promessa di fare rete tutti insieme (forze dell’ordine, giornalisti e utenti della strada stessi) per una campagna di informazione più approfondita e per il bene comune.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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