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Doppia impresa
casalasca Visioli-Varotti
nella Rewoolution Raid

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Una grande impresa, un en plein forse atteso ma comunque clamoroso, se teniamo conto della difficoltà estrema della gara, quasi degna di un no-limits. Andrea Visioli e Stella Varotti, il primo di Casalmaggiore, la seconda di Sabbioneta, hanno conquistato la prima tappa della Rewooolution Raid, gara multidisciplinare che nasce dall’orienteering, ma incrocia poi corsa, scalata, mountain bike e mette a dura prova anche gli atleti più allenati.

Entrambi inseriti nel team Pedini-Iret, hanno conquistato il primato sia nella gara maschile che in quella femminile, categoria Pro, anche se di vero professionismo non si può in questo caso parlare. Visioli era inserito in squadra con Michele Sartori e Roberto Mattioli; Varotti, invece, con Federica Zacchia e Stefania Zarotti: il team maschile, peraltro, ha vinto la Rewoolution Raid del 2012 (anche in quel caso doppia tappa, prima a Bergamo poi a Torbole-Nago) e quindi parte col piede giusto per provare a bissare l’impresa; il team femminile, nel 2012, si fermò invece alla vittoria della seconda tappa di Torbole. Quest’anno, insomma, si può sognare anche in rosa. La seconda gara, decisiva, si terrà il 20-21 settembre, come detto, tra Trento e Verona a Nago-Torbole. Contano i piazzamenti: in caso di parità, fa differenza il distacco ottenuto nelle due gare.

La gara di Bergamo, tenutasi nell’ultimo weekend, è partita dal Passo di Zambla, con 20 km a piedi, 40 in mountain bike, due sezioni di corsa orientamento e una nuova via ferrata, che porta a Cima della Croce e Monte Alben (2mila metri di altezza): un dislivello di quasi 3mila metri nel complesso, tra salite e discese. Dopo la nottata trascorsa al campo base sul Monte Poieto, in tenda, la seconda giornata è ripartita per l’ultima fase dell’adventure race con l’arrivo nello storico Lazzaretto di Bergamo.

Visioli, intervistato in esclusiva, racconta così l’emozionante esperienza. “Rispetto allo scorso anno” spiega l’orientista casalese “il percorso mi sembra più lungo e tosto fisicamente, almeno per la parte Pro. La parte amatoriale, invece, è adatta a tutti, come giusto che sia. Si tratta di una passeggiata, che può avvicinare molte persone all’attività fisica e alla natura, alla vista di un panorama davvero mozzafiato. A differenza della gara di orienteering classico, dove se salti una lanterna sei squalificato, nel raid hai solo una penalità: dunque, tatticamente, devi valutare se ti conviene saltare una lanterna, se ti conviene andarla a prendere, quale tattica usare insomma. Noi siamo andati a prendere tre lanterne in cima facendo la strada ferrata: 500 metri di dislivello a perdifiato in 50 minuti”.

Il paesaggio, però, meritava lo sforzo. “Assolutamente sì: 20 centimetri di neve sulle creste ma un sole e un cielo terso che scoprivano un magnifico orizzonte. Si pensi che abbiamo visto, a 1500 metri, il Duomo di Milano, il Monte Rosa e pure il Monviso, addirittura. Abbiamo rivinto questa tappa: ora dovremo confermarci a Nago-Torbole, dove l’anno scorso siamo giunti terzi, per vincere la classifica generale. E’ stata dura, dieci ore di gara a tutta birra, anche se nel secondo giorno l’orientamento ci ha permesso di gestire bene ogni passaggio e di tagliare per qualche scorciatoia. Sartori era la forza, Mattioli e io i tattici”.

E chi vince va in Nuova Zelanda con lo sponsor Rewoolution, in viaggio premio. “L’anno scorso ci siamo già stati, ma ci manca la Nuova Zelanda del Nord” scherza Visioli “vediamo di riuscire a fare il bis”. Con Stella Varotti che, dopo questo bel successo, spera di completare il prossimo 21 settembre, un’impresa tutta targata Oglio Po.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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