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Mensa scolastica
è scontro tra
comune e commissione

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Da un lato, da parte del comune, la garanzia di una gestione più “triangolata” della mensa scolastica, con tutti i soggetti chiamati in causa; dall’altro, da parte della commissione mensa, la richiesta di due documenti mancanti ma necessari per legge: il capitolato e la carta dei servizi.

Doveva essere un incontro di buoni propositi, che non sono mancati, ma per larghi tratti ha dato l’idea di essere un muro contro muro, con toni accesi, accuse reciproche e alcune uscite forse un po’ infelici. Anche qualche rappresentante dell’Asl, nel finale, ha alzato la voce, a conferma che non tutto, forse, è andato come si sperava all’inizio.

L’incontro pubblico sulla mensa delle scuole, che serve quasi 800 pasti al giorni, è iniziato attorno alle 17.45 presso l’Auditorium Santa Croce di via Porzio, per terminare quasi alle 19.20. Il sindaco Claudio Silla è partito da un punto fermo: “La mensa è indispensabile per il tempo pieno a scuola e questo è un beneficio sia per i ragazzi che per i loro genitori. Con il ripensamento dell’organizzazione degli spazi e il passaggio dal vecchio al nuovo plesso, oggi la mensa confeziona pasti per 8 scuole diverse, frazioni comprese, e anche per qualche adulto. Vogliamo implementare il servizio e per questo dall’anno 2013-2014 vi sarà una collaborazione ancora più stretta tra comune, Asl e commissione mensa. Dato che quello della commissione mensa è un ruolo delicato e strategico, vogliamo istituzionalizzarla e lo faremo in uno dei prossimi consigli comunali. A quel punto tutti i membri della commissioni seguiranno un rapido corso di formazione”.

Sin qui la mano tesa, con il dottor Vincenzo Casadonte, direttore Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione, che ha indicato “la qualità del cibo e degli stili di vita a tavola come un bisogno primario sul quale l’Asl deve dare garanzie. Deve essere garantita la miglior mensa possibile con le risorse a disposizione, sfruttando la piramide con gradiente quantitativo dall’alto al basso e la dieta mediterranea. Quasi sempre il rischio percepito è più alto di quello reale: questo è un retaggio del passato, quando ddt, diossina, etc, purtroppo sulle tavole arrivavano. Oggi su 53mila campionamenti testati a livello comunitario solo il 3,5% supera il livello di tossicità consentito, e dunque viene ritirati dal mercato. Dobbiamo poi distinguere i requisiti che definiscono la qualità del servizio mensa in tre categorie: elementi imprescindibili, importanti e i suggerimenti”.

Anche la dottoressa Francesca Mondini, dietista dell’Asl, ha confermato: “Vigiliamo da sempre sulla qualità della mensa e sui menù offerti, e non c’è nulla che non va in quella di Casalmaggiore. Certo, non possiamo controllare ogni giorno, ma tutto è in regola con i nostri controlli. La commissione mensa può aiutarci molto”.

E a proposito di commissione mensa, da qui in poi il dibattito si è accesso. Mariolina Federici, presidente della commissione mensa, ha chiesto perché la stessa non fosse stata ufficialmente invitata. “Abbiamo esteso un invito generico ai genitori” ha risposto Silla “non c’era bisogno dell’invito specifico per la commissione”. Dopo di che Federici ha spiegato che “la commissione, sui giornali, è andata solo per rispondere o perché stuzzicata dalle domande (evidente il riferimento al verme nell’insalata, ndr), e che ogni rilievo viene compilato su una scheda precisa e analitica. Purtroppo però non siamo mai stati ascoltati e nessuno, prima di adesso, ha pensato di formarci, come ora voi suggerite. Anche se, ripeto, il lavoro svolto dalla commissione è sempre stato puntuale e preciso”.

Silla ha chiarito che sulla buona fede della commissione non ci sono mai stati dubbi ma che non è facile garantire una mensa a tre stelle, altrimenti i prezzi del servizio aumentano e non possono gravare sul bilancio comunale. “I genitori, poi, non mi pare siano accorsi in massa stasera”. Ma, anche qui, va detto che l’orario non ha certo giovato alla presenza.

Giancarlo Simoni, responsabile del Gasalasco ma presente in qualità di genitore con un figlio che frequenta la scuola elementare, ha registrato tutto e poi, munito di leggi e incartamenti specifici, ha spiegato le ragioni della commissione. “Siamo contenti di questa vostra apertura” ha detto “ma a noi servono due documenti fondamentali: il capitolato, comprensivo di capitolato speciale d’appalto, e la carta dei servizi. Sono documenti obbligatori, sia che la mensa sia gestita dal comune sia che sia esternalizzata (il caso della mensa di Casalmaggiore rientra nel primo caso, ndr). Qui rappresento anche i 162 firmatari, e cresceranno, della petizione per migliorare la mensa: non chiediamo perfezione, ma chiediamo che si tenda all’eccellenza. Il capitolato non è burocrazia, è un sistema per capire dove sia la qualità, per avere parametri valutativi. La carta dei servizi per i genitori, prevista dalla legge Ciampi del 1994, è invece una cartina di tornasole dove il comune si impegna a garantire determinati servizi verso l’utenza, ossia verso bambini e genitori. Su molti altri comuni che gestiscono mense scolastiche questa carta dei servizi c’è, è visibile dal sito, a Casalmaggiore manca”.

“Sulla questione delle priorità” ha sostenuto Simoni, rispondendo a Casadonte “si parla nella nota del Ministero della Salute di prestare attenzione ai prodotti a filiera corta, Igp, Dop, dal ridotto impatto ambientale, ossia il biologico. Il prezzo fa paura? Alcuni studi dicono che una mensa bio graverebbe sui costi solo per un 10% in più, anche perché il mercato del biologico è cambiato”.

Silla ha ricordato che la procedura per attivare il capitolato è partita un anno e mezzo fa, ma “vogliamo fare le cose per bene e servono tempi tecnici”, mentre Casadonte ha sostenuto che in realtà quelli indicati da Simoni non sono obblighi ma “linee guida, che come tali non vincolano nessuno”. “E’ dunque il comune che decide” ha ribattuto Simoni “quindi chiediamo che il comune segua queste indicazioni”.

Guido Rubini, maestro delle scuole di Vicomoscano, ha difeso la causa della commissione. “La qualità del servizio, negli ultimi cinque anni, è peggiorata. Non voglio contraddire l’Asl ma ho mangiato per venti anni a scuola e credo di essermi accorto del cambiamento. Ricordo che tutti i genitori, anni fa, si sono detti disponibili a spendere qualcosa in più pur di avere una mensa bio. Poi il servizio è stato centralizzato e questa piccola rivoluzione è finita nel nulla. Manca soprattutto la comunicazione con le famiglie”.

Qui si è aperta la bagarre, con l’Asl che ha arroccato parlando di assaggi soggettivi ma di standard qualitativi rispettati e Simoni che ha elencato una serie di esempi di alimenti e di casi, che contraddicevano, a suo dire, il parere degli esperti. “E poi” ha ribattuto la commissione mensa “sono i bambini a chiedere un cambiamento, non solo noi genitori”. L’uscita di una delle componenti del servizio mensa, in verità abbastanza infelice, ha ulteriormente alzato i toni. “La verità è che conosciamo più i gusti dei vostri bambini noi della mensa, che voi a casa. Dovete fare educazione alimentare”. Come detto, un pensiero evitabile, senza riprove.

Nella bagarre la chiusura è spettata a Bruna Masseroni del presidio Asl sul casalasco, evidenziando anche bruscamente che la mensa è a posto e che la lettura di Casadonte è la più autorevole possibile, essendo lo stesso dottore inserito nella commissione che stilò quelle linee guida citate. Maria Careddu, insegnate delle elementari di Roncadello (e prima di Cappella), ha chiesto alle parti di fare uno sforzo e venirsi incontro. Giusta prospettiva, ma sarà ancora realizzabile dopo le “scornate” di ieri?

Giovanni Gardani

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