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Azotal, ecco il piano
sicurezza che i cittadini
devono conoscere

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Una settimana fa, martedì 4 giugno, in serata, la paura è stata forte: è bastata una piccola fumata proveniente dallo stabilimento Azotal di Casalmaggiore (si era fuso parte di un tubo di polietilene) per far scattare l’allarme.

Sul posto Carabinieri e Nucleo Batterio Chimico dei vigili del fuoco di Cremona. Il problema si è risolto in pochi minuti, ma l’eco della vicenda non lascia certo tranquilli i casalesi, trattandosi di una fabbrica che produce urea ultrapura, oltre ad altri composti chimici, prevalentemente utilizzati per l’ammoniaca. C’è chi parla di disastri pesantissimi in caso di incidenti, chi si sbizzarrisce con i numeri e snocciola i metri che potrebbe coprire l’eventuale nube tossica, chi teme esplosioni letali anche per il caseggiato. La verità, però, sta nelle carte, le stesse che la ditta Azotal ha prodotto e ogni anno aggiorna: abbiamo dato uno sguardo alle stesse, disponibili in comune per qualsiasi cittadino, scoprendo che dal 2008 l’Azotal, dopo un cambio di proprietà, ha investito parecchio negli standard di sicurezza. Sia per quanto concerne l’inquinamento atmosferico, che ambientale. Per cominciare è stato realizzato un impianto di depurazione dell’acqua che esce dalla fabbrica prima dello scarico in acque superficiali.

Ma non è tutto: il confronto tra gennaio 2008 e marzo 2011 (piano tuttora vigente) è abbastanza lampante. Nel 2008 i metri di sicuro impatto (e di elevata letalità) sono 20. La stessa distanza mantenuta nel luglio 2009 e nel marzo 2011, periodi delle successive rilevazioni: a correre rischi enormi sarebbero i lavoratori della stessa azienda. Diminuiscono invece sia la soglia di danno (lesioni irreversibili) che la soglia di attenzione (lesioni reversibili): la prima è scesa dai 235 metri del 2008 (si parla di raggio, ovviamente) ai 120 del 2009 agli attuali 70; la seconda dai 1020 metri del 2008 ai 480 del 2009 agli attuali 330. In sostanza, ad oggi, a rischiare sarebbe la zona che arriva tra la fabbrica Cogeme e la Latteria Padania. Cinque anni fa l’impatto poteva arrivare anche alla parte ovest della frazione di Vicomoscano e alle strade statali 343, 420 e 358.

Nell’ultima scheda prodotta da Azotal, risalente al novembre 2011, si parla di tre tipologie di rischio: incendio, esplosione e rilascio di sostanze chimiche. Per ognuna di queste la Azotal ha sistemi di sicurezza, come valvole sensoriali, pneumatiche e di blocco e distributori fissi a pioggia d’acqua. Le sostanze chimiche utilizzate sono nitrato di ammonio, nitrato di potassio, gas naturale, gasolio per autotrazione e ammoniaca anidra. Proprio nel giugno 2009 la Azotal ha realizzato, nel suo stabilimento di 41700 metri quadrati, una modifica all’impianto dell’ammoniaca che consente di ridurre sia le frequenze attese che le aree di danno associate all’ipotesi di incidente “Rottura tubazione di trasferimento ammoniaca anidra”. A questo è associata una sirena che consentirebbe di lanciare l’allarme.

Il 20 aprile scorso si era mossa anche la politica: il Listone aveva presentato interrogazione agli uffici competenti del comune, anticipando di un mese e mezzo il piccolo incidente di questa settimana. E ottenendo, nella giornata di giovedì scorso, risposta: esiste un piano di emergenza sia da parte dell’Azotal (piano interno), sia da parte del comune (piano esterno), sia per quanto concerne il trasporto su rotaia delle sostanze. In caso di incidente, raccomanda la stessa ditta, la principale misura di tutela consiste nel riparo al chiuso, chiudendo impianti di condizionamento o ventilazione che prelevano aria dall’esterno. In caso si bruciore ad occhi e naso, occorre usare un fazzoletto bagnato per proteggere le vie respiratorie, mentre è opportuno porre sempre ascolto agli avvisi, mediante altoparlanti, di vigili del fuoco, dei carabinieri, della polizia stradale. Tutto questo, nella speranza che questi dettami non debbano mai essere seguiti.

Giovanni Gardani

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