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La storia di William,
a Casalmaggiore
per creare meraviglie

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Quando, un anno e mezzo fa, il padre James Boakye gli ha detto di andare in Italia per trovarsi un lavoro, per William Opoku Agyemai, 25 anni da Kumasa (Ghana), la porta dell’arte sembrava chiudersi definitivamente. Perché lavoro, per il genitore, che pure è un grande artista nella terra natia, significava finire in qualche fabbrica o in quale appezzamento di terra. Lavori nobilissimi, per carità, perseguiti con sudore della fronte: ma allo stesso tempo costretti a lasciare zero spazio alla creatività, alla fantasia, al talento.

Un anno e mezzo dopo, invece, William, testardo, ha scelto la strada del cuore, forse anche quella del cervello, di sicuro ha seguito l’istinto e quegli studi che, dopo la “Secondary School” spesa a studiare storia dell’arte (e a mostrare a tutti le meraviglie create), lo ha spinto a non abbandonare la strada maestra, che tanta fortuna aveva garantito al padre.

Oggi William viene ospitato da Bruno Arcari, dell’omonimo negozio di cornici (ma all’interno si trovano anche quadri del Goliardo Padova, oltre ad opere realizzate dallo stesso proprietario, alcune davvero notevoli), e nel retrobottega dà sfogo a tutta la sua eclettica abilità. Il padre, scultore affermato in Ghana, gli ha dato i geni giusti, la giusta predisposizione: lui, William, ci ha messo però del suo, sperimentando, creando, cercando nuove strade. “Pensate che gli ho dato in mano un aerografo” spiega Bruno Arcari “e dopo poche ore aveva già realizzato queste meraviglie”, e intanto indica alcuni pezzi di stoffa realizzati con motivi etnici, chiaro segno dell’influenza del Continente Nero su William.

Quando lo raggiungiamo per scattare qualche foto, sta lavorando ad un bassorilievo di una sirena: ma, pochi metri più in là, su un altro tavolo, si trovano soggetti diversi, che molto hanno a che spartire con la nostra cultura e il nostro territorio. Una Pietà, per esempio, con Maria che abbraccia il Cristo appena tolto dalla croce, e due vecchietti che giocano a scacchi. Sacro e profano insieme. Opere d’arte che stupiscono per la semplicità con cui vengono realizzate. E William, nato scultore, come detto va anche oltre, realizzando quadri e cercando di non sentirsi mai sazio. Il suo sudore è qui, in una bottega artigiana vecchia maniera.

Parla poco l’italiano, ma si fa intendere: su un piccolo tablet custodisce gelosamente foto delle opere migliori del padre, che mostra con orgoglio, senza rendersi forse conto che a breve potrebbe anche superarlo in maestria (questo lo diciamo noi, sbilanciandoci un po’). “Mi stupisce” spiega William “un fatto: da noi, in Ghana, si realizza un’opera d’arte, un manufatto, qualsiasi cosa, per la vendita. Se non vendi, non realizzi. Qui, invece, le vostre botteghe sono piene di oggetti. Noi siamo abituati a un ricambio totale della merce, qui non è così”. Bruno Arcari sorride e conferma: “Là l’arte è anche turismo e folklore, qui invece rischia di divenire un tesoro per collezionisti. E allora le botteghe restano piene e si vende poco”. Ma finché c’è talento, c’è speranza.

Riuscirà William a sfondare o almeno a perseguire il suo intento? Riuscirà a soddisfare il desiderio del padre di un futuro migliore e soprattutto garantito economicamente? Riuscirà insomma a coniugare pane e arte? Questo non lo sappiamo, ma di certo William, nella piccola Casalmaggiore, prova a inseguire un sogno. E la sua storia, ci sembrava degna, al di là del finale che non possiamo conoscere ma solo augurarci, di essere raccontata.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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