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Zavattini e Sgarbi
raccontano Toni Ligabue,
“il Van Gogh padano”

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Nella foto, il presidente del “Centro Ligabue” Augusto Agosta Tota ed il critico d’arte Vittorio Sgarbi

Zavattini racconta Ligabue. Lo scrittore è il “Cicerone” di una antologica del Van Gogh padano a Riccione con 75 opere tra dipinti, sculture, disegni, dagli esordi agli ultimi anni di vita. Augusto Agosta Tota: “La Biblioteca Panizzi di Reggio ed i Musei Civici ci hanno  prestato gli scritti di “ZA” e venti quadri di Toni.  La mostra si concluderà il 6 ottobre”. Una intera sezione è dedicata allo scrittore e sceneggiatore di Luzzara.

Guastalla – “Sì, Cesare Zavattini racconta, da par suo, il pittore Toni Ligabue, da Sgarbi definito il Van Gogh padano. E’ lui il “Cicerone” della mostra antologica voluta dal comune di Riccione che sarà inaugurata l’11 luglio e terminerà il 6 ottobre.  La biblioteca Panizzi di Reggio ed i Musei Civici ci hanno  fornito tutto il cartaceo zavattiniano e venti splendide opere.Io ho raccolto tutte  le 75 opere in mostra. I vacanzieri, italiani e stranieri, conosceranno il talento di Ligabue, la sua popolarità”.

Augusto Agosta Tota, guastallese doc, presidente del “Centro studi & Archivio Antonio Ligabue” di Parma, anticipa i contenuti della grande mostra.

Presidente Tota, Zavattini che racconta Ligabue è un inedito?

“Direi di sì. Anche se otto anni fa ad Orzinuovi avevamo allestito qualcosa del genere;ma all’epoca con Zavattini c’era anche Marino Mazzacurati. Ora Zavattini è l’unico Cicerone della mostra. Idealmente dunque Cesare Zavattini  (Luzzara 1902- Roma 1989)può essere considerato il regista di questa esposizione”.

Che si snoda….

“Tra le sale di Villa Franceschi e quelle di Villa Mussolini”.

Titolo?

“Toni e la sua arte nel racconto di Cesare Zavattini”.

Si tratta dunque di una mostra antologica, completa, complessa. Come è stata impostata?

“Per sezioni  tematiche.I visitatori vedranno tutti i soggetti prediletti da Ligabue tra i quali gli autoritratti dallo sguardo sempre carico di nuove intense riflessioni psicologiche e le raffigurazioni del mondo animale, nella sua ferocia primordiale”.

E  la presenza di Zavattini?

“E’ importante, significativa.Già negli anni ’50 Zavattini si era avvicinato all’arte dei candidi. Memorabile la sua monografia su Ligabue, un testo poetico edito da Franco Maria Ricci nel 1968. Ed il percorso espositivo si conclude proprio con una sezione dedicata a “Za” pittore”.

Ci può anticipare i contenuti?

“Di Zavattini i visitatori vedranno dipinti ed opere grafiche realizzate tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, alcune delle quali esposte per la prima volta in pubblico.Sono opere che provengono dai Musei Civici di Reggio Emilia e dall’Archivio Cesare Zavattini situato presso la bIblioteca Panizzi”.

Da Augusto Agosta Tota, a Sgarbi, che definisce Toni “il perfetto artista popolare”.

Professor Sgarbi, Toni Ligabue (Zurigo 1899- Gualtieri  1965) è stato definito in tanti modi. Lei come lo valuta…

“E’ il perfetto artista popolare che non può non raccogliere i favori di Zavattini e di coloro che trovano in lui un sicuro punto di riferimento nella cultura italiana del dopoguerra”.

Che “popolarità” è quella di Ligabue?

“ Una popolarità che supera anche le contrapposizioni sociali  e politiche che esistono  tra gli osservatori delle sue opere”.

Da sempre Ligabue è conosciuto come “Toni al matt” per le sue stravaganze, la vita errabonda e selvaggia nelle golene del Po, i vari  ricoveri nel manicomio S. Lazzaro di Reggio….

“Ligabue è un genio popolare. Un genio che viene conosciuto  attraverso una combinazione nella quale la vicenda autobiografica e la malattia mentale  svolgono un ruolo decisivo”.

Oggi che Ligabue abbiamo?

“Per anni la sua interpretazione critica è stata legata a letture estemporanee o al ricorso a luoghi comuni, anche terminologici che non erano in grado di attribuirgli un’immagine meno “fumosa” e più terrena. Ma oggi possiamo dire di avere un Ligabue più concreto di quanto non risultasse in passato”.

Cioè?

“Un artista in cui l’istinto gioca certamente un ruolo di notevole rilievo, ma che non è certo privo di quella che viene chiamata la “ragione dell’arte”, cosciente di avere una base di formazione, per quanto empirica e non colta”. (e.p.)

Enrico Pirondini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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