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L’Imam di Casablanca:
“La religione islamica
ripudia il terrorismo”

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Nella foto, da sinistra l’Imam Mohamed Hajjou, il presidente Leonardo Stringhini e il figlio dell’Imam

Mohamed Hajjou è l’Imam di Casablanca, riferimento religioso della seconda moschea per grandezza del Marocco. Il Rotary Club Casalmaggiore Oglio Po presieduto da Leonardo Stringhini ha avuto l’onore di ospitarlo mercoledì sera, 11 settembre (la concomitanza con la data della strage delle torri gemelle non era certo voluta). L’Imam si trova nel nostro paese in quanto, ha spiegato, lo stato marocchino invita spesso i propri Imam a visitare vari paesi nel mondo sia per far conoscere la religione islamica sia per sostenere nella preghiera i fedeli che vivono all’estero. Inoltre alcuni dei suoi 6 figli vivono nel nostro paese.

L’imam era accompagnato da uno di loro, Jousse Hajjou, che fungeva da traduttore, e con lui c’era anched il genero Ahmed Ghanem, ingegnere di origine egiziana residente a Monza.

L’Imam ha raccontato la sua storia personale: nato nel 1953, all’età di 5 anni ha iniziato lo studio del Corano sino ai 14 anni. Ha iniziato la sua opera in una moschea nel 1984, poi nel 1993 si è trasferito in un’altra moschea ed oggi guida una delle più importanti del paese, a Casablanca, la città più popolosa del Marocco.

Il riferimento continuo alla pace è stato il leitmotiv del suo intervento: “Tutti in Marocco viviamo in pace – ha affermato – con gli ebrei, con i cristinai, gli africani, nel segno del rispetto reciproco. Il nostro Re Mohammed VI vuole la pace, non certo la guerra. E io ringrazio gli europei che rispettano i musulmani”.

Quindi un passaggio interessante: “La nostra religione non contempla l’eroismo, è per il rispetto del forte nei confronti del debole e del ricco nei confronti del povero; chiede il bene e la pace, non il terrorismo. Nessuna religione al mondo vuole l’uccisione, anzi il Corano indica che se uccidi una persona è come se uccidessi tutti”.

Concludendo il breve discorso: “Vi invito tutti nel mio paese, sarete i benvenuti, speriamo che il mondo entri in un periodo di pace e di sicurezza. Purtroppo quando mi rivolgo a un consolato, ho l’impressione che mi vedano come un potenziale terrorista”.

Varie le domande poste dal pubblico di soci ed ospiti, anche se non tutte hanno trovato una precisa risposta. Una: il rapporto tra gli Imam dei paesi maghrebini e quelli che operano in Italia, alcuni dei quali predicano bene e razzolano male: “Nel nostro paese l’Imam è controllato, molto più di quanto accade in Europa. Io sono venuto proprio per chiedere rispetto alla gente. In Marocco l’Imam deve riferirsi alla preghiera, non deve svolgere ruoli politici”.

Basta studiare 10 anni da ragazzo per diventare Imam? “Si studia seguiti da un Imam, poi si arriva a ricoprire una serie di incarichi, e qualcuno può diventare Imam. Da noi non c’è una gerarchia religiosa”.

Sulla domanda più scottante si è acceso anche un piccolo dibattito: perché in occasione di alcuni fatti deplorevoli quali le celebri vignette sulla vita di Maometto o il rogo di copie del Corano, episodi assolutamente da condannare fermamente, si è assistito nei paesi arabi a movimentazioni delle masse (con coinvolgimento di persone che nulla hanno a che vedere con quei fatti) di cui non c’è traccia per altri episodi pure da condannare, quali ad esempio l’uccisione di una ragazza solo per aver baciato un occidentale?  La risposta ha insistito sul fatto che “la religione musulmana vuole perseguire solo il bene della gente”. Quanto all’11 settembre, “non sappiamo ancora chi veramente sia il responsabile di quei fatti, l’unica cosa certa è che un musulmano non deve uccidere”.

Infine, cosa pensa di Papa Francesco? “Sta prendendo la strada giusta, conosce le religioni e difende i paesi più poveri”.

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