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Duomo gremito per
il primo saluto a
don Marco Notarangelo

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Una grande festa, più che una cerimonia. Duomo gremito e tanti applausi uniti alla certezza di avere trovato il nuovo pastore per i prossimi anni, che affiancherà il parroco don Alberto Franzini e gli altri sacerdoti don Bruno Galetti e don Angelo Bravi.

Don Marco Notarangelo, il più giovane vicario della storia di Santo Stefano e San Leonardo, si è presentato con timidezza e tanti sorrisi alla sua nuova comunità. A soli 26 anni questo è il suo primo incarico, giunto in una parrocchia definita “non facile” dagli stessi fedeli di Casalmaggiore.

Il primo saluto è arrivato da don Alberto, che ha ricordato la presenza di Sandra e Nicola, genitori di don Marco, arrivati da Cassano d’Adda, dove la famiglia vive, e tra le prime file nei banchi della navata centrale. “Chiamiamolo pure don Marco junior” ha scherzato il parroco ricordando don Marco Anselmi, che proprio sabato si è insediato a Pomponesco dopo l’esperienza di Casalmaggiore “. Porta con noi lo stupore e la freschezza dei suoi 26 anni: sai di incontrare” ha aggiunto il parroco rivolgendosi a don Marco “le difficoltà che ogni percorso di fede porta con sè, ma ti auguriamo di cercare sempre il Bello, il Vero e il Giusto. Così saprai reggere anche nella tempesta”.

La messa è poi proseguita con le letture tratte dal libro del Profeta Amos, la lettera di San Paolo a Timoteo e il Vangelo di Luca, letto da don Angelo Bravi. Poi la grande attesa ha raggiunto l’apice con l’omelia di don Marco, che prima ha commentato il brano appena letto, spiegando che il centro di quella Parola è “la capacità di discernere le strade che portano a servire Dio e la ricchezza, perché i due percorsi non si incrociano” e sottolineando che “Dio è l’unica cosa che non si consuma mai”. Poi don Marco ha salutato la comunità, che lo ha applaudito al termine del suo discorso: “Sono giovane, mi sento inadeguato, ho timore. Ma ho anche la certezza nel Signore e da lui prendo la voglia di servire. Mi presento a voi con una frase di San Paolo ai Galati: “Non vivo più io, ma è Cristo che vive in me”. Aiutatemi a farlo nella maniera migliore, con la vostra preghiera e la vostra sincera amicizia. Ne avrò bisogno”.

Particolarmente toccanti due momenti: la sfilata, durante l’offerta, dei più giovani parrocchiani, alcuni dei quali, senza doni, hanno comunque voluto stringere la mano al nuovo arrivato. Poi lo scambio del segno della pace, con don Marco che è sceso dall’altare per salutare con un abbraccio i suoi genitori.

Infine il saluto della parrocchia, affidato a un messaggio poco prima del canto finale. “Ti conosciamo da pochi giorni, ma ci piace già il tuo coraggio, il tuo sorriso e i tuoi 26 anni, che sanno di gioia. Sappiamo che la parrocchia del Duomo non gode di una buona reputazione, ma tu hai accettato la tua missione tra noi: ora siamo noi a doverci dare da fare per piacerti. Buon cammino, ti accogliamo come un dono”.

Don Alberto ha spiegato che forse il termine “cattiva reputazione” è un po’ forte. “Del resto, quale parrocchia, in questi anni difficili, non vive momenti tosti?”, poi lo stesso parroco ha invitato tutti in Duomo per un brindisi sobrio, “in stile Papa Bergoglio“. L’amministrazione comunale, al termine della messa, ha salutato don Marco in modo informale, con l’assessore Tiziano Ronda che ha raggiunto il sacerdote poco prima del suo ingresso in sagrestia. Il canto finale non poteva essere casuale: è stato infatti scelto un brano italiano della Giornata Mondiale della Gioventù. Il giusto tributo al più giovane dei preti passato, anzi appena arrivato, a Casalmaggiore.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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