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Minacce, tentate truffe
e camperisti scappati:
la scia dei sinti…

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Nella foto la carovana sinti ferma a Casalmaggiore in zona industriale

Adesso sì, se ne sono andati. “Per fortuna” sospirano quasi tutti i cittadini di Casalmaggiore e di Sabbioneta, città che i nomadi di origine sinti hanno scelto come tappe nella giornata di venerdì. Non si tratta, come qualcuno potrebbe superficialmente pensare, di un pensiero legato alla diffidenza verso questa popolazione (o, spingendosi oltre, di razzismo). Semplicemente è un discorso di buon senso perché i sinti, di origine spagnola, francese e italiana, si sono lasciati dietro le spalle una scia di cattivi comportamenti, minacce e tentate truffe.

Gli episodi riportati si riferiscono alla giornata di venerdì, ma c’è chi ricorda altri momenti sicuramente poco piacevoli e tranquilli che si rifanno allo scorso 2 settembre, giorno in cui la carovana arrivò nel territorio la prima volta. Episodi rimasti tuttavia nascosti sin qui. Partiamo da venerdì: subito dopo avere lasciato la zona industriale di Casalmaggiore, otto caravan sinti sono partiti e, già da metà pomeriggio, hanno sostato a Sabbioneta. Dove? In un’area ricavata appositamente dal comune e dalla Pro Loco della Piccola Atene dedicata al raduno dei camperisti in corso. I sinti l’hanno pensata in modo furbo: hanno infatti pensato di confondersi in mezzo agli altri camperisti, per riuscire a passare inosservati e indisturbati almeno nel weekend in corso, durante il quale si sta tenendo la manifestazione.

Qualcuno però ha notato i movimenti sospetti e ha avvisato i carabinieri: i militari, prontamente intervenuti, soltanto attorno a mezzanotte sono riusciti a fare “sloggiare” gli sgraditi ospiti. Tutto questo facendo un regolare appello tra i camperisti iscritti e i nomadi infiltrati. Tuttavia lo sgombero è costato caro all’iniziativa: infastiditi, infatti, i camperisti “regolari” avevano già deciso di abbandonare la zona, per paura di furti o di gesti poco civili. Morale? La manifestazione si terrà comunque ma i camperisti hanno parcheggiato in altre zone del comune sabbionetano e dunque non si avrà quella bella concentrazione di mezzi che gli organizzatori, giustamente, si auguravano.

Non è tutto: i sinti, infatti, si sono spostati ancora a Casalmaggiore, dove in una pizzeria della città hanno chiesto 4-5 pizze già tagliate e poi hanno detto di non avere soldi. A quel punto il proprietario non si è fatto impietosire: “Piuttosto che regalarvele le butto via”, avrebbe detto e le parole sarebbero state seguite subito dai fatti.

Questo, come detto, è successo venerdì. Ma già il 2 settembre altri episodi poco formativi, oltre a quello dello sterco e della sporcizia lasciata per strada, erano accaduti: in particolare, presso il distributore Agip sulla Sabbionetana, un uomo avrebbe minacciato la titolare di fare saltare tutto l’impianto se non gli avesse fatto benzina gratuitamente. La famiglia che gestisce il distributore, che il sabato doveva partire per una giornata di ferie, ha deciso di rimandare, temendo ritorsioni. E non è tutto: sempre allo stesso distributore esiste un sistema self service che non è ancora tarato, come molti, sulle nuove banconote da 5 euro. Non le accetta, in pratica. Ebbene, uno dei nomadi, di notte, ha provato a inserire comunque le banconote e ha ingolfato il sistema, rimasto fuori uso nei giorni seguenti. Non contento, il nomade il giorno dopo ha chiesto al proprietario di restituirgli la banconota da 5 euro, che la macchinetta si era mangiata, a suo dire (in realtà non era mai stata inserita). Quando i nomadi, in un primo momento, hanno invece deciso di fare benzina in modo “ortodosso”, al momento di pagare hanno tirato fuori un Bancomat bloccato. Forse era stato rubato, è stato il sospetto del titolare, che comunque, per fortuna, ha ottenuto alla fine il pagamento in contanti.

Non così bene è andata, sempre il 2 settembre, ad una pizzeria di Sabbioneta: qui i sinti hanno ordinato la pizza da asporto ma hanno pagato poi con un assegno. Peccato che il pezzo di carta consegnato fosse falso. Insomma, altro che razzismo o diffidenza. Stanti questi episodi, sembra semplicemente un problema di buon senso. Anzi, di buona civiltà.

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