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“Via il fumo dagli
occhi”. E presto
anche dalle scuole

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Nella foto, studenti e relatori dell’incontro informativo

“Fumo perché l’ho visto fare da mio padre”. Oppure: “Tanto si deve morire lo stesso”. Queste, alcune delle osservazioni più curiose formulate dai ragazzi delle classi quarte e quinte del Polo Romani di Casalmaggiore durante l’ora e mezza dedicata ai rischi del fumo. Un’iniziativa intitolata ‘Via il fumo dagli occhi’, che la preside Antonella Maccagni ha voluto in concomitanza con l’uscita del decreto legge (in attesa di essere trasformato in legge entro il 13 novembre prossimo) che vieta l’uso della sigaretta in tutto il perimetro scolastico.

A parlare delle enormi conseguenze negative sull’organismo è intervenuto il primario di chirugia dell’ospedale Oglio Po di Vicomoscano, Ernesto Laterza accompagnato dal chirurgo Dario Somenzi e dal primario di Rianimazione del medesimo ospedale casalese Luigi Borghesi qui in veste istituzionale quale vicesindaco di Casalmaggiore.

Laterza ha esordito dicendo che il fumo non è un vizio né un’abitudine ma una vera e propria tossicodipendenza che determina assuefazione provocando conseguenze negative sull’organismo fino ad accorciare la vita di un fumatore persino di 10 anni. Una vera e propria epidemia che nel corso del XX° secolo ha portato alla morte ben 110 milioni di persone.

Molto interessante la storia del tabacco illustrata da Laterza attraverso diapositive che hanno mostrato come già all’età del bronzo si annusassero, aspirassero e masticassero foglie di tabacco e come dopo la scoperta dell’America un certo Jean Nicot ambasciatore alla corte del re di Francia ne consigliasse l’utilizzo terapeutico a Caterina de Medici.

Il tabacco in Italia entrò nel 1671 mentre la nascita della sigaretta in Europa è del 1832. La diffusione maggiore si ebbe vent’anni dopo, durante la Guerra di Crimea, quando i soldati iniziarono a riempire di tabacco le capsule vuote dei proiettili, creando i presupposti per una produzione mondiale che nel 1940 fu di 50 mila miliardi di sigarette diventate sessant’anni dopo 6 milioni di miliardi.

Facile comprendere come dietro questi dati si nascondano business stratosferici tale da portare le industrie del tabacco a condizionare le popolazioni con spot pubblicitari anche indiretti capaci d’indurre al consumo anche donne e ragazzi la cui età in Italia arriva a scendere persino al di sotto degli otto anni.

Per spirito di emulazione, per sentirsi grandi, per vincere un’emozione, e altri fattori che i medici invece spiegano come un vero e proprio ingresso in un tunnel da cui poi è molto difficile uscire.

Rosario Pisani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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