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Romani, scioperanti
ora rischiano voto
in meno in condotta

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Nella foto studenti a colloquio con il sindaco Silla venerdì durante lo sciopero

Alla fine il clima del giorno dopo è stato abbastanza disteso, contrariamente a quanto ci si poteva attendere: il riferimento è allo sciopero che molti studenti hanno organizzato, senza largo preavviso, venerdì mattina per protestare contro le condizioni della scuola in generale e del Romani di Casalmaggiore in particolare.

La dirigente scolastica Antonella Maccagni e molti professori sembravano infatti intenzionati a convocare un’assemblea di chiarimento con gli stessi ragazzi che hanno scioperato, raccogliendo in tutto 450 firme, anche se forse gli scioperanti erano qualcuno meno. L’assemblea non c’è stata, ma è stata semplicemente rinviata a martedì, come spiega il rappresentante d’istituto Paolo Ghirlandi, che fa parte del gruppo di ragazzi che ha deciso di non partecipare alla manifestazione di venerdì.

Muro contro muro tra studenti, tra chi ha scioperato e chi è rimasto in classe? Non proprio. “Il clima era sereno” spiega Paolo “senza tensioni. L’unica reale preoccupazione era riferita al dubbio sull’eventuale punizione per gli scioperanti. Alcuni professori volevano applicare l’assenza ingiustificata, perché sostenevano che quando un lavoratore sciopera non prende paga e così deve essere, in qualche modo, anche per gli studenti. Questo eventuale provvedimento costerebbe un punto in meno nel voto della condotta, ma non so sinceramente cosa decideranno la preside e i professori”.

Perché l’assemblea è saltata? “Diciamo che già venerdì, giorno dello sciopero, volevamo riunire i ragazzi rimasti in classe per chiarirci le idee tra noi. Ma l’aula magna può contenere un centinaio di persone e a scuola eravamo in 250, forse anche di più. Dunque abbiamo rinviato, per organizzare meglio il tutto e per ottenere anche la firma e il consenso della dirigente scolastica”.

Organizzazione, dunque. Questo il punto dolente. “Io stesso” spiega Ghirlandi “ho saputo dello sciopero solo alle 20.30 del giovedì. A mio avviso serviva più tempo, per capire le motivazioni, per spiegarle ai partecipanti. Per questo non ho partecipato: se fossi stato informato prima, probabilmente avrei capito e condiviso il perché di questa manifestazione”.

Qualche numero: se il Polo Romani ospita 700 studenti e 250 sono rimasti in classe, allora erano davvero 450 in piazza a sfilare. “Può darsi, teniamo anche conto che qualche assente si conta sempre. Comunque non è un problema di cifre. Sarebbe superficiale ridurre il tutto a una maggioranza numerica”.

Dove sta allora la questione? “Il fatto è che noi studenti non scioperanti siamo stati accusati di essere rimasti in classe per non inimicarci i professori. In realtà nell’assemblea che speriamo di organizzare martedì vorremmo semplicemente fare capire agli scioperanti che i nostri motivi vanno oltre e che sono validi almeno tanto quanto i loro. Non avevamo secondi fini, affatto”.

Sarebbe servito il consenso della preside? “No, per lo sciopero no, a quanto ne sappiamo. Però, a mio avviso e secondo tutti quelli che sono rimasti a fare lezione, bastava organizzare tutto per tempo per evitare dissidi e problemi”.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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