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Listone, incontro a
Quattrocase: “Agricoltura
biologica arma anti crisi”

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Nella foto Ambrosoli con “Tino” Rosa lo scorso 4 ottobre (Foto Gigi Ghezzi)

E’ stata una serata con tematica particolarmente attuale (il ritorno ai campi come antidoto alla crisi) quella organizzata venerdì alle ore 21 presso l’oratorio di Quattrocase dal Listone di Casalmaggiore, con la partecipazione dell’esperto casalese di agricoltura Costantino Rosa e l’introduzione della “padrona di casa” Rosetta Vicini. Rosa, peraltro, aveva incontrato lo scorso 4 ottobre il consigliere regionale Umberto Ambrosoli illustrando alcune priorità ed esigenze della nostra campagna.

Alla presenza di circa trenta persone, per la maggior parte agricoltori di Quattrocase e Valle, due frazioni che anticamente formavano la “grande Valle di Rascarolo”, l’esperto “Tino” Rosa ha illustrato il concetto di agricoltura e soprattutto ha cercato di capire come rilanciarne le potenzialità nel territorio Oglio Po partendo da concetti cardine con l’aiuto di slides. “I comuni” ha spiegato “da soli hanno poche risorse e allora tocca passare dalle amministrazioni provinciali e regionali: queste ultime dovrebbero dare una mano, specie se pensiamo che sta diminuendo il prodotto destinato all’alimentazione umana, mentre cresce, ad esempio, quello destinato a diventare mangime per animali o biocarburante. Dinnanzi alla società dello spreco, il consumo è maggiore di quanto viene rigenerato dalla terra e dalla sua coltivazione”.

Dopo un accenno al riscaldamento globale, causato in gran parte dell’attività umana (cambiamenti climatici, impatto sul settore idrico, innalzamento dei mari, modifiche all’ecosistema e alla biodiversità) che ha poi portato alla minore disponibilità di prodotti agricoli, Rosa ha proposto un ripensamento e lo sviluppo di nuovi metodi agricoli, partendo da un’alimentazione più sana con minore impatto ambientale. “Nel nostro comune” ha spiegato Rosa “siamo passati in 28 anni da 7234 capi di bestiame a 1320; da 525 aziende con coltivatore diretto a 320. Gli addetti al lavoro agricolo con più di 50 anni rappresentano il 76%, dunque pensare di produrre ancora con metodi tradizionali significa infilarsi in un vicolo cieco”.

In questo senso, in aiuto, arriva la proposta che sarà discussa lunedì in Regione Lombardia del distretto Biologico del Casalasco e dell’Oglio Po. “L’agricoltura deve essere ripensata come contenitore di base per tutte le attività sociali ed economiche della zona, per poter creare all’interno del nascituro distretto operatività e posti di lavori. Per potere far questo occorre saper accedere ai finanziamenti comunitari, dato che questo distretto sarà composto da produttori ma anche da attività collaterali come caseifici, vendita carni e insaccati, negozi di dolci tipici, etc. Per tutto questo serve il sostegno delle amministrazioni”.

Da qui un riferimento al passato. “Anni fa il dottor Toscani, padre dell’ex sindaco Luciano, presentò un grande progetto che prevedeva l’azzeramento di tutte le proprietà per rivedere il sistema strade, fossi, canali, collegamenti, sistema irriguo, da redistribuire, dopo la revisione, alle stesse proprietà: nessuna amministrazione pubblica lo aiutò. Ciò significa che nessuno seppe guardare avanti e mancò l’intraprendenza”.

Rosa si è poi soffermato sull’importanza del biologico. “Significa dismissione dell’uso di pesticidi, veleni, diserbanti; significa produrre per il mercato locale, trasformando le produzioni; significa anche pulizia e ripristino dei canali, dei fossi, dei ponti di accesso e creazione di canali da ripopolare con pesci autoctoni. Soprattutto significa stimolare i giovani, creando posti di lavoro immediati per coloro che oggi magari snobbano l’agricoltura”.

La serata è poi proseguita con interventi dal pubblico, composto come detto, per lo più da agricoltori. “Non vogliamo assistenzialismo” è stato ribadito “ma guadagnare con il nostro lavoro: agire in un distretto significa poter tornare a vendere in loco, assaporare il sapore del pane, produrre prodotti sani e di qualità in un ambiente sano, che potrà riqualificarsi non solo per l’agricoltura, ma anche per la cultura e il turismo del cibo. Se teniamo duro sulla qualità, allora possiamo battere il mercato globale, che ci sta penalizzando”.

Particolare la proposta per riavvicinare i giovani alla terra. “Vanno sfruttati i canali mediatici” è stato detto dal pubblico “e anche la scuola professionale Santa Chiara dovrà creare un indirizzo agricolo, oltre che meccanico, dimostrandosi aperta e innovativa per non cadere nella trappola del numero fallimentare di iscritti di altre scuole agrarie”. L’ultima proposta riguarda i terreni demaniali. “Vanno sfruttati per consentire ai giovani una più efficace entratura nel mondo del lavoro, senza troppi vincoli soprattutto dal punto di vista economico”.

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