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Ormai è guerra del pomodoro,
pizza “di protesta” in Campania

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C’è chi spende non poco per pubblicare una pubblicità informativa che metta in risalto l’origine del prodotto, e chi risponde con la consueta goliardia ma, per certi versi, con una certa ineleganza. La guerra del pomodoro in questo momento sembra essere combattuta da due fronti (e con due armi) diverse.

Da un lato c’è chi tutela il proprio prodotto, senza accenni all’altrui coltivazione (che pure possono essere facilmente strumentalizzate da un meccanismo inclusivo-esclusivo); dall’altro chi invece boicotta e lo fa in modo evidentissimo. Tra lunedì e martedì, ovvero nei due giorni successivi alla campagna mediatica di Pomì, che ha rivelato di utilizzare esclusivamente pomodori padani (“facendolo soprattutto per i mercati stranieri” ha avuto modo di spiegare il direttore del Consorzio di Rivarolo del Re Costantino Vaia), nel noto ristorante Sorbillo è comparso un cartello con scritto “Qui non si usano pomodori padani” e anche una pizza realizzata ad hoc: sul tondo, tanto pomodoro (a questo punto, immaginiamo, campano) e la scritta composta dalla mozzarella “No Pomì”.

Premesso che una pizza del genere non dev’essere il massimo della bontà, se non altro perché, da che mondo è mondo, il gusto della mozzarella dovrebbe spandersi sul pomodoro e non creare una distinzione (de gustibus), resta l’impressione di una pubblicità gratuita (a differenza di chi invece ha comprato pagine per comparire sui principali quotidiani nazionali) e soprattutto di una battaglia, o meglio una vera e propria guerra, che poteva essere evitata. Tra l’altro, tra le accuse arrivate da Napoli e dintorni, si parla anche di una Pomì che sarebbe “un’azienda imprenditoriale di stampo culturalmente leghista”, mischiando dunque economia e politica in un pot-pourrì poi difficile da gestire.

Si ripropone l’eterna contrapposizione, anche un po’ razzista, tra Nord e Sud, con la differenza che, stavolta, da un lato s’è giocato in difesa (del proprio prodotto), dall’altro in attacco, in maniera pure un po’ pesante (attaccando, appunto, l’altrui pomodoro). Nessuno sul mercato è vergine, per carità, ma l’impressione è che il perdurare di una frizione durissima che, nella Terra dei Fuochi in particolare, prevede anche ingerenze della malavita, faccia soltanto il male dell’economia italiana e di un prodotto già preso di mira dalle importazioni cinesi.

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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