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Sgarbi scopre a Milano
quattro nuovo quadri
di Toni Ligabue

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Quattro nuovi quadri del grande artista naif di Guastalla, molto legato all’Oglio Po, Toni Ligabue sono stati rinvenuti a Milano grazie all’interessamento nientemeno che di Vittorio Sgarbi. Si tratta del “Gatto con la talpa”, un olio su tela di 60×80 cm, del “Ritratto di donna”, un olio su faesite di 42×31 cm, dello “Scorpione”, un olio su faesite di 8,5×13,5 cm, del “Paesaggio agreste”, altro olio su faesite di 11,5×8 cm.

“I quattro quadri di Ligabue scoperti  lunedì sera da Sgarbi a Milano? Sono buoni quadri, certo non capolavori. Li abbiamo scoperti per caso, nessuno sapeva niente di queste opere. Faranno parte della grande mostra che stiamo organizzando per l’Expo di Milano in occasione del cinquantesimo della morte di Toni. Sarà una mostra-evento. La vedranno almeno 20 milioni di persone”. Augusto Agosta Tota, guastallese doc, presidente del “Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue” di Parma è l’immagine della felicità. La scoperta di quattro quadri di Ligabue nella casa di un collezionista milanese – quadri del tutto sconosciuti – ha dato un nuovo impulso alla sua attività di studioso e promotore delle opere del pittore della Bassa.

Presidente Tota, come siete arrivati alla scoperta di questi quattro quadri sconosciuti di Ligabue? “Per caso, puro caso. E il merito va a Vittorio Sgarbi. Il critico si trovava in negozio di antiquariato di Milano dove un cliente stava acquistando una figura sacra del ‘700. Gli ha fatto i complimenti per l’acquisto. E sa cosa gli ha risposto quel signore?”

Che cosa gli ha detto? “Gli ha detto: caro professore, a casa mia ho molte opere. Pensi che ho persino quattro Ligabue sconosciuti. Sgarbi, che è membro del nostro Centro studi, mi ha subito telefonato e mi ha chiesto di precipitarmi a Milano per verificare l’autenticità delle opere”.

Quando e dove è stata fatta la scoperta? “Lunedì sera, a tarda ora, in una abitazione di piazza Piemonte. Il collezionista, sulle prime, voleva tenere nascosto tutto. Ma Sgarbi è stato bravo, ha saputo convincerlo e farsi anche fotografare”.

E adesso? Che ne farete di queste opere? “Sicuramente le inseriremo nella grande mostra che stiamo preparando per l’Expo, vetrina mondiale da oltre 20 milioni di visitatori, che vedrà Milano protagonista nel 2015”

Qualche anticipazione al riguardo? “Porteremo all’Expo 200 opere di Ligabue. Anzi  più di 200. Nel 2015 ricorre pure il cinquantesimo della morte di Toni, avvenuta a Gualtieri appunto nel 1965. Ma non ci fermeremo all’Expo. Faremo altre mostre, in altre città. Tutto il mondo parlerà di Ligabue”.

Interpellato al riguardo Vittorio Sgarbi così si è espresso. “E’ il perfetto artista popolare che non può non raccogliere i favori di Zavattini e di coloro che trovano in lui un sicuro punto di riferimento nella cultura italiana del dopoguerra”.

Che popolarità è quella di Ligabue? “Una popolarità che supera anche le contrapposizioni sociali e politiche che esistono tra gli osservatori delle sue opere”.

Da sempre Ligabue è conosciuto come “Toni al matt” per le sue stravaganze, la vita errabonda e selvaggia nelle golene del Po, i vari ricoveri nel manicomio S.Lazzaro di Reggio… “Ligabue è in genio popolare. Un genio che viene conosciuto attraverso una combinazione nella quale la vicenda autobiografica e la malattia mentale svolgono un ruolo decisivo”.

Oggi che Ligabue abbiamo? “Per anni la sua interpretazione critica è stata legata a letture estemporanee o al ricorso a luoghi comuni, anche terminologici , che non erano in grado di attribuirgli un’immagine meno fumosa e più terrena. Ma oggi possiamo dire di avere un Ligabue più concreto di quanto non risultasse in passato”.

Cioè? “Un artista in cui l’istinto gioca certamente un ruolo di notevole rilievo ma che non è certo privo di quella che viene chiamata la “ragione dell’arte”,  cosciente di avere una base di formazione, per quanto empirica e non colta”.

Enrico Pirondini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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