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Asola, la Pompea
licenzia: e la crisi tocca
pure l’Oglio Po

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Nella foto lo spaccio outlet Pompea di Casalmaggiore: rimarrà aperto… per ora

Duecento posti di lavoro saltati, quasi di punto in bianco, quasi certamente per dislocare in Serbia e in Turchia. Certo le avvisaglie non mancavano, ma la conferma è arrivata soltanto martedì: la Pompea, una delle aziende leader nella produzione e vendita di calze e intimo, licenzierà 200 tra operai e impiegati nelle sedi di Medole e Asola, comuni che, assieme a Castiglione delle Stiviere, compongono il cosiddetto distretto mantovano della calza.

Comuni che, come detto, non sorgono nel territorio Oglio Po in senso geografico stretto, ma che toccano di rimbalzo anche la nostra zona, alla luce del fatto che sono parecchi i lavoratori che migrano dal comune di residenza per svolgere la propria occupazione: Asola, in fin dei conti, dista un quarto d’ora di auto dalla zona piadenese o cannetese e proprio alla Pompea di Asola, sorta come principale distaccamento della sede centrale di Medole, lavorano due donne di Bozzolo, cinque di Canneto sull’Oglio e una di Calvatone. Parecchie impiegate e operaie provenivano da Piadena, ma sono andate in cassa integrazione, già tra il 2009 e il 2010, prima di sfruttare i corsi organizzati dai sindacati per diventare operatori socio assistenziali. Già nel 2009, infatti, tra Medole e Asola furono cento i posti di lavoro a sparire sempre per la ditta Pompea.

E pensare che sino al 2002 l’azienda fondata dai Rodella assumeva tanto, quasi settimanalmente. Altri tempi. Poi è arrivata la crisi, la maledetta crisi, che già aveva toccato, nel 2004 ad esempio, anche il casalasco, quando l’azienda San Pellegrino, sempre per restare a grandi marche di calze, chiuse a Rivarolo del Re e fece traslocare diversi dipendenti casalaschi – i più fortunati, s’intende, quelli che non subirono licenziamenti – che tuttora lavorano a Ceresara, sempre nel mantovano. Non solo: settimana scorsa a San Giacomo Lovara, alle porte di Cremona, ha cessato momentaneamente l’attività il calzificio Aurora. Al momento non si sa se potrà riprendere. Tutto questo senza considerare l’indotto per i terzisti e i laboratori sparsi nel territorio, che non sono pochi e si troveranno senza parecchie commesse da svolgere, dunque senza più introiti. Ecco perché i fatti di Asola non fanno parte di un altro mondo, alieno a quello del nostro comprensorio.

Per il momento la Pompea ha spiegato che non chiuderà i punti vendita esclusivi, che in tutta Italia sono sedici, uno dei quali, sotto forma di spaccio outlet, proprio a Casalmaggiore, a margine della rotonda della scuola Media Diotti. Dunque Asola non è lontana e la crisi, in un territorio ibrido come l’Oglio Po, non sta certo a guardare i confini provinciali o comunali. Così su 200 licenziamenti, una decina rischia di appartenere al comprensorio tra i due fiumi: percentuale bassa, si penserà, ma quando si tratta di disoccupazione non esistono numeri irrisori…

Giovanni Gardani

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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