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Dal Polo Romani:
“No alle classi-ghetto
di disabili a Santa Chiara”

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Nella foto, a destra la Fondazione Santa Chiara

CASALMAGGIORE – Esplode al Polo Scolastico Romani una polemica destinata a fare parecchio discutere, perché non mette al centro dell’attenzione soltanto il sistema scolastico e le sue leggi, ma anche un discorso di cultura e di approccio verso chi viene troppo spesso considerato “diverso”. Una lettera, firmata da alcuni professori del Polo dal titolo “Classi ghetto? No grazie”, sta raccogliendo nuove adesioni all’interno della struttura di via Trento. “Tutto è partito da noi insegnanti di sostegno” spiega Davide Gonzaga, tra i primi firmatari “ma ora stiamo raccogliendo adesioni anche tra gli insegnanti curricolari”. Ma andiamo con ordine: qualche giorno fa è stato distribuito un volantino nel quale l’Istituto Santa Chiara informa che dal prossimo anno scolastico si avvieranno classi soltanto per disabili. Una scelta che, pur consentita dal dispositivo di riforma del titolo V della Costituzione che attribuisce la formazione professionale alle Regioni, contrasta secondo i firmatari la norma 104/92 sull’inclusione dei ragazzi disabili.

“Le vicende della scuola italiana” si legge nella lettera “ci consegnano un sistema dell’istruzione che ha, con fatica, superato il problema dell’integrazione delle diversità anche attraverso l’abolizione delle vecchie classi differenziali costituite solamente da alunni disabili e, di conseguenza, anche delle scuole speciali. Grazie a un quadro normativo da molti considerato all’avanguardia in tutta Europa, è stato possibile applicare i principi della pedagogia dell’inclusione che prevedono l’inserimento dei ragazzi diversamente abili in contesti scolastici comuni”. Il documento parte dal passato. “Cinquant’anni di studi e di ricerche, infatti, hanno condotto ad una svolta pedagogica e normativa che, già a partire dalla Legge 517/77, ha sancito il diritto per tutti di frequentare la scuola pubblica, una scuola di tutti e per tutti, diritto che ha poi trovato piena attuazione operativa con la Legge 104/92 che all’articolo 12 comma 2 recita: ”E’ garantito il diritto all’educazione e all’istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie”.

Nel mirino della lettera, in particolare, i “percorsi personalizzati per allievi disabili” presso l’Istituto Santa Chiara e presso lo Ial Cisl di Cremona. “Noi docenti desideriamo promuovere una riflessione sulle possibili conseguenze che corsi destinati esclusivamente ad allievi con disabilità possono avere in una società in cui le politiche volte all’integrazione sembrano ormai un dato di fatto acquisito; anche se, a quanto pare, non irreversibile. Come sancisce con chiarezza la legge quadro 104/92, che non a caso reca questa titolazione “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate”, l’integrazione a scuola deve favorire lo sviluppo delle potenzialità dei soggetti, da realizzarsi in un confronto dinamico e permanente con tutto il corpo sociale al fine di consentire l’abbattimento di tutte le barriere, quelle architettoniche, quelle culturali e quelle sociali attraverso la promozione di relazioni tra “pari”. A noi sembra che un corso rivolto esclusivamente a ragazzi disabili non possa andare in questa direzione. E ci domandiamo quale sia il modello pedagogico che sta alla base di tale orientamento che, di fatto, fa rinascere le vecchie classi differenziali. Ci rammarica il fatto che il risparmio nelle spese correnti del Ministero dell’Istruzione debba ricadere, come è già successo anche in altri ambiti, sempre sui soggetti più fragili, in questo caso sui ragazzi disabili e sulle loro famiglie”.

Infine un invito anche ad altri membri del corpo docente e non solo. “Se questo è lo scenario, fosco, che si prospetta davanti a noi, c’è bisogno, da parte di tutti, di uno sforzo in dissenso rispetto a quanto sta accadendo. In gioco non c’è solo l’interesse dei ragazzi disabili, ma di tutti i nostri figli che devono crescere in una scuola che fa della inclusione e della valorizzazione delle differenze la sua stessa ragione d’esistere”.

AGGIORNAMENTO: martedì 28, alle ore 11 presso la Fondazione Santa Chiara, la direttrice uscente, Maria Rosa Concari, il presidente del Consiglio di amministrazione Paolo Vezzoni e gli altri membri del cda terranno in una conferenza per rispondere alla lettera di cui sopra.

Giovanni Gardani

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