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Insieme è meglio
Lanciata l’idea
dell’Unione del Po

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Nella foto i partecipanti al convegno di Torricella del Pizzo

TORRICELLA DEL PIZZO – Convenzione, unione o fusione tra comuni? Se ne è parlato ampiamente e da varie prospettive durante il convegno, programmato domenica alle ore 10 per inaugurare la terza giornata della “Festa del Pipèn” di Torricella del Pizzo. E non sono mancate proposte destinate a rivoluzionare il modo di intendere il territorio e il campanile. Tutti i partecipanti – esponenti della Regione, della Provincia e, appunto, di alcuni piccoli comuni – hanno infatti convenuto sull’opportunità di inaugurare una nuova fase politica, mettendo da parte il campanilismo inteso come gelosia dei propri confini e osservando il tutto da un’ottica più territoriale, che molto bene farebbe ai cittadini e agli amministratori. Per inciso, è questa una prospettiva che vede il Casalasco già a buon punto, vero e proprio esempio per la Provincia di Cremona.

Dopo il saluto iniziale del padrone di casa Emanuel Sacchini, sindaco di Torricella del Pizzo, Filippo Bongiovanni, vicepresidente della Provincia di origini casalesi, ha spiegato come nei comuni sotto i mille abitanti la spesa sia per il 75% dedicata alla macchina amministrazione, mentre nei comuni dai mille ai millecinquecento abitanti questa spesa tocca il 50%. “Questo significa che c’è poco spazio per i servizi, che vengono in parte sacrificati. L’unione di comuni, invece” ha spiegato Bongiovanni “porta ad un’integrazione, ad un livellamento anche dal punto di vista fiscale e, una volta ottenuto questo passaggio, alla stessa possibilità di accedere e fornire servizi, uguale per tutti”.

Bongiovanni ha poi evidenziato la grande differenza tra convenzione e unione. “La seconda è decisamente migliore: consente infatti di investire maggiori risorse umane, garantite per legge. Inoltre l’unione permette di aggirare il patto di stabilità, che quasi sempre è un capestro per gli investimenti nei piccoli comuni presi singolarmente. L’unione di comuni, peraltro, rispetta i campanili e anche le frazioni, anzi fornisce ulteriori servizi e possibilità anche ai piccoli centri”.

E’ toccato poi a Giovanni Leoni, ex sindaco di Gussola e soprattutto assessore provinciale allo sviluppo del Territorio, ribadire alcuni concetti già introdotti da Bongiovanni. “In Regione il Casalasco è spesso un esempio: il consigliere Carlo Malvezzi (presente tra il pubblico, ndr) e l’assessore Viviana Beccalossi spesso parlano con la Provincia di Cremona perché hanno capito che il Casalasco può fare scuola. Svecchiare la politica, a partire dal locale, non significa abbassare l’età media ma in primis introdurre un nuovo modo di osservare l’amministrazione, una nuova mentalità. Spesso gli amministratori di piccoli paesi si lamentano di essere oberati di lavoro meramente burocratico, di non provare più il piacere di fare qualcosa di concreto per il paese stesso. Ragionare su un territorio d’area vasta, come già la Provincia di Cremona fa, è la soluzione migliore”.

Leoni ha spiegato che il Cremasco da questo punto di vista è rimasto al palo “perché si ragiona ancora sui metri quadrati di territorio e si rimane fermi alla vecchia logica del campanile”, mentre anche nel Cremonese l’idea fatica ad attecchire. Nel Casalasco, con l’Unione Municipia, Palvareta Nova e Foedus, sono invece ben tre gli esempi presenti. “Da Spineda a Motta Baluffi” ha spiegato Leoni “l’80% dei piccoli comuni sono ricorsi all’Unione. In questo modo la gestione delle priorità non passa più da consorzi o carrozzoni, ma si può risolvere con dipendenti interni, si ha un allineamento del sistema di tassazione tra vicini di casa, si hanno sott’occhio le priorità essenziali non più a livello solo comunale ma territoriale”.

Il microfono è passato a Ivana Cavazzini, sindaco di Drizzona e soprattutto esponente di Anci Lombardia, che ha illustrato il proprio punto di vista. Al di là della divergenza di pensiero politico rispetto ai predecessori, l’esponente del Pd ha sposato le tesi già esposte. “Le due grandi opportunità stanno nella possibilità di dare a tutti gli stessi servizi e nell’abbassare i costi. Se un comune piccolo spende il 70% delle risorse a bilancio per fare funzionare la macchina amministrativa, cosa resta di altro? Il commissario Bordi, all’epoca del Governo Monti, spiegò che più un comune è piccolo più aumenta la spesa pro capite per i cittadini. Ecco allora che l’Unione può costituire la risposta, tenendo conto che con 10mila abitanti si comincia a ragionare in termini di ottimizzazione dei costi. Sono invece contraria alle fusioni calate dall’alto, senza una logica”.

Cavazzini si è anche soffermato sui molti problemi che, ad esempio, una singola azienda incontra quando deve aprire un ufficio o una fabbrica sul territorio. “E’ una Babele di competenze infinita. Il disegno di legge presentato da Pizzetti in Senato, oltre a riguardare le città metropolitane, riprende anche il discorso delle Province: per molti sono soltanto un capro espiatorio, ma nella proposta di Graziano Delrio la Provincia continuerebbe a esistere, cambierebbe soltanto il proprio sistema di governance. La Provincia verrebbe cioè gestita da una consulta dei sindaci dei singoli comuni e si occuperebbe di quattro poli: viabilità, ambiente, accompagnamento dei piccoli comuni ed edilizia scolastica”.

Cavazzini ha usato poi toni accorati, contestando la scelta di dimezzare i consigli comunali, contenuta nella legge 148/11. “Un consigliere prende 17.50 euro lordi a seduta. Mi spiegate che risparmio si ottiene tagliando queste figure, che sono invece importanti nella democrazia cittadina? Delrio sta proponendo di reintegrare i consiglieri e di tornare alla vecchia struttura del consiglio comunale favorendo piuttosto il volontariato civico a costo zero”.

Giovanni Maccagnola, vicesindaco di Cingia dè Botti, ha parlato in qualità di amministratore di uno degli ultimi comuni ad essere entrato in un’unione, la Municipia. “Da anni abbiamo fatto tentativi in questo senso, ma non sempre abbiamo trovato amministratori pronti ad ascoltarci. Con Municipia, invece, tutto è andato per il verso giusto e siamo contenti e convinti della scelta fatta. Tengo a precisare che, quando un amministratore alza la tassazione, in primis paga lui stesso, come cittadino. E molto spesso queste tasse non arrivano nelle casse del comune ma direttamente allo Stato”.

Su invito di Sacchini, Gianmario Magni, sindaco di Scandolara Ravara e Giovanni Vacchelli, sindaco di Motta Baluffi hanno illustrato vantaggi e svantaggi di Unione Municipia. “I vantaggi sono parecchi” ha spiegato Magni “. L’organizzazione del personale gestita da un unico ente; la possibilità di ragionare su economie di scala; la possibilità di organizzare un’eventuale fusione che non sia calata o imposta dall’alto; la possibilità di ricevere contributi regionali o statali, anche se questa non può essere l’unica finalità, pena il fallimento dell’unione; la programmazione su scala territoriale e il conseguente miglioramento dei servizi; l’abbattimento del patto di stabilità; la creazione di uno statuto e di un organo che preveda anche rappresentanti delle minoranze; il costo zero delle cariche all’interno dell’unione. Con la convenzione, che non costituisce un ente giuridico, questi vantaggio vengono meno. Gli svantaggi? Un legame forte e duraturo, nel senso che una volta entrati in un’unione non si può tornare indietro facilmente. E l’obbligo di ascoltare quelli che sono gli studi territoriali di enti superiori, come la Provincia di Cremona, che tracciano la rotta per indicare con quali comuni è più facile unire le forze anche a seconda delle esigenze”.

Vacchelli ha invece lodato Marino Chiesa, sindaco di Gussola. “Da uomo di sinistra ho apprezzato il suo lavoro super partes per pensare a nuove prospettive tra comuni: abbiamo messo da parte interessi politici (Chiesa è di centrodestra, ndr) per il bene comune. L’appello alla mia parte, la sinistra, è a fare lo stesso per salvaguardare il lavoro istituzionale. Quella dell’unione tempo fa era una scelta impopolare, il rischio era di perdere consensi ma era necessario osare”.

A proposito di nuove prospettive l’idea di Magni è stata forte, chiara e innovativa. “Dobbiamo arrivare ad una nuova Unione. Cancelliamo Municipia e passiamo all’Unione del Po, che corrisponda a un territorio di 10mila abitanti. Questo deve essere il nostro traguardo, includendo anche Gussola e Torricella del Pizzo”. Magni ha pure lanciato tre inviti pesanti: “Vorrei che Martignana rivedesse la sua scelta di restare da sola (non era in effetti presente nessuno del comune vicino di casa di Gussola, ndr) e si unisse a noi in prospettiva futura; vorrei che si arrivasse ad un segretario comunale unico per le Unioni di comuni; e vorrei che Casalmaggiore, caposaldo del nostro territorio Casalasco, pensasse finalmente ad un assessorato al Territorio. E’ una sfida, anzi sono tre sfide, che spero vengano raccolte”.

La parola è passata a Sacchini e Chiesa, che, pur non avendo ancora formalizzato un nuovo nucleo, stanno lavorando a un’ulteriore unione tra i due comuni che amministrano. “Intanto abbiamo messo insieme alcuni servizi” ha spiegato Sacchini “come rifiuti, riscossione tributi, polizia, dando vari esempi di come una convenzione possa funzionare bene. Certo, il tentativo è di arrivare ad un’unione, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Abbiamo preso tempo, ci siamo fermati qualche mese, ma solo perché non abbiamo fretta. Il prossimo 8 febbraio uniremo i due consigli comunali e questo sarà il primo passo per il processo che vogliamo realizzare”.

Chiesa ha illustrato un’importante novità. “L’isola ecologica, gestita con Torricella del Pizzo ma in territorio di Gussola, ha ottenuto un finanziamento cospicuo che consentirà di sistemarla. Per il resto, mancano ancora, nella nostra unione di intenti, funzioni come i servizi pubblici (viabilità e illuminazione, ad esempio, ndr), il catasto, la pianificazione urbanistica, i servizi sociali, per i quali però abbiamo l’appoggio e il valido esempio del Concass (Consorzio Casalasco Servizi Sociali, ndr), l’edilizia scolastica, ricordando quanta importanza rivesta l’Istituto Dedalo per i nostri comuni”.

Il pensiero più importante, tuttavia, Chiesa lo ha riservato alla politica gussolese. “E’ ora di superare il concetto di destra e sinistra, per aspirare al bene comune, che non ha colore né bandiera. E’ un invito, questo, che va in particolare alla gente del mio comune anche in vista delle prossime amministrative. Mi piacerebbe vedere una certa convergenza di vedute, al di là del partito di appartenenza”.

Pensiero non condiviso da Malvezzi, che nel finale ha portato il suo saluto. “Credo che le radici culturali e politiche differenti siano in realtà una fonte di arricchimento e vadano quindi tenute ben presenti. Tornando all’oggetto principale di questo convegno sono convinto che la soluzione, col tempo, diverrà la fusione tra comuni, che però giustamente deve partire dall’unione, per non essere pianificata a tavolino. La riforma istituzionale deve partire dai comuni, che sono il primo presidio sul territorio”.

Tra il pubblico presenti molti assessori e consiglieri del Casalasco. Per Casalmaggiore era presente il consigliere Carlo Gardani, il quale ha sposato in pieno le proposte avanzate nel corso del dibattito, rimarcando la paternità di alcune idee “espresse dal Listone cinque anni fa: mi riferisco alla politica a costo zero, a una visione territoriale ampia e alla possibilità di dialogare trasversalmente, senza tessere di partito. Probabilmente siamo stati troppo lungimiranti allora, dato che cinque anni dopo queste idee stanno facendo presa…”.

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