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Infrastrutture, Cremona
(e Casalasco) soffrono:
Torchio attacca

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Nella foto Giuseppe Torchio

CREMONA – E’ un grido d’allarme per l’intero territorio provinciale di Cremona quello che Giuseppe Torchio, oggi presidente del Gal Oglio Po e consigliere provinciale ma fino al 2009 presidente della Provincia, lancia a mezzo stampa. L’analisi del politico originario di Spineda, infatti, passa in rassegna in particolare il problema infrastrutture di quello che viene definito genericamente “il territorio a sud di Milano”, che di fatto investe per intero la “lunga e stretta” provincia cremonese. Dal vertice dei giorni scorsi tra il governatore Maroni e il Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi i problemi discussi sono stati in particolare Linate, le quote Sea, la Pedemontana e Trenord.

“Della Paullese” inizia ad elencare Torchio “nessuna traccia e tanto meno della “linea gialla” del metro fino a Paullo o della “maglia nera” delle ferrovie, la Mn-Cr-Codogno, o del Po, letteralmente derubricato dopo le presenze fantasma del predecessore Formigoni con i ministri Bossi e Calderoli sulla barchetta a Tencara.‎ La questione Lombardia meridionale o Sud Milano esiste solo come memoria marginale all’ultima ruota del carro. Siamo vissuti o sopportati più come un problema da tenere lontano che come una risorsa strategica. Eppure non siamo stati fermi. In pochi anni ben tre città ‎della pianura lombarda, Cremona, Sabbioneta e Mantova, sono state riconosciute dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’umanità” ma per arrivarci da Milano dobbiamo passare per l’Emilia, Piacenza e Parma o da Brescia, Desenzano”.

Collegamenti mancati e collegamenti riusciti, ma lontanissimi da Cremona (e ancora più dal Casalasco). “Cosa é costato finora il collegamento di Malpensa, per noi un aeroporto a casa del diavolo?” si domanda Torchio, che poi insiste: “E la mancanza di metro da Milano a  Linate che sta per essere scavalcato dai nove milioni di passeggeri low cost di Orio al Serio?‎ Anche questo senza navette così come la Stazione Alta Velocità di Reggio Emilia dopo la soppressione del Pendolino Cremona-Rona? E le difficoltà di relazione ferro-gomma di tutto il Quadrante Sud con l’area metropolitana?”

Torchio ricorda poi il lavoro del suo mandato da presidente provinciale. “La Paullese ha visto, per tutta la durata del mio mandato, il concentramento della quasi totalità delle risorse della Provincia, l’approvazione del progetto, i rilievi ambientali con i tempi biblici romani, la gara d’appalto, il superamento dei ricorsi delle ditte, il ribasso d’asta consistente che ha permesso la realizzazione della circonvallazione di Pandino ed il finanziamento del raccordo ponte di Montodine-Castelleone oltre, ovviamente all’appalto dell’opera oggi realizzata. Per ottenere questi risultati tangibili non abbiamo esitato a rallentare altre opere necessarie perché la priorità era e rimane il collegamento con Milano‎. Quanti decenni sono passati, invece, dai primi adeguamenti stradali a Peschiera Borromeo fino alla Cerca con il turbo di Milano impegnato altrove? Troppi, quasi a indicare il “gelo ambrosiano” per il Sud della Regione. La stessa autonomia di Lodi non ha portato a nessuna accelerazione, semmai a nuovi ritardi sui treni da Mantova, in omaggio alla fermata obbligata nel nuovo capoluogo di provincia”.

Il tempo stringe e il riferimento a scadenza è ovviamente sempre quello, Expo 2015. “Il completamento dell’opera, prima di Expo, é necessario e nemmeno impossibile se si considerano le molte migliaia di persone in cassa integrazione nel settore costruzioni con perdita anche del 75 per cento dei posti di lavoro‎. Bisogna toglierli da un limbo ormai insostenibile e, invece di spendere i soldi in sussudi,  farli utilmente lavorare: a questo dovrebbe servire il Job act renziano, in grado di sviluppare investimenti anticiclici. I tre consiglieri e l’assessore regionale con Salini, Perri, Auricchio, i parlamentari ed il sottosegretario Pizzetti devono puntare i piedi ‎a Milano e Roma perché l’opera venga completa‎ta in tempo utile”.

Se sin qui il riferimento è alla zona nord della nostra provincia, l’occhiale di Torchio si sposta poi più a sud, toccando l’Oglio Po. “Del resto é tutto il quadro sud a soffrire, se si pensa che da cinque anni sono congelati i 120 milioni in bilancio della Regione per il primo tratto della CR-MN, mentre sulla A21 é saltato il casello di Corte dé’ Frati e non‎ si riesce a completare il raccordo Pontevico-Robecco‎. Anche lo studio di fattibilità per il raddoppio della Paullese da Crema a Cremona e per il potenziamento della Codognese Cremona -Tencara-Casale é rimasto lettera morta. I “raddoppi selettivi” della ferrovia Cr-Cava-Portocanale‎ e l’abolizione di alcuni passaggi a livello (Piadena, Marcaria, Cremona) e per i quali abbiamo trovato i fondi europei, sono “pannicelli caldi” rispetto alla soppressione di ben 59 blocchi  tra Cremona e Mantova, indispensabili a velocizzare la linea mentre è mancata la volontá di sostenere il nostro progetto di raddoppio della Cremona-Olmeneta con pensilina alla Fiera e benefici in direzione di Crema-Treviglio e Brescia”.

Infine il riferimento all’ultimo tema caldo in ordine cronologico. “Anche il Tibre ferroviario via PR, Piadena, MN, VR, con costi‎ 5/6 volte inferiori al tracciato basso, va coltivato per collegare il Tirreno alla Mittel Europa e per dare uno sfogo al primo distretto agroalimentare ed al secondo polo siderurgico che si sono sviluppati dalle nostre parti”.

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